Author: Manuela Mimosa Ravasio

Cosa resta del turismo in un mondo immobile? Forse, le persone

In questi miei primi tre giorni in ClubHouse mi sono concentrata sulle stanze dedicate al turismo. Praticamente, un esercizio di futurologia, essendo, tra i tutti settori investiti da questa incertezza radicale, quello più colpito e per cui,  qualunque cosa si dica, a parte i dati, si deve necessariamente iniziare con se, ma, forse… Eppure, gli interventi sono stati interessanti (quelli organizzati da Roberta Milano per esempio), e specchio di un settore che sta facendo ogni sforzo per trovare una via di uscita da quello che sembra un vicolo buio e cieco. Parlare o scrivere di turismo, quando di turismo praticamente non ce n’è, è un esercizio disperato. Chi sta nelle redazioni dei magazine di viaggi, gli stessi in cui io sono stata per anni, mi racconta delle difficoltà organizzative per portare a casa un reportage, decidere le mete… Tutti d’altra parte lamentiamo di essere “immobili” da mesi e mesi. Volendo aggiungere un aneddoto personale, l’altro giorno, ho letto del progetto del Reina Sofia sul Rethinking Guernica che permette di vedere tutti i dettagli del capolavoro …

Bivacchi alpini: l’ultima frontiera dell’accoglienza in alta quota

È un’architettura estrema, ridotta al minimo eppure resistente a condizioni meteorologiche limite, sbalzi di temperatura radicali, neve e terreni accidentati, quella dei bivacchi di alpini. Un’architettura elementare, che riconduce alla necessità primordiale dell’essere umano di proteggersi dalla natura. «Ci sono i bivacchi storici che resistono, come la capanna Resegotti, a 3624 m. sulla Punta Parrot, a dominare l’alta Val Sesia, ma negli ultimi anni, anche per la necessaria sostituzione di alcuni ormai inagibili, sono molti gli architetti che si sono confrontati con l’existenz minimum, uno spazio minimo a misura d’Uomo, a metà tra esercizio stilistico e pratica ingegneristica in quota» dice Aldo Faleri, docente di Design Alpino alla Scuola di Design del Politecnico di Milano e curatore di mostre e incontri sul tema. Senza fuochi, senza acqua, senza i confort a cui ci hanno abituato i classici rifugi, il bivacco è anche l’occasione per sperimentare nuovi moduli abitativi prefabbricati. Ad aprire questa via Stefano Testa e Luca Gentilcore di LEAPfactory (Living Ecological Alpine Pod) con l’ormai noto bivacco Gervasutti sul Monte Bianco, una sorta di …

Le case che siamo (diventati)

Sono almeno quattro miliardi le persone in tutto il mondo che negli ultimi mesi hanno prolungato la permanenza tra le mura domestiche. Così, quell’intimo luogo dell’abitare sui cui per anni, come scrive Luca Molinari, docente di Teoria e Progettazione dell’Architettura presso la Seconda Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, nella sua nuova edizione di Le Case che Siamo (Nottetempo), si è riflettuto poco e discusso ancor meno, dandolo quasi per scontato nei suoi spazi ed evoluzioni, si è ripreso tutto il suo valore emotivo e progettuale. Non nel senso di “casa dolce casa” va detto, ché in effetti, quei metri quadrati delimitati dalle solite quattro pareti hanno svelato il loro lato sinistro, ma in quanto rifugio in cui ri-costruire e ri-mettere in scena la complessità della nostra esistenza. E della nostra convivenza. Vita, lavoro, formazione, divertimento, amore, relazioni. Come ha affermato Michele De Lucchi in una recente intervista a L’Espresso, bisogna forse imparare a “essere meno incatenati agli spazi, agli oggetti e alla loro disposizione”. Flessibilità e trasformabilità sono quindi sono i tratti salienti, e …

