All posts filed under: Donne

Scusate la polvere (epitaffio sulla tomba di Dorothy Parker).

Donne di montagna

Scriveva Antonia Pozzi, che “la montagna è la prima che ci insegna a durare, nonostante gli squarci e gli strazi” (L’Antonia. Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti, Ponte alle Grazie). Lei che si era presa la “malattia del Cervino”, che faceva 1800 metri di dislivello solo “con gli occhi per guardare e i muscoli per camminare”, e che sciava anche “in salita”, visto che ai tempi le funivie erano solo sulla carta. Basterebbe leggere i suoi scritti per capire che la storia che “donne e montagna” non vanno d’accordo è solo l’ennesima ricostruzione ad alto tasso di testosterone. Quello che è certo, è che le attrezzature per l’alpinismo, piccozze, ramponi, o moschettoni, sono studiate per un corpo maschile. Noi adattiamo le impugnature delle piccozze con dei tape e usiamo ramponi accorciabili. È un mercato piccolo, dicono, ed è difficile fare investimenti. Anche le prime MTB specificatamente disegnate per il corpo delle donne risalgono a pochi anni fa. Dopo di che, il fenomeno è esploso… Ma sono anche altri numeri …

Prendiamoci le misure. Il nuovo body empowerment

Le prime a cui presero sistematicamente le misure, dalla larghezza delle spalle alla circonferenza della coscia, dal giro gomito all’altezza della caviglia, furono le 15mila donne americane che nel 1939 furono “arruolate” da una commissione governativa per ricavare dimensioni standard in base a peso, altezza, petto, vita e fianchi. Il peso ci fu in seguito risparmiato (le signore non erano disposte a divulgare informazioni sensibili), ma il fatto che fossero solo bianche, per lo più povere (la misurazione era retribuita), spesso malnutrite, e che il modello a cui si tendeva era ancora quello “a clessidra” nonostante ormai rappresentasse solo l’8 per cento della popolazione femminile adulta, rese questo tentativo di definizione di taglie universali alquanto impreciso. Va detto che i signori maschi, loro sì bisognosi di un gran numero di uniformi utili ad affrontare adeguatamente vestiti le guerre (napoleoniche, di Crimea e la civile americana), furono i primi ad avere, in nord America e in Europa e già alla fine del 1800, giacche e pantaloni con misure standard e prodotti in serie. Quanto alle donne, …

Quelle che… rianimano l’Italia dimenticata

Chissà dove sono finiti i “neet”. Gli sdraiati, gli scansafatiche, gli inconcludenti. Facendo due chiacchere con le ragazze che hanno deciso di dare nuova vita a campagne semi abbandonate, paesini di pochi abitanti, valli montane, verde urbano dimenticato, non se ne trova traccia. È rimasta solo quella capacità di innovazione che alcuni neuroscienziati dicono naturalmente insita nel loro cervello fresco di modellazione. Ma non è un caso: le lauree in economia dello sviluppo, comunicazione interculturale, progettazione di bandi europei, architettura con master in rigenerazione urbana o culturale, parlano da sole. Come le trasferte all’estero per tirocini, scambi, specializzazioni. Tornate, si sono messe in gioco per creare le condizioni che permettessero a loro, e ai loro coetanei, di restare. D’altra parte, i dati dicono che il 64 per cento dei giovani resterebbe in queste aree marginali se ne avesse la possibilità, e il 93 collaborerebbe volentieri con le amministrazioni. È pur vero che tanto di parla di Strategia Nazionale per le Aree Interne, di un Cantiere Giovani, che persino il Recovery Plan dedica capitoli alla tutela …

