Author: Manuela Mimosa Ravasio

Donne di montagna

Scriveva Antonia Pozzi, che “la montagna è la prima che ci insegna a durare, nonostante gli squarci e gli strazi” (L’Antonia. Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti, Ponte alle Grazie). Lei che si era presa la “malattia del Cervino”, che faceva 1800 metri di dislivello solo “con gli occhi per guardare e i muscoli per camminare”, e che sciava anche “in salita”, visto che ai tempi le funivie erano solo sulla carta. Basterebbe leggere i suoi scritti per capire che la storia che “donne e montagna” non vanno d’accordo è solo l’ennesima ricostruzione ad alto tasso di testosterone. Quello che è certo, è che le attrezzature per l’alpinismo, piccozze, ramponi, o moschettoni, sono studiate per un corpo maschile. Noi adattiamo le impugnature delle piccozze con dei tape e usiamo ramponi accorciabili. È un mercato piccolo, dicono, ed è difficile fare investimenti. Anche le prime MTB specificatamente disegnate per il corpo delle donne risalgono a pochi anni fa. Dopo di che, il fenomeno è esploso… Ma sono anche altri numeri …

L’odore che ci guida nella memoria e nei luoghi

Chissà che odore avevano le calli di Venezia quando i magazzini traboccavano di spezie e aromi, o che essenze sprigionavano i bouquet preferiti da Maria Antonietta d’Austria e Caterina di Russia. Nelle sere delle prime, le hall de La Fenice o del Bol’šoj dovevano emanare speciali profumi, perché, come scrive Karl Schlögel nel suo recente Il profumo degli Imperi (Rizzoli), ogni epoca ha il suo aroma, la sua fragranza, il suo odore. E anche le nostre vite, in fondo, hanno un leitmotiv odoroso, una colonna sonora fatta di effluvi che arrivavano dalla cucina della nonna o da lunghi abbracci. Lo dice la scienza: nessun senso è complice della memoria come il nostro olfatto. Avete presente Proust? In tempi di pandemia poi, la dimensione pubblica si sovrappone a quella privata. Che non è solo il sentore, si dice non gradevole, delle strade della Parigi della Belle Époque, ad andar perduto, ma gli odori tutti. Fisioterapia per nasi Si chiama anosmia ed è uno degli effetti più spiazzanti del Covid19, che costringe a vivere, a volte per …

Liberi tutti

Ho conversato con Daniele Francesconi, direttore, in occasione del mio pezzo per Repubblica sulla 21ª edizione di festivalfilosofia che si tiene il 17, 18 e 19 settembre 2021 a Modena, Carpi e Sassuolo. Questa è l’intervista integrale. “Libertà, una parola molto usata e forse ab-usata, un concetto solo apparentemente semplice e spesso banalizzato. Con il festivalfilosofia volete forse restituire alla parola “libertà” tutta la sua complessità? Noi scegliamo i temi con una doppia prospettiva. Da una parte la tradizione filosofica, con questioni di lunga durata, dall’altra esperienza dell’oggi e il senso comune. Per 20 anni il termine “libertà” ci è sfuggito, ma non c’è dubbio che in quest’ultimo anno e mezzo (la parola è stata scelta alla fine della scorsa estate), abbiamo avuto esperienza diretta con i margini della libertà e di cosa significa la connessione tra libertà individuale e la responsabilità verso la comunità. Da non filosofa mi incuriosisce molto la relazione tra l’esercizio della libertà, e i processi biologici che costituiscono la mente. Il legame, insomma tra libertà e neuroscienze. C’è un fondamento …

Nelle foto di classe, il ritratto della speranza

Sono molte, qualcuno dice non abbastanza, le cose che sono cambiate nella scuola. Eppure, quello della foto di classe, resta un rito e una rappresentazione legata alla tradizione. Tutti insieme, uniti e compatti davanti a improbabili sfondi, sperando che, al momento del clic, l’espressione sia più o meno dignitosa, gli occhi aperti, nessuna smorfia involontaria. Quasi che lo sforzo collettivo fosse di essere il più possibile uguali, mimetizzati, dispersi, in quell’insieme causale e imprevedibile che sono le classi di ogni scuola di ordine e grado. Quelle classi che, per usare le parole di Steve McQueen, in verità dovrebbero aiutarci a riflettere su chi siamo e su chi, come società, saremo. È stata la stessa Tate, presso cui McQueen ha esposto le sue foto del progetto Year3, a dichiarare che il lavoro del regista e artista britannico non è altro che un ritratto pieno di speranza di una generazione destinata a essere la protagonista del futuro. Una celebrazione della diversità culturale della città di Londra, ma soprattutto una mappatura visiva della cittadinanza di domani, essendoci nelle …

Borgo Alive! Una mostra, una piattaforma, e un’App per dare un futuro ai borghi

Devo confessarvi che sono un po’ a disagio quando sento ripetere che siamo “il più” Bel Paese del pianeta, invidiato da tutti, ai primi posti nelle ricerche e trend topic. Quello con i borghi che incantano, mentre il mare blu languisce, e presto ci trasferiremo in massa tra galline e orti bio. Mi chiedo se davvero la bellezza possa bastare a sé stessa e in cuori mio conosco la risposta, e non è rassicurante. Ho deciso che una della mie pillole nel corso di formazione sulle “parole che fanno una destinazione” (prossima tappa Biccari) sarà una sistemica, ma scrupolosa pulizia da ogni retorica. Nessuno più della sottoscritta crede in borghi e comunità, ma quel 70 per cento di paesaggio che compone il nostro territorio italiano in verità manca spesso, e suo malgrado, dello sguardo e delle competenze, quando non delle infrastrutture, per “rinascere” davvero (già rinascere è parola che mi crea alcune inquietudini). Meglio ancora, direi, per vedere se si può ragionevolmente restare in un luogo e creare qualcosa che ti fa mantenere la famiglia. …

Andrea Zanzotto, la poesia come paesaggio

“Esistono davvero certi luoghi, anzi certe concrezioni o arcipelaghi di luoghi, in cui, per quanto ci si addentri, e per quanto li si colga tutti insieme come in un plastico fissato da una prospettiva dall’alto, mai si riuscirebbe a precisarne una vera mappa, a fissarvi itinerari. La voglia che tali luoghi insinuano è quella di introiettarli quasi fisicamente, tanto sono vibranti di vitalità intrecciate e dense. Esistono in tutto il mondo, l’Italia ne è colma, ciò che spinge a identificarli davvero è un amore esclusivo, fatale, per la maestà e la violenza che sale dal fondo dei fondi e spinge come fuoco sotterraneo […]”  Il brano qui sopra è stato tratto dal libro Luoghi e paesaggi di Andrea Zanzotto. Per il poeta veneto, il paesaggio è un’opera d’arte diffusa. Un territorio intrecciato con la poesia e con l’Uomo, per la cui tutela Zanzotto, poeta di cui si celebra il centenario, ha usato versi e impegno civico, anticipando temi e sensibilità di oggi. L’ambiente, con i suoi rimandi sociali, linguistici e identitari è, di fatto, cultura. E …

I giardini della rinascita

«Non esiste nel mondo nessuna civiltà che non abbia provato il bisogno di avere i suoi giardini”, scriveva nel suo L’arte dei giardini lo storico francese Pierre Grimal. E anche la “civiltà delle ville venete”, che disegnò in modo definitivo il territorio della Serenissima dalla metà del 500, non seppe rinunciare a, sempre per citare Grimal, quel “recinto meraviglioso in cui si impara a barare con le leggi della Natura”. Architettura verde in movimento contrapposta all’architettura fissa delle pietre, i giardini sono più che semplice luogo di svago. E questo periodo storico è quello forse più propizio a una riscoperta. Per la prima volta quest’anno, per esempio, il “bosco sacro” di Villa Valmarana ai Nani, alle porte di Vicenza, è aperto con visite guidate. Visto il successo, una volta al mese l’evento si prolunga in orario serale. Passeggiando tra i lecci secolari, si arriva alla Pagoda, un edificio del Settecento interamente affrescato e con finestre a scomparsa: era il luogo dove i proprietari si riunivano a prendere il tè. Perché la Villa, che prende il …

Prendiamoci le misure. Il nuovo body empowerment

Le prime a cui presero sistematicamente le misure, dalla larghezza delle spalle alla circonferenza della coscia, dal giro gomito all’altezza della caviglia, furono le 15mila donne americane che nel 1939 furono “arruolate” da una commissione governativa per ricavare dimensioni standard in base a peso, altezza, petto, vita e fianchi. Il peso ci fu in seguito risparmiato (le signore non erano disposte a divulgare informazioni sensibili), ma il fatto che fossero solo bianche, per lo più povere (la misurazione era retribuita), spesso malnutrite, e che il modello a cui si tendeva era ancora quello “a clessidra” nonostante ormai rappresentasse solo l’8 per cento della popolazione femminile adulta, rese questo tentativo di definizione di taglie universali alquanto impreciso. Va detto che i signori maschi, loro sì bisognosi di un gran numero di uniformi utili ad affrontare adeguatamente vestiti le guerre (napoleoniche, di Crimea e la civile americana), furono i primi ad avere, in nord America e in Europa e già alla fine del 1800, giacche e pantaloni con misure standard e prodotti in serie. Quanto alle donne, …

Benvenuti nell’iper luogo. L’aeroporto che diventa destinazione

Dimenticatevi la mera funzionalità. La solitudine, la standardizzazione. L’impressione di essere dovunque e in nessun luogo. Come scrivere Michel Lussault nel suo ultimo libro Iper-Luoghi (Franco Angeli) lo spazio senza identità e geografia di Marc Augé ha fatto il suo tempo. Oggi imperano luoghi caratterizzati dalla sovrabbondanza di connessioni, di possibilità, di evasioni e di esperienze. Luoghi che fanno della mobilità un’esperienza sociale, un gesto identitario. Sono i numeri, del resto, che ci dicono che vivere l’aeroporto non solo si può, ma è sempre più normale. Secondo Iata, la più grande associazione internazionale delle compagnie aeree, nel 2020 voleranno 4,72 miliardi di persone, il 4 per cento in più del 2019. Ma è pensando che nel 1945 i passeggeri erano solo nove milioni, che si intuisce la dimensione del fenomeno. L’aeroporto è oggi la prima tappa di un’esperienza turistica, un luogo in cui si mescolano flussi e mondi, informazioni e desideri. Secondo Lussault, infatti, come tutti gli iper-luoghi, gli aeroporti sono chiusi e iper protetti e allo stesso tempo aperti e accoglienti, inglobando pezzi di natura, …

Alto Adige. Il richiamo della montagna

Nel libro I luoghi che curano, pubblicato pochi giorni fa da Raffaello Cortina Editore, Paolo Inghilleri, docente di Psicologia sociale all’Università di Milano, scrive che la “piacevolezza ambientale” è uno dei fondamenti del benessere mentale e fisico. Gli effetti positivi dell’immersione nella natura sarebbero documentati da vari studi, e conforta sapere che l’equilibrio e l’energia ritrovati dopo una passeggiata nei boschi hanno una spiegazione fisiologica, visto che questa fascinazione per il verde funzionerebbe come “sistema automatico di regolazione”, capace di “ricaricarci le batterie”. Quella verso il mondo naturale, animale o vegetale che sia, è quindi un’attrazione istintiva, una vicinanza emotiva ancor prima che razionale. «Razionalità e coscienza consapevole servono a poco per sintonizzarsi con l’ambiente montano, e sarà per il lungo isolamento provato, ma il contatto quasi fisico con la natura è sempre più richiesto». Parole di Stefan Braito, che si definisce un “coach della montagna”, e che accompagna adulti e bambini per i sentieri del Parco Naturale Puez-Odle alla scoperta della val di Funes e di sé stessi. «La pandemia ha accelerato il cambiamento …