Designfulness, l’interior design sposa le neuroscienze

Una curiosità iniziata a cinque anni, quando da sola codificava i colori dei suoi orsacchiotti e arredava la camera in modo da essere “più felice”. Poi gli studi di architettura e design e il fascino esercitato dalle neuroscienze che potevano spiegare, attraverso il funzionamento del cervello, come gli ambienti in cui viviamo influenzano il nostro benessere. Così Isabelle Sjövall, di Stoccolma, ha pensato che ci potesse essere un altro modo per occuparsi di interior design, il neurodesign, o come titola il suo ultimo libro, il Designfulness. Come rileggere la storia di design e architettura alla luce delle scoperte del neurodesign? Oggi noi passiamo circa il 90 per cento del nostro tempo all’interno di edifici, cosa che non succedeva secoli fa, ma il nostro cervello è rimasto pressoché lo stesso e non ha avuto tempo di adeguarsi. Dovremmo tenerlo a mente quando progettiamo case, uffici o scuole. Per esempio, utilizzare il vetro per avere più luce naturale è una buona cosa, ma troppo vetro insieme a pietra e acciaio spesso creano un terribile ambiente acustico. E …

Educazione sessuale. Questa sconosciuta

C’era un tempo in cui infilare un preservativo su una banana per parlare di sesso con i ragazzi ci avrebbe fatto meritare l’oscar del permissivismo. E forse anche oggi, in un Paese che soffre di atavica pudicizia e che latita quando si tratta di parlare di educazione sessuale nelle scuole, qualche punto lo guadagneremmo ancora, se non che, cosa che avremmo imparato anche solo spiando i nostri adolescenti mentre guardavano serie tv come Sex Education, questo genere di contenuti sembra aver fatto il suo tempo. Max Bauer, Silvan Hämmerli e Brigitte Leeners, tre ricercatori del dipartimento di endocrinologia riproduttiva dell’Università di Zurigo per esempio, dopo uno studio su due mila e 500 adolescenti tra gli 11 e i 19 anni, hanno concluso che indottrinamenti su salute e anatomia non rispondono più alle curiosità dei giovanissimi. Meglio mettere sul tavolo temi caldi come preferenze sessuali (posizioni e fantasie comprese), benessere mestruale, tipologie di orgasmo, sesso orale, pornografia e, in conformità a una generazione cresciuta a #metoo e famiglie arcobaleno, gestione del consenso e diversi orientamenti e identità di genere. …

2020. Le parole per dirlo.

Ieri l’account Twitter ha lanciato un suo tweet chiedendo di descrivere il 2020 in una parola (2020 in on word). Le risposte sono per lo più immaginabili. Io stessa ho risposto non con una parola, ma con un numero (and counting), quello dei morti totali nel mondo per COVID-19. Le parole che usiamo sono specchio della nostra società e dei suoi cambiamenti, ma come ha rilevato l’Oxford Languages, questa nostra ipervelocità di comunicazione ha fatto sì che le parole nuove si diffondessero in una quantità e velocità sorprendente. Senza precedenti. Come si legge nel rapporto Words 2020 an unprecedented year, già ad aprile la frequenza della parola coronavirus aveva superato uno dei sostantivi più usati in lingua inglese, ovvero time. Siamo stati travolti dagli eventi e insieme da una quantità di parole nuove. Altre, come ho avuto già occasione di scrivere, hanno cambiato parte del significato a loro attribuito, essendo cambiata l’esperienza che abbiamo avuto di esse. Un cambiamento registrato da Oxford Languages quasi in diretta, costretto come era ad aggiornare il lessico quotidiano con termini …

Asma Khan, il cibo oltre il cibo

Cosa ne è, del nostro piacere di stare tutti insieme intorno al tavolo a condividere cibo, che sia a casa o al ristorante, in tempi di pandemia? E dopo, che significato nuovo assumerà la parola convivialità? In occasione del Summit della Fondazione Barilla Resetting the Food System from Farm to Fork ho scambio due chiacchiere con la fondatrice di Darjeeling Express  Asma Khan, una chef che ha ben chiaro il valore etico e sociale del cibo. Questa è l’intervista integrale. Mangiare insieme, a casa o al ristorante, significa soprattutto condividere storie, vite, culture. Crede che la pandemia globale cambierà la nostra esperienza di “andare al ristorante” e la convivialità? No, non credo che l’impatto della pandemia avrà effetti negativi sul nostro rapporto con il cibo. Penso che continueremo a condividere un pasto con gli altri con entusiasmo e calore, sia a casa che in un ristorante. Anzi, penso che dopo tutto desidereremo ancora di più stare con gli altri, spezzare il pane con gli altri. Molto di più. Il settore della ristorazione ha sicuramente subito una flessione a …

