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Alto Adige. Il richiamo della montagna

Nel libro I luoghi che curano, pubblicato pochi giorni fa da Raffaello Cortina Editore, Paolo Inghilleri, docente di Psicologia sociale all’Università di Milano, scrive che la “piacevolezza ambientale” è uno dei fondamenti del benessere mentale e fisico. Gli effetti positivi dell’immersione nella natura sarebbero documentati da vari studi, e conforta sapere che l’equilibrio e l’energia ritrovati dopo una passeggiata nei boschi hanno una spiegazione fisiologica, visto che questa fascinazione per il verde funzionerebbe come “sistema automatico di regolazione”, capace di “ricaricarci le batterie”. Quella verso il mondo naturale, animale o vegetale che sia, è quindi un’attrazione istintiva, una vicinanza emotiva ancor prima che razionale. «Razionalità e coscienza consapevole servono a poco per sintonizzarsi con l’ambiente montano, e sarà per il lungo isolamento provato, ma il contatto quasi fisico con la natura è sempre più richiesto». Parole di Stefan Braito, che si definisce un “coach della montagna”, e che accompagna adulti e bambini per i sentieri del Parco Naturale Puez-Odle alla scoperta della val di Funes e di sé stessi. «La pandemia ha accelerato il cambiamento già in atto nell’“uso e consumo” della montagna. Oggi c’è maggior desiderio di diventare un tutt’uno, di concepire anche una semplice escursione come una salita alla propria montagna interiore e conquistare una nuova libertà».

Tradotto in esperienza turistica, questo significa spesso togliersi le scarpe e camminare a piedi nudi su ponticelli di legno, soffice muschio, pietre, pigne e sabbia, nei boschi e nei ruscelli, lungo i laghi e cascate. Negli anni, i percorsi dedicati al barefoot si sono così moltiplicati: ai Prati di Tesido in val Casies, nella valle di Racines, in val Isarco e val d’Ultimo. Si sfrutta, è scritto, la forza della natura per la contemplazione e la guarigione fisica ed emotiva. «Percepire con i piedi l’umidità di un prato, il caldo delle pietre, il freddo di un corso d’acqua, è una scossa rivitalizzante. E anche se all’inizio bisogna sapere come appoggiare il piede, lavorare su equilibrio e postura, fare attenzione alla corrente, il barefoot è adatto a tutti. La sfida è se mai quella di affrontare, oltre ai percorsi ad hoc, i normali sentieri riservati al trekking», dice Andrea Bianchi, fondatore de Il silenzio dei passi, prima scuola italiana di barefoot hiking che organizza corsi e seminari, e autore di diversi libri sul tema. E sull’onda del barefoot e dell’immancabile bagno di foresta che prende spunto dal giapponese Shinrin-Yoku (tantissimi, da Naz Sciaves a Merano e San Genesio, gli hotel che lo propongono), anche la tradizionale passeggiata Kneipp si rinnova. A Villabassa, c’è il primo villaggio Kneipp für mich® d’Italia con tanto di alberghi certificati: oltre al classico percorso, bagni per braccia e viso, passeggiate sulla rugiada di prati di alchemilla, impacchi di argilla. In val Gardena, lungo il rio Anna, il circuito si inoltra nel bosco, con panchine e amache, mentre a Maranza si sfruttano le acque fredde e movimentate dei torrenti.

Pratiche semplici che ci si può “portare a casa”. Secondo le analisi del Global Wellness Institute, infatti, quello che si chiede oggi a una vacanza all’insegna del benessere è avere la possibilità di sperimentare nuovi comportamenti per imparare come vivere meglio. Ed è indicativo che, oltre al “banale” cammino a piedi nudi, il nuovo benessere si concentri anche sul “normale” respiro. In valle Aurina, dove fino a fine giugno si terranno gli eventi del Mindful Mountain Days e a luglio i Mountain Paradise Yoga, gli Hotel Respiration Health garantiscono un team di specialisti per chi ha problemi di allergie, ma anche chi non ha particolari sofferenze, scopre nella gestione del respiro consapevole la strada maestra per la routine olistica del benessere. Esercizi mindfulness nelle foreste alpine o in alta quota, escursioni climatoterapeutiche che sfruttano i particolari microclimi delle cascate (la qualità dell’aria fresca di quella di Parcines è per esempio certificata dall’Università di Monaco di Baviera), camminate mattiniere accompagnate da respirazione profonda (in val d’Ultimo, guida d’eccezione è la terapista Bernadette Schwienbacher). Ma anche sessioni quotidiane di Tai Chi e Qi Cong sul prato delle malghe, per rinforzare la concentrazione, come se la desiderata rigenerazione dovesse ridisegnare l’intera quotidianità. Una quotidianità che deve fare ancora i conti con la pandemia, così, con il solito pragmatismo che contraddistingue l’Alto Adige, in attesa dell’entrata a regime del Green Pass europeo, la Regione introduce il CoronaPass Alto Adige per consentire a tutti di accedere con sicurezza ai locali, dai ristoranti e alberghi, ai negozi e musei. Il tampone, un test rapido antigenico nasale gratuito da realizzare nei diversi punti presenti sul territorio, dovrà essere fatto entro le 72 ore precedenti. Il QR code ricevuto via posta elettronica dovrà essere presentato, digitale o cartaceo, all’ingresso dell’accesso delle strutture.

Articolo già pubblicato su Repubblica 13 maggio 2021 nella serie Vacanze Italiane

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