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donne e politica 2.0

La prossima settimana sarà densa di appuntamenti a topic trasversale: donne, politica e web. Il Social Media Week di Milano dedicherà vari appuntamenti al tema, ma il 24 settembre Milano ospiterà anche il Mom Camp (che in ogni caso richiama una delle lobby più potenti nel web,  le mamme), che farà da apripista all’evento organizzato a Bologna da GGDBologna e Donne Pensanti e, a fine ottobre al Feminist Blog Camp. Le associazioni femminili e le donne singole sono molte attive in rete, si sa. Qualcuno pensa che questo non sia un tratto positivo, perché descriverebbe ancora una donna che parla dal focolare domestico, aiutata da una tecnologia amica, quella sì, ma con l’ingrato compito di sopperire alla mancata possibilità di essere realmente e fisicamente presente nelle stanze dei bottoni. È una considerazione su cui bisognerebbe riflettere. Perché davvero, per le donne, la comunione in Rete di iniziative e programmi è cosa importante. E se la forza della Rete si rivelasse un bluff, un palliativo per ambizioni, magari politiche, mancate, sarebbe grave. Non che io non sia ottimista. Ma, è buona prassi, tanto per citare lo slogan del nuovo gruppo donnexdonne nato appunto sul web, imparare a domare il cavallo su cui si intende arrivare alla meta. D’altra parte se si possa o meno fare politica via web, è interrogativo quotidiano. Bypassando le rivoluzioni arabe o nuove forme di protesta come il flash mob, impensabili senza Social Network come Facebook o Twitter, è recente il caso dell’Islanda, che ha riscritto la sua Costituzione in crowdsourcing, esempio pratico di quello che si comincia a definire come we-governement, ovvero una sorta di governo digitale condiviso. Personalmente, non posso fare a meno di notare che in Rete si esprime più il dissenso che il governo, e che forse è per questo che, in un Paese come il nostro dove la questione femminile è diventata importante, le donne sono presenti in modo così massiccio. Inoltre, dopo aver letto l’illuminante articolo apparso sul New Yorker di Malcom Gladwell, Small Changes, ho rimesso i miei piedi ben saldi a terra. E mi sono chiesta: fino a quando il web aiuterà le donne nelle loro conquiste politiche?  L’impegno sociale può stare solo in Rete? Davvero i legami virtuali che si connettono sul web possono sostituire quelli personali? La piazza virtuale in fondo è facile e immediata, ma quella reale non è scontato sia una sua conseguenza naturale. A volte, è vero, è successo. Il 13 febbraio in tutta Italia, e a Milano, durante l’ultima campagna elettorale. Come è successo, a me per esempio, instaurare legami reali e proficui con altre donne conosciute attraverso blog e forum. Ma è solo l’inizio, appunto.  Solo l’inizio di una comunicazione che la Rete rende più veloce, ma non per questo più efficace.  Che cosa serva per imporre le nostre istanze nella realtà, per uscire dal virtuale ed entrare nella pratica quotidiana, lo dobbiamo ancora scoprire. Insieme.

P.S. Informazione di servizio, la bibbia del movimento dei social media è Uno per uno, tutti per tutti (Codice 2009) di Clay Shirky

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