Me.
comments 5

cercasi donna disperatamente

A volte mi chiedo se la tecnologia sia una risorsa o una condanna. In questa valle ai confini con l’Austria, La7 non sanno neppure cosa sia. Ho un maestro che mi parla in tedesco e una compagna di fondo, Christine, che mi guarda come se fossi una terrona viziata. Comunque ieri sera la mia amica Magda mi ha mandato un sms per segnalarmi la trasmissione Exit di Ilaria D’Amico, così ho acceso il computer e mi sono collegata via web. Cosa che ho scoperto essere ancora più interessante poiché, accanto alle immagini in diretta, appaiono anche i commenti dei telespettatori. E per la prima volta, posso dirlo, ho capito concretamente che cosa s intende con arena mediatica, nel suo senso da Basso Impero certo, con tanto di accese tifoserie, istigatori e vittime sacrificali. Il titolo, di un aplomb anglosassone ma efficace, era Facoltà di darla. Il sottotitolo, Libertà di vendersi. Ma la cosa che mi ha spiazzato di più con il proseguire della trasmissione, era che le tematiche presentate erano considerate prioritariamente femminili. Come se il principale problema delle donne di oggi fosse quello di decidere se prostituirsi sia una scelta libera, o se fare la puttana sia la più grande attestazione della definitiva conquista della libertà nella gestione del proprio corpo. Mica il fatto che siamo escluse da ogni luogo minimamente decisionale, mica che siamo le donne che fanno meno figli in Europa e nello stesso tempo quelle che lavorano di meno, mica che non si vede all’orizzonte nemmeno l’ombra di una forza politica pronta a porsi il problema sociale della parità di genere! No, un’intera puntata sull’equazione bellezza uguale escort uguale autodeterminazione. Lo so che il tema è di quelli che scottano, di quelli che fanno salire lo share e il costo degli spazi pubblicitari. E non è neppure tipicamente italiano se, qualche giorno fa, anche Suzie Grogan scriveva un lungo post sulla cinica riflessione della figlia adolescente che vedeva nell’uso commerciale del proprio corpo una sana volontà di autodeterminazione. Ma, francamente, il problema non è questo. Il problema vero è che, ancora una volta, delle altre donne, non si parla. L’ho scritto più volte nel mio blog: non si parla di donne normali e straordinarie come Anna Maria Tsegue o Chen Mei Xi. Non si parla di Ipazia. Non si parla delle donne come risorse intellettuali, economiche, sociali, ma solo come involucro. Un involucro che certo oggi è oggetto di disquisizioni sociologiche ed etiche, ma resta, sempre e comunque, un involucro. E spiace ancor più che questa miopia l’abbia avuta una donna, Ilaria D’Amico che, ne sono convinta, sa che la famosa libertà di vendersi di cui si parla, quella orgogliosa facoltà di darla, è tanto effimera quanto la fugace giovinezza di queste moderne imprenditrice di se stesse. Ma il valore di una donna, la sua possibilità di dare per ricevere in cambio di altro, non può essere temporale. Il valore di una donna, come quello di tutti gli esseri viventi di questa terra, sta nell’esistere qui, e non, nell’esistere ora. C’è da chiedersi allora perché per queste donne non ci sia spazio, perché nessuno nella comunicazione, nei giornali, nella televisione, ha il coraggio di offrire un modello alternativo a quello della cinica imprenditrice di se stessa. Ho passato gli ultimi giorni immersa nei boschi in compagnia del silenzio. Il mio maestro Robert dice che lo sci di fondo è ritmo e coordinazione. Così mi metto le cuffie e pattino a ritmo di Adele. Questa mattina, mentre sciavo e pensavo alla scrittura di questo post, nevicava fitto fitto: mi sembrava di scivolare sulla Luna. Il silenzio era ancora più sordo e a un certo punto mi sono detta, ecco perché delle donne delle realtà non si parla. Non è che facciamo meno share o non siamo telegeniche. E’ che è meglio che ce ne stiamo qui, in questo paradiso bianco circondato dal silenzio. Possibilmente da sole, preferibilmente lontane dall’arena. Così, mentre Christine se ne andava a prendere un cappuccio con Robert, io sono tornata a casa a scrivere. Sarà il caso di partire.

Filed under: Me.

by

Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e analisi su trend globali.

5 Comments

Cosa ne pensi? Scrivilo qua…

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.