Author: Manuela Mimosa Ravasio

I numeri della gioia. La mente matematica di Maria Montessori

Mi permetto, in questo caso, un piccolo racconto personale. Perché tutte le volte che leggo della particolare efficacia dei materiali Montessori nell’apprendimento dei concetti matematici, mi si materializza davanti la visione di mio figlio, e di qualche suo amichetto, che porta a casa “la catena del mille” fai-da-te (nel senso che quella classica la lasciavano a scuola e loro se ne facevano una di carta proseguendo la numerazione all’infinito). L’ho vista srotolare dalla camera al salotto, qualche volta ci sono pure passata sopra, e ogni tanto chiedevo a mio figlio seienne quando si sarebbe staccato da quel rotolo che ogni giorno aumentava di volume e lunghezza. Qualche giorno fa gli ho chiesto, ora che è adolescente scientifico, cosa ricordasse di quelle “catene” e lui, col sorriso, mi ha praticamente fatto un trattato di tutti i materiali usati. Sottolineo il sorriso, che a mio parere è più importante dei concetti appresi vista l’idiosincrasia matematica che sembra essere diffusa nei nostri studenti. Anna Maria Bianconi è un’insegnante di una scuola primaria romana che ha scritto un libro per …

Oltre l’infanzia. Maria Montessori per scuola media e adolescenti

C’è chi lo chiama il buco nero della scuola italiana, sia perché chi esce di lì rischia comunque di perdersi e andare a ingrossare le file dei così detti NEET (secondo l’ultimo rapporto europeo sull’istruzione dopo un decennio di calo, il tasso di abbandono scolastico è aumentato e nel 2018 è stato del 14,5 %, contro una media UE del 10,6 %); sia perché l’insegnamento comincia a mostrare tutti i suoi limiti, compreso un corpo docente che è il più anziano d’Europa (già nel 2017 il 58 % degli insegnanti di scuola primaria e secondaria aveva più di 50 anni) e una procedura di selezione e formazione degli insegnanti (praticamente inesistente) che non ha garantito negli anni l’ingresso di insegnanti qualificati. Eppure, qualche felice esperienza di un scuola secondaria di primo grado, le cosiddette scuole medie, esiste. Il Metodo Montesssori sperimentato all‘istituto Quarenghi Riccardo Massa di  Milano, di cui avevo già scritto qui, è sicuramente un modello a cui guardare. In occasione di una mia inchiesta sul Metodo Montessori per IODonna, ne ho parlato con Laura Marchioni, responsabile scientifica …

La giustizia educativa di Maria Montessori

Paola Trabalzini insegna Antropologia Pedagogica alla Lumsa e spesso, come nei suoi numerosi libri, si è occupata del pensiero di Maria Montessori in rapporto alla giustizia sociale. Una dimensione fondamentale, poiché non ci può essere scuola senza una comunità equa, e non ci può essere scuola se non per tutti. A cominciare dagli ultimi. Nei giorni in cui ho sentito Trabalzini, e preparavo il mio articolo uscito per IODonna del 22 agosto, ho parlato con lei proprio di questo aspetto. Quella che segue è l’intervista integrale, di cui sull’allegato al Corriere della Sera è stato pubblicato per ragioni divulgative e giornalistiche solo un brano.  Con l’emergenza sanitaria concetti come povertà educativa o abbandono scolastico sono diventati argomenti mainstream, e del resto i dati sono allarmanti. In che modo il messaggio di Montessori può esserci di esempio? Le prime Case dei bambini sono istituite nel 1907 a San Lorenzo, un quartiere periferico e popolare di Roma, per accogliere bambini con svantaggio socio-culturale. Erano parte di un progetto di risanamento edilizio e igienico-sanitario realizzato dall’Istituto Romano di …