Anty Pansera, la cultura sessista del Bauhaus

Inutile fare giri di parole, la storia è di chi la racconta e per larga parte, la storia del design è stata raccontata da uomini. «È inevitabile che si faccia riferimento al proprio “fare”, al proprio linguaggio, e che si rileggano gli eventi secondo la propria specificità», dice Anty Pansera. Lei che del design è una storica sui generis, fresca di Compasso d’Oro alla carriera, e che non ha mai smesso di guardare alla cultura progettuale con curiosità interdisciplinare. «Devo ammettere che è stato nel 1999, quando l’Unione Donne Italia di Ferrara mi ha chiamato a curare la loro decima Biennale Donna dedicata al design, che mi sono costretta a una riflessione di genere. Passando al setaccio i miei libri, mi sono accorta che le donne rimaste erano ben poche. Ricordo che allora feci tre telefonate: a Gae Aulenti, che bocciò l’idea, a Cini Boeri, possibilista, e ad Anna Castelli Ferrieri, che mi spronò». Nasce così la mostra Dal merletto alla motocicletta, a cui ne seguirono altre sulla creatività femminile, fino a oggi e al …

Scuole superiori chiuse: è lotta di classe

È stato facile, persino intuitivo, capire perché per bambini e bambine la scuola da remoto fosse uno strumento inadeguato. È stato facile, anche se in fondo, nella decisione di tenere aperte (in molti casi ma non in tutti) le scuole dell’infanzia e primarie, spesso ha contato di più il fatto che mamma e papà dovessero lavorare, che non l’effettivo diritto e necessità a una risposta ai bisogni cognitivi. Una scuola di servizio insomma, e non una scuola come luogo di formazione di cittadini che, pur di tenera età, andrebbero considerati in tutta la loro dignità e presenza. Ed è stato facile, di conseguenza, affermare e credere che per i “più grandi”, ragazzi e ragazze che frequentano le secondarie superiori, la DaD (acronimo di didattica a distanza) potesse essere la soluzione a questo male contingente. DaD che quindi si configura non più come risposta emergenziale, ma strutturale. Giorni fa Gianfranco De Simone, ricercatore della Fondazione Agnelli, ha pubblicato uno studio sugli effetti della chiusura delle scuole a causa della pandemia COVID-19 e sul ruolo giocato dalla DaD. …

Abbandono di minori

Ho fatto un sogno. Mi sono sognata che i presidi delle scuole secondarie si mettevano d’accordo e disobbedivano all’imposizione della DaD. Aprivano le scuole. Aprivano le classi, i laboratori e gli auditori. C’erano i ragazzi e le ragazze tutti e tutte. C’era pure il gatto, ma credo sia una digressione onirica. E poi sono arrivati a portarli via. Uno dopo l’altra, che non si capiva dove andassero e come. Uno alla volta, lontani. In Italia, prima in Europa, il 22,2 per cento dei giovani compresi tra i 15 e i 29 anni non lavora e non studia. Sono 2 milioni di Neet. (dati Istat). In Italia, abbiamo solo il 61 per cento di diplomati (media EU 78) e il 19 per cento di laureati (media EU 32,3). Come sempre, fanalino di coda. In Italia, la percentuale di abbandono nella scuola secondaria di II grado è pari al 4 per cento secondo il MIUR, ma secondo i dati di  Eurostat, che considera in modo più complesso la mancata frequenza della scuola, il 14,5 (media europea del 10,6) . In Italia, la spesa nell’Istruzione …