La filantropia e una nuova idea di mondo. Al femminile

Come sempre, è una questione di soldi. E nel caso servisse ricordarlo, per il 90 per cento, secondo le stime della ricchezza mondiale fatte da Wealth-X, sono in mano agli uomini. Ci vorrà tempo, ma cambierà. Negli Stati Uniti, per esempio, visto il destino di molte eredità, nei prossimi 20 anni si prevede un passaggio notevole di patrimoni privati alle donne, che così saranno nelle condizioni di tirare definitivamente le redini della filantropia. Definitivamente, perché già oggi, nonostante l’iniqua distribuzione, le donne investono di più in settori come cultura, arte, salute, ambiente e servizi sociali. «Non possiamo paragonare ricchezza e cultura americane con le italiane» dice Paola Pierri, consulente per aziende, famiglie e fondazioni su filantropia e finanza sociale. «Dovremmo considerare che in Italia la redistribuzione si fa attraverso la fiscalità generale, e c’è da esserne contenti, visto che pagare le tasse ci mette al sicuro dal capriccio dei ricchi. È altrettanto vero però, che la nostra filantropia sta evolvendo, con realtà che operano nel settore benefico in modo professionale e non spontaneistico. Cambiamento accolto per …

Sostenibilità. Ditelo con un fiore, anzi uno slow flower

Vi siete mai chiesti da dove vengono i fiori che avete sistemato nel vaso in ingresso? La strada che hanno fatto rose o peonie prima di finire nel solito chiosco all’angolo da cui vi rifornite? Perché ormai sappiamo tutto sull’origine dei grani del nostro pane, di come sono allevati polli e salmoni, e a ragione vogliamo conoscere chi cuce, e dove, i nostri abiti, ma dei fiori, di quello scampolo profumato di natura che durante il lockdown, tutti ad abbellire balconi e giardini, ha registrato una rigogliosa rinascita, sui fiori appunto, nulla. Eppure, dovremmo sapere che quei boccioli perfetti che la stessa Emily Dickinson scriveva fossero più celesti che terreni, nel 90 per cento dei casi hanno viaggiato fino a trentasei ore, sono stati conservati in celle frigorifere per giorni, e infine trattati con agenti chimici per bloccarne lo sviluppo. Senza menzionare l’acqua sottratta all’agricoltura in Paesi come il Kenya o Etiopia, già sofferenti di siccità endemica, o lo sfruttamento di donne e bambini… Ammettiamolo, raccontata così, anche il più innocuo dei mazzolini perde tutta …

Asma Khan, il cibo oltre il cibo

Cosa ne è, del nostro piacere di stare tutti insieme intorno al tavolo a condividere cibo, che sia a casa o al ristorante, in tempi di pandemia? E dopo, che significato nuovo assumerà la parola convivialità? In occasione del Summit della Fondazione Barilla Resetting the Food System from Farm to Fork ho scambio due chiacchiere con la fondatrice di Darjeeling Express  Asma Khan, una chef che ha ben chiaro il valore etico e sociale del cibo. Questa è l’intervista integrale. Mangiare insieme, a casa o al ristorante, significa soprattutto condividere storie, vite, culture. Crede che la pandemia globale cambierà la nostra esperienza di “andare al ristorante” e la convivialità? No, non credo che l’impatto della pandemia avrà effetti negativi sul nostro rapporto con il cibo. Penso che continueremo a condividere un pasto con gli altri con entusiasmo e calore, sia a casa che in un ristorante. Anzi, penso che dopo tutto desidereremo ancora di più stare con gli altri, spezzare il pane con gli altri. Molto di più. Il settore della ristorazione ha sicuramente subito una flessione a …

Anty Pansera, la cultura sessista del Bauhaus

Inutile fare giri di parole, la storia è di chi la racconta e per larga parte, la storia del design è stata raccontata da uomini. «È inevitabile che si faccia riferimento al proprio “fare”, al proprio linguaggio, e che si rileggano gli eventi secondo la propria specificità», dice Anty Pansera. Lei che del design è una storica sui generis, fresca di Compasso d’Oro alla carriera, e che non ha mai smesso di guardare alla cultura progettuale con curiosità interdisciplinare. «Devo ammettere che è stato nel 1999, quando l’Unione Donne Italia di Ferrara mi ha chiamato a curare la loro decima Biennale Donna dedicata al design, che mi sono costretta a una riflessione di genere. Passando al setaccio i miei libri, mi sono accorta che le donne rimaste erano ben poche. Ricordo che allora feci tre telefonate: a Gae Aulenti, che bocciò l’idea, a Cini Boeri, possibilista, e ad Anna Castelli Ferrieri, che mi spronò». Nasce così la mostra Dal merletto alla motocicletta, a cui ne seguirono altre sulla creatività femminile, fino a oggi e al …

Contro tutti e con tutte. Il femminismo di Maria Montessori

Che cosa avrai mai una donna nata 150 anni fa da insegnare alle ragazze di oggi? Alle femministe della quarta ondata? Basterebbe dire, come ha già fatto Emanuela Audisio nell’intervista pubblicata ieri, che i problemi affrontati dalla giovane Maria Montessori erano in parte gli stessi di oggi: difficoltà a entrare negli ambienti dominati da #tuttimaschi, differenza dei salari, scelta tra lavoro e maternità, indipendenza economica, leadership femminile. E basterebbe leggere la biografia scritta da Cristina De Stefano (ne ho parlato qui) per accorgersi che Maria Montessori è stata la prima a parlare, per esempio, di “socializzazione della funzione materna” e della necessità di introdurre l’educazione sessuale nelle scuole. Madri per scelta «Il femminismo di Maria Montessori è fondativo rispetto alla sua concezione del bambino» dice Erica Moretti,  storica e docente di cultura italiana al The Fashion Institute of Technology-SUNY e studiosa del femminismo di Montessori. «La scienziata italiana parla di una donna che diventa madre in modo informato, libero, consapevole, capace di compiere scelte che tengano conto del benessere del bambino, la cui salute fisica …

W Maria Montessori. Un documentario di Emanuela Audisio

«Io e Maria Montessori? In un certo senso posso dire di averla “incontrata” in Iran prima dei dieci anni, quando tornavo a casa da scuola e mi dicono che volevo sempre stirare… ho ancora un portaoggetti in raffia fatto là. Poi la ricordo sulle famose mille lire e di lei, tornata in Italia, ho sempre avuto un’idea un po’ professorale. Fino a oggi, perché con la preparazione del documentario, vedendo quello che lei ha fatto anche in India, il suo ultimo desiderio di partire per l’Africa, il modo in cui rispondeva a tutti coloro che le chiedevano di dare una mano, ho considerato il significato della sua vita nel momento storico di Montessori. Un momento, nonostante tutto e dittature comprese, di grande flusso libertario, in cui le istituzioni per prime si adoperavano per migliorare la vita dei ceti meno fortunati, non incapaci o “sfigati”, solo meno fortunati e quindi degni di cura». Comincio dalla fine, nella mia conversazione con Emanuela Audisio su Maria Montessori. Perché è importante, nel 150esimo della sua nascita, restituire lo spessore …

Maria Montessori. Il bambino è il maestro.

Almeno di nome, Maria Montessori, la conoscono tutti. Sulla sua vita, e sulla profondità del suo Metodo però, c’è ancora molto da dire. Cristina De Stefano lo fa in questo suo libro appena uscito per Rizzoli, Il bambino è il maestro, che trascina in una vita di una donna geniale, con un’intelligenza che trascende ogni tempo ed epoca. Questa mattina ho fatto una bella chiacchierata con lei, che ho riportato quasi integralmente. Personalmente avrei continuato a parlare di Maria Montessori per il pomeriggio. Ma non c’era tempo… Ti ricordi? Ci siamo viste alla presentazione del libro Le Leggi Naturali del Bambino ispirato al Metodo di Maria Montessori a settembre 2017 e mi accennasti che stavi lavorando a una biografia su Maria Montessori. In quali documenti, magari inediti, hai navigato? Ho letto molte carte e lettere di persone che mi hanno pregato di non rivelare la fonte. C’è ancora tanto materiale segreto intorno a MM e sono stata molto fortunata a visionarlo. Ho letto per esempio la corrispondenza tra MM e il figlio Mario prima del “rapimento”, evento che fino a ora mai …