Noi siamo natura. La scienza della pace di Maria Montessori

«È come quando hai assaggiato una cosa buona, una pesca dolcissima e croccante, un dolce che preparava la nonna quando eri bambino, quel sapore, quell’esperienza, in un certo senso la ricercherai per la vita e ti guiderà nelle tue scelte». Su una cosa, io e Micaela Mecocci, ex bambina montessoriana (i genitori fecero la fila tutta la notte per iscriverla al Settimo Circolo Didattico Montessori di Roma aperto da Maria Clotilde Pini) e oggi insegnante alla Montessori Bilingual School di Parigi, concordiamo fin dall’inizio. Chi ha frequentato una scuola Montessori all’origine della propria vita scolastica, ha buone probabilità di ricercare quell’esperienza positiva. Quanto è stato importante per lei aver frequentato scuola montessoriana? Mi ricordo che in prima elementare mi sono seduta a fianco la maestra e mi sono detta: “Un giorno ci sarò io qua”. In realtà io in seguito mi sono dedicata alla carriera universitaria, ma mi mancava la scuola e infatti alla scuola sono tornata. L’esperienza montessoriana è profonda, rimane un bagaglio solido originario che a volte si matura solo in età adulta. È come …

Quella muta eloquenza dei materiali Montessori

Cosa dovremmo tenerci stretto del lascito di Maria Montessori? Mettiamo che dovessimo scegliere, che sarebbe già un lusso, tra le tante lezioni che ci ha lasciato la scienziata italiana, quale sarebbe quella utile ancora oggi, anzi soprattutto oggi che il tema “scuola” sembra prioritario? Questo è stato lo spirito con cui è nata l’inchiesta pubblicata su IODonna il 22 agosto, e nelle mie conversazioni non poteva mancare il presidente dell’Opera Nazionale Montessori, l’ente che sostiene sotto il profilo metodologico tutte le scuole che adottano il metodo Montessori, Benedetto Scoppola. Quello che ci siamo detti al telefono in un pomeriggio di metà luglio  è stato riassunto per ragioni giornalistiche sul settimanale del Corriere della Sera. Questa invece è l’intervista integrale. Se dovesse scegliere un principio montessoriano, quale sceglierebbe?  Sceglierei il fatto di rendere il bambino protagonista di quello che fa attraverso materiali ben pensati e su cui il bambino può fare delle scoperte. C’è un ossimoro che spiega tutto questo ed è “la muta eloquenza del materiale”. E ci dice del fatto che se un materiale …

Quegli orti con vista sul Gran Paradiso…

Quando si dice “stare in Paradiso”. A Gimillan, 1800 metri di altitudine, gli orti di Giorgio Elter al (Gran) Paradiso ci stanno di fronte. La sua Azienda Agricola Le Motte ha forse i campi agricoli con la miglior vista d’Europa, di certo le fragole coltivate alla maggiore altezza (e si sente). Sono le fragole che aveva iniziato a coltivare Hussein. “Tutto, in un certo senso, è iniziato con lui”, racconta Giorgio. “Ci siamo conosciuti all’Università di Torino. Io studiavo scienze forestali, lui, agraria. In poco tempo amici fraterni, lo siamo rimasti anche anche quando abbiamo preso strade diverse. Io, libero professionista consulente per studi su rischi geologici, valanghe e impatto ambientale, e lui, prima con la moglie nel Canavese a seguire un’attività agricola dove coltivava fragole, vitigni Erbaluce e diverse verdure, e poi nel sud del Libano, vicino Sidone, la città dei genitori, dove continua a fare la sua attività agricola. È stata la guerra a mescolare le carte. I carri armati che passano sui suoi campi e lui, con la cittadinanza italiana in tasca, …

Pane al pane. Di montagna

Ho conosciuto il pane di Katia un anno fa a Cogne. Era sistemato dentro ceste di vimini in un mercatino alimentare vicino alla chiesa e profumava. Pensavo fosse l’uvetta, o i fichi, che ogni tanto mescola all’impasto. E invece erano le farine. Dicevo: «Vado a comprare il pane della ragazza», ché di artigiani panificatori se ne parla da tempo e di solito sono tutti maschi. Però quest’anno mi sono presa un po’ di tempo per sedermi con lei su una panchina, dopo che era andata a fare una passeggiata in Valnontey, e conoscere la storia dietro questo pane, anche se, è vero, in certo senso parla già da solo. Pane al pane. «Ho cominciato a panificare con pasta madre con mio marito quindici anni fa, in casa. Nel 2014 invece abbiamo aperto il forno a legna, il laboratorio e cominciato a fare mercati. Dopo due anni, abbiamo iniziato a coltivare i nostri grani, e da questo autunno avremo anche un nostro mulino, così la filiera sarà completa», mi dice Katia Massari. Il pane di filiera, …

Maria Montessori. Il bambino è il maestro.

Almeno di nome, Maria Montessori, la conoscono tutti. Sulla sua vita, e sulla profondità del suo Metodo però, c’è ancora molto da dire. Cristina De Stefano lo fa in questo suo libro appena uscito per Rizzoli, Il bambino è il maestro, che trascina in una vita di una donna geniale, con un’intelligenza che trascende ogni tempo ed epoca. Questa mattina ho fatto una bella chiacchierata con lei, che ho riportato quasi integralmente. Personalmente avrei continuato a parlare di Maria Montessori per il pomeriggio. Ma non c’era tempo… Ti ricordi? Ci siamo viste alla presentazione del libro Le Leggi Naturali del Bambino ispirato al Metodo di Maria Montessori a settembre 2017 e mi accennasti che stavi lavorando a una biografia su Maria Montessori. In quali documenti, magari inediti, hai navigato? Ho letto molte carte e lettere di persone che mi hanno pregato di non rivelare la fonte. C’è ancora tanto materiale segreto intorno a MM e sono stata molto fortunata a visionarlo. Ho letto per esempio la corrispondenza tra MM e il figlio Mario prima del “rapimento”, evento che fino a ora mai …

Vacanze italiane

Pronti, si parte. Quelli che lo faranno entro giugno sono, secondo Coldiretti, circa sette milioni e, com’era prevedibile, la maggior parte sceglierà il Bel Paese. Ma anche a estate inoltrata, questa volta sono dati di Enit e Touring Club Italiano, è probabile che gli italiani preferiranno una vacanza che parla la loro lingua. Effetto delle limitazioni oggettive? In parte è così, ma è anche vero che gli ultimi mesi hanno accelerato tendenze che già stavano modificando le ragioni alla base del viaggio. Non più “dove”, come scrive Emma Taveri di Destination Makers nell’Alfabeto Pandemico di Stato dei Luoghi, ma “perché”. Non semplici destinazioni, ma luoghi emozionali che oggi devono rispondere a desideri di libertà e spazi aperti, voglia di famiglia più o meno allargata, protezione e tranquillità. Sentirsi a casa anche lontano da casa insomma, con quella voglia di meritato relax a contatto, il più possibile, con la natura. Mari o monti, in fondo, non sono nemmeno più in contrapposizione. Che ci si trovi in riva al mare o in un bosco, l’importante è infatti riprendersi …

Parole nuove e giuste per il turismo che verrà

E pensare che avevamo appena finito di festeggiare. Nel 2019 l’industria del turismo aveva contribuito al 10,4 per cento del PIL mondiale e, con quasi 1,5 miliardi di turisti internazionali, festeggiava i dieci anni consecutivi di crescita. Nel 2030 si prospettava spensieratamente il raggiungimento di 1,8 miliardi di turisti e invece, pochi mesi dopo, ecco che, sempre secondo il WTO, il numero di turisti nel 2020 nel mondo potrebbe scendere fino al 30 per cento rispetto al 2019, con un crollo delle entrate fino a 410.000 milioni di euro. In pochi mesi sono cambiate le nostre prospettive, la nostra realtà quotidiana e le nostre parole. Non è la prima volta che succede. Il mondo si era già ristretto dopo l’11settembre, quando forse per la prima volta si è materializzata la possibilità di una paura diffusa che poteva incidere sulla nostra libertà di movimento. Negli ultimi decenni, diversi eventi hanno inciso in modo negativo sull’industria turistica (si pensi solo  alla “grande recessione” del 2008-2009, seguita alla caduta della banca americana Lehman Brothers, che portò a un calo del 20 per cento annuo nel commercio mondiale), ma per avere …