Adolescentia, Educazione
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Adolescenti. La prima volta che…

Sia detto ai genitori ansiosi: mettetevi il cuore in pace, sono molti gli studi che dicono che l’età media del primo rapporto sessuale è di 15 anni e mezzo e, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non c’è differenza significativa tra maschi e femmine. Lo ribadisce anche un nuovo libro curato da Emanuela Confalonieri, docente di psicologia dello sviluppo all’Università Cattolica di Milano (Love Skills in adolescenza, Franco Angeli), con cui ho chiacchierato per saperne di più su adolescenti italiani e relazioni sentimentali in occasione del mio articolo per IODonna. Alcune cose dette si leggono nell’articolo pubblicato sul settimanale, altre, per le solite ragioni di “taglio e cucito”, le ho riportate qui. Buona lettura.

Mi è sembrato interessante presentare la relazione affettiva e sessuale degli adolescenti come palestra sociale. Un modo per conoscere e accettare il proprio corpo ma anche per conseguire competenze, autonomia e autostima…

Le relazioni fra adolescenti hanno sempre avuto questa funzione, ma l’anticipazione del debutto sessuale negli ultimi 20 anni ha spinto a guardare in modo più approfondito il fenomeno, e a partire dagli anni Duemila i ricercatori hanno iniziato a studiare le implicazioni che queste relazioni hanno sul benessere totale degli adolescenti. La sessualità in adolescenza viene concettualizzata dagli studiosi principalmente nei suoi aspetti positivi, includendo concetti come il piacere, l’intimità e il benessere. In Italia la competenza romantica è poco indagata, ma come vedremo è molto importante nel processo di crescita dei e delle giovanissime.

Qual è il rapporto con il sesso dei ragazzi… Più prestazione o più sentimento?

Sicuramente nei maschi l’aspetto prestazionale, della scoperta funzionale e tecnica, è ancora presente. Come permangono alcune categorie classiche e stereotipate. La componente affettiva è invece più presente nelle femmine che più spesso la legano a quella sessuale. Entrambi però arrivano al sesso in modo abbastanza consapevole e dopo una scelta pensata, e anche per l’età dell’esordio sessuale o il numero di partner non c’è differenza. La differenza sta più nella qualità della relazione e nel significato che le ragazze, di solito più adulte, danno a essa.

Oggi i ragazzi hanno moltissimi modi per accedere a informazioni, ci sono anche account social molto ben fatti e corretti. Eppure gli adolescenti hanno ancora bisogno di parlare di sesso con noi adulti…

Il dato informativo, più accessibile di vent’anni fa, è diverso dall’effettivo vissuto di un adolescente. E non basta sapere le cose per agire in modo libero e consapevole. L’agire è di fatto legato a comportamenti adolescenziali, che evidenziano che in genere non si è maturi dal punto di vista emotivo e di comunicazione interpersonale. Questo è naturale, sono giovani adolescenti. Il compito degli adulti, ancora in genere ben contenti di occuparsene poco, sarebbe quello di farli arrivare preparati al “momento”, di farli riflettere su cosa è importante per loro, perché si fa fatica a dire di no, o a non arrabbiarsi quando si riceve un rifiuto. Si tratta di sviluppare e potenziare competenze di tipo cognitivo ed emotivo che non si esercitano sui social. Il ruolo del mondo adulto dovrebbe essere quello di aiutare gli adolescenti a trovare dei significati ma anche delle possibili strategie a cui essi possano ricorrere per far fronte a un’esperienza che per loro è ancora poco conosciuta, e quindi non sempre comprensibile e gestibile al meglio.

E nonostante social, i film, il web, la (poca) scuola, quali sono gli elementi di ignoranza, false credenze, che permangono e che quindi andrebbero chiarite con una buona educazione sessuale?

Come per altri ambiti, anche nel campo delle conoscenze in fatto di educazione sessuale l’Italia è a macchia di leopardo e c’è grande differenza geografica. Bisogna rilevare che purtroppo sul tema contraccettivo c’è ancora troppa carenza, ad esempio si crede ancora che durante il primo rapporto sessuale una ragazza non corre il rischio di rimanere incinta e quindi non è necessario adoperare metodi contraccettivi, ma manca molto anche l’informazione corretta su interventi come la pillola del giorno dopo… Inoltre, la grande diffusione di materiale pornografico, anche nella coppia, ci deve porre degli interrogativi. Il tipo di sessualità che passa dal porno non porta al benessere: uno dei due, e in genere è la donna, è spesso in una posizione di vittimizzazione, e tutta la pornografia è ancora pensata al maschile.

Nel libro si legge anche, con le precisazioni d’obbligo, del sexting come una delle libere espressioni della sessualità dei più giovani. Niente condanna quindi?

È un tema delicato e bisogna mettere ben in chiaro le premesse, e cioè che deve essere consensuale. Ma è indubbio che i ragazzi rilevano nel fenomeno anche la faccia non negativa, utilizzando questa comunicazione soprattutto nella fase iniziale di conoscenza reciproca. Si tratta di un modo funzionale per sperimentate ed esplorare la relazione e raggiungere l’intimità. Certo dobbiamo porre attenzione perché spesso l’adolescente non è in grado di usarlo in modo maturo, ma gli interventi a creare paura, che negano o censurano è dimostrato che non funzionano.

Il frutto di anni di studi e ricerche di anni riassunti nel libro sono poi scaturiti nei Love Skills Workshop. Ci può dire di cosa si tratta?

In sintesi, sono laboratori che noi organizziamo su richiesta presso scuole, oratori, centri ricreativi e prossimamente speriamo anche on line, dove ragazzi e ragazze hanno occasione per parlare. Teniamo a mente questo, non hanno bisogno di sapere, ma di parlare. Se sono portati a riflettere in modo strutturato, sono in grado di sviluppare quelle abilità e competenze che noi chiamiamo romantiche che dal contesto amicale, relazionale, sono poi utili per la vita di tutti i giorni. La competenza romantica è utile anche per  costruire il proprio sé in senso globale: scoprirsi amati e in grado di amare, capaci di comprendere i bisogni dell’altro e di dare parola ai propri, trovare condivisione di vedute e di interessi, sentirsi confermati nelle proprie caratteristiche, aumenta e alimenta un’immagine positiva di sé, elemento molto importante in un periodo della vita dove si è alla ricerca di conferme. Ed è bene ricordare infine che vivere una sessualità positiva sembra promuovere minori livelli di isolamento sociale, una migliore immagine di sé e una più alta autostima.

Per informazioni sui Love Skills Workshop loveskills.crescerecompetenti@gmail.com

Nella foto di apertura, una frame dalla serie tv Netflix Sex Education.

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