Adolescentia, Educazione
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Confessioni di un genitore

Ho scoperto cosa significasse fare il genitore, nel caso specifico la genitrice, quando mio figlio, appena parlante, dito indice dritto verso lo schermo della televisione, mi ha urlato: «È così che devi fare!». Ho avuto l’impressione che l’esimia Lucia Rizzi di SOS Tata dicesse a me di “fare la brava”, visto che pure un treenne scarso poteva darmi lezioni di rinforzo positivo, ma si sa che la televisione è l’origine di tutti i mali. Ho dato la colpa all’asilo montessoriano, che anche lì, ne avessi fatta una giusta, quando ho scelto di iscriverlo alla Casa dei Bambini, più perché me lo tenevano tutto il giorno e oltre, che per l’ammirazione incondizionata verso la scienziata di Chiaravalle (quella sarebbe venuta dopo), la solita amica pronta a dispensare buoni consigli mi aveva detto: «Lo farai diventare scemo». E pazienza, l’importante che non mi diventi fascista. Nella mia casa ideale c’è una statua alla ragazza che nei primi due anni e mezzo di vita gli ha dato da mangiare le cose giuste con tutta la santa pazienza del caso e lo ha curato nelle diverse otiti e malattie infettive che puntualmente si presentavamo la Vigilia di Natale. Quando mi ha abbandonata per andare a fare l’infermiera in un centro anziani, non ho potuto biasimarla. L’Alzheimer lo puoi ignorare, i terrible two ti mandano direttamente al manicomio.

Confesso che almeno fino ai (suoi) tredici anni sono stata una virtuosa nell’arte della delega. A un certo punto, già verso i tre e mezzo, quando ho visto che l’addormentamento si prolungava oltre il dovuto (per altro se ne occupava il genitore maschio), ho trovato di estremo conforto il capitolo di Fate la nanna in cui si promuove l’addormentamento in autonomia. Così, facciamo un gioco, chiudi gli occhi, vediamo se ce la fai, e io ho ricominciato a cenare, in coppia, a un’ora decente. E, confesso, cosa è ‘sta storia dei compiti insieme il week end e di sera, pure dalle elementari. Non so nemmeno se ce li ha, i compiti. Mi guardavano come se fossi una pazza, ma in fondo, mi ero già rassegnata, che me lo avevano detto, che sarebbe “diventato scemo”. Avevo un complice, è vero. Come me ama andare al mare solo a giugno, spiagge deserte e vento, tipo Grecia, e via così. Ancora oggi, il figlio che ne ha 18, ci rinfaccia (ma ride) le solitudini estreme vestite di magliette protezione UV, le “umiliazioni” subite quando doveva andare a chiedere ai soliti bambini tedeschi (lui unico, loro sempre minimo in tre) avvistati dall’altra parte della duna, di giocare insieme. Mi spiace, ma i villaggi e i baby club per noi non sono mai stati un’alternativa. Milano ad agosto, bellissima. «Ma che cazzo lo avete fatto a fare?», è stata sempre la (quanto mai inopportuna, allo stesso livello del «Ma perché non ne avete?») domanda. Perché i figli prima di tutto capitano, come i fiori, la neve, l’aurora boreale. E sono sempre meraviglia.

Ecco, mi scende la lacrimuccia. Che ce la fanno sempre a intontirti con la magica genitorialità. Ma io davvero, se c’è una cosa che mi, ci, spaventa, è l’effetto Tanguy. Mi serve la stanza, cerchiamo una bella università all’estero (.. guardate che vi sento, che vi siete uniti anche voi al coro…). È che io non ci sto a farmi dare dell’adultescente, del genitore fragile incapace persino nella trasmissione del sapere di base e che ha costante bisogno di petulanti rimbrotti editoriali per imparare a come si fa a essere genitori perfetti. Se c’è una cosa che ho imparato, e questa cosa appare in tutta la sua profonda verità nel periodo adolescenziale, è che, in qualunque tempo, luogo e modo, i genitori sono quelli che sbagliano. Sempre. Sbagliare è il sacro dovere, e diritto, di ogni genitore. E no, io non sono il/la tuo migliore amico. È il sano conflitto il modello più autentico di crescita. Voi ve ne state da soli in camera, in piazza, disordinati e contenti, noi, da un’altra parte. Preoccuparsi senza occupare (spazio, vita, tempo, esperienze), è sempre stato il mio modello (ovviamente condannabile e sbagliato). Il mio sogno: lasciare sul comodino delle responsabilità una vecchia e impolverata edizione di Oliver Twist e senza nemmeno accennare alla trama. Solo un breve biglietto: Buona fortuna.

Chissà, vi chiederete, cosa ne pensa il prodotto ancora non finito, da poco maggiorenne. Non posso dirvi nulla di lui, che è capace farmi un pippone sulla privacy e tutto il resto che levati. Un paio di settimane fa abbiamo discusso sul fatto che fosse un maschio bianco etero e quindi privilegiato, ma la stanza ha detto chiaramente che per ora non la lascia. Ho fallito anche in questo caso. Montessori, Steiner, estati in scuole danesi e pacchi doni su aerei e treni verso gli amici non sono bastati a muovergli l’irrefrenabile desiderio di lasciare il nido. Era per il suo bene. O almeno così credevo. “Sono indipendente e liberamente scelgo di stare qui”, mi ha detto. Un po’ come quando ha detto che le medie Montessori me le facevo io, se tanto lo desideravo, che lui andava, da solo, in quelle, fatiscenti, vicino a casa. Poi si è pentito, ma questa è un’altra storia, o forse è la stessa. È che la vita va come va. E la genitorialità pure. Basta considerare i nostri figli come il risultato delle nostre scelte: è una perversa idea di onnipotenza, non credete?  Loro hanno i loro geni, il loro carattere, i loro pregi, i loro difetti. Come noi. Sono persone. E se la fortuna ci guarderà, saranno brave persone. Complimenti a loro. Non a noi. Mi sono messa a scrivere questo post dopo l’ennesima mail che mi annunciava l’ennesima edificante iniziativa in occasione della Giornata Mondiale dei Genitori del 1° giugno. L’ennesima guida, manuale, per essere genitori performanti (from cradle to grave, dettaall’inglese), comprensivi, perfetti educatori contemporanei. Grazie. Anche meno.

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Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e analisi su trend globali.

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