Adolescentia, Educazione
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Educazione sessuale. Questa sconosciuta

C’era un tempo in cui infilare un preservativo su una banana per parlare di sesso con i ragazzi ci avrebbe fatto meritare l’oscar del permissivismo. E forse anche oggi, in un Paese che soffre di atavica pudicizia e che latita quando si tratta di parlare di educazione sessuale nelle scuole, qualche punto lo guadagneremmo ancora, se non che, cosa che avremmo imparato anche solo spiando i nostri adolescenti mentre guardavano serie tv come Sex Education, questo genere di contenuti sembra aver fatto il suo tempo. Max Bauer, Silvan Hämmerli e Brigitte Leeners, tre ricercatori del dipartimento di endocrinologia riproduttiva dell’Università di Zurigo per esempio, dopo uno studio su due mila e 500 adolescenti tra gli 11 e i 19 anni, hanno concluso che indottrinamenti su salute e anatomia non rispondono più alle curiosità dei giovanissimi. Meglio mettere sul tavolo temi caldi come preferenze sessuali (posizioni e fantasie comprese), benessere mestruale, tipologie di orgasmo, sesso orale, pornografia e, in conformità a una generazione cresciuta a #metoo e famiglie arcobaleno, gestione del consenso e diversi orientamenti e identità di genere. In altre parole, basta associare il sesso a contraccezione e malattie trasmissibili, e porte aperte al sesso come relazione positiva, scoperta, inclusione. Persino nella compassata Inghilterra, dopo trent’anni a spiegare come fare sesso sicuro o non farlo affatto, da settembre, con un permesso di ritardo non oltre la primavera del 2021 causa Covid, è obbligatoria per scuole di primo e secondo grado, una nuova guida su Relationships and Sex Education. Perché il modo di guardare all’intimità dei giovanissimi sta cambiando e a spiegarcelo sono proprio loro, se solo li ascoltassimo.

Il piacere è di tutti: la terza rivoluzione sessuale

«È stata sufficiente qualche intervista in preparazione al documentario per capire che il tempo delle censure è finito. Anche i ragazzi e ragazze italiani vogliono parlare di sex toys, poliamore, masturbazione. Di come organizzare la prima volta, quanto i peli diano fastidio e come dire che lui/lei ti piace, ed è del tuo stesso sesso». Enrica Cortese e Claudio Pauri sono due componenti dei Molesti, otto giovani tra i 18 e 24 anni che con un libro (Making Of Love, Fabbri, in libreria dal 29 settembre), e un film di cui sono anche protagonisti (Edoné. La Sindrome di Eva, da novembre), stanno provando a cambiare rotta alla narrazione del sesso nel nostro Paese. «Bisogna uscire da un’ottica di paura e precauzione ed entrare in quella del piacere. In fondo, è come per la cucina: nessuno metterebbe mai l’accento sulla possibilità di bruciare tutto o salare troppo, se mai è sul gusto che ci si concentra». E per un nuovo racconto da creare, ecco che arrivano nuove parole da usare: da transessuale a transgender, da asessuato a intersessuale, da genderfluid a poliamoroso. Un vocabolario in cui si mescolano audacia (secondo l’ultima indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di maggio 2020 Spotlight on adolescent health and well-being, il debutto sessuale è intorno ai 15 anni) e desiderio di trovare strategie per stare al passo con il cambiamento delle norme sociali anche nell’intimità. Uno dei temi più dibattuti per esempio, è quello del consenso. «Capire che eccitarsi non significa automaticamente accettazione di un rapporto, sapere come negarsi senza sentirsi sfigate o come dire di non essere pronto nonostante un’erezione: sono queste le questioni che vorremmo fossero affrontate», concludono Enrica e Claudio. Forse perché si sono ormai resi conto che la pornografia, con cui sempre prima e più spesso entrano in contatto, non è un tutorial, e che, nonostante questa precoce emancipazione, l’immaginario erotico indotto dai media va ripulito da corpi e prestazioni fittizie. Aiuto che com’era prevedibile cercano, e trovano, sui social.

Sex & the Social. Così cadono gli ultimi tabù

Sessualità positiva e consapevole, spiegazioni esplicite su orgasmi, zone erogene, tecniche amatorie: Instagram è di fatto uno dei luoghi dove le cