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Andrea Zanzotto, la poesia come paesaggio

“Esistono davvero certi luoghi, anzi certe concrezioni o arcipelaghi di luoghi, in cui, per quanto ci si addentri, e per quanto li si colga tutti insieme come in un plastico fissato da una prospettiva dall’alto, mai si riuscirebbe a precisarne una vera mappa, a fissarvi itinerari. La voglia che tali luoghi insinuano è quella di introiettarli quasi fisicamente, tanto sono vibranti di vitalità intrecciate e dense. Esistono in tutto il mondo, l’Italia ne è colma, ciò che spinge a identificarli davvero è un amore esclusivo, fatale, per la maestà e la violenza che sale dal fondo dei fondi e spinge come fuoco sotterraneo […]” 

Il brano qui sopra è stato tratto dal libro Luoghi e paesaggi di Andrea Zanzotto. Per il poeta veneto, il paesaggio è un’opera d’arte diffusa. Un territorio intrecciato con la poesia e con l’Uomo, per la cui tutela Zanzotto, poeta di cui si celebra il centenario, ha usato versi e impegno civico, anticipando temi e sensibilità di oggi. L’ambiente, con i suoi rimandi sociali, linguistici e identitari è, di fatto, cultura. E lui, che nella lirica L’un l’altro guarda (citazione della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso) raccolta in La Beltà (1968), scriveva: “Ho paesaggito molto”, ha disseminato di liriche i luoghi della sua regione. A percorrerli, guidati dalle sue poesie, i colli di Soligo e di Conegliano Valdobbiadene, riconosciuti nel 2019 Patrimonio dell’Umanità Unesco, il Piave con la Valbelluna e il Montello, Arquà Petrarca, Rolle e Santo Stefano di Cadore, ci aiuta Costellazione Zanzotto, dodici itinerari curati dallo scrittore e ciclista Fabio Dal Pan, da fare a piedi, in bicicletta o a cavallo (dal 9 all’11 luglio, lungo i percorsi saranno declamati i suoi versi da vari artisti ma replicabili anche dopo senza guida).

Tra quelli che partono da Pieve di Soligo, la “perla del Quartier del Piave” e città natale del poeta che vedrà il 10 ottobre l’inaugurazione della Casa Paterna, restaurata e trasformata in un museo (per l’occasione anche un sito con opere, filmati, e contributi di artisti amici come Mario Rigoni Stern, di cui ricorre il centenario della nascita), uno costeggia il fiume e va verso il Monte Villa, la “montagna de Sulighét”. L’altro si dirige verso Refrontolo e, risalendo il fiume Lierza (Gerda nelle poesie), verso il seicentesco Molinetto della Croda, luogo simbolo della Marca Trevigiana oggi nuovamente visitabile, e che insieme al borgo di Rolle, “una cartolina mandata dagli dèi” “verdissima di meli”, e alle Crode del Pedrè, erano le montagne visibili dal suo giardino. Da Rolle, in particolare, si prosegue fino a Premaor e Campea, “dove i crinali vibrano alle nubi/a piombo sulle spoglie/sulle ombre del degenerante agosto…”, che diede i natali allo scultore Marco Casagrande nel 1804 (alcune opere si trovano nella vicina villa Gera di Conegliano), e per questo ha le vie indicate da nomi di artisti e scultori. Da qui si può raggiungere facilmente Col San Martino per godere di un’ottima vista sul Montello e di un piccolo gioiello romanico: la chiesetta di San Vigilio con la sua bellissima architettura e gli affreschi quattrocenteschi.

Versione integrale dell’articolo già uscito su Repubblica il 29 giugno 2021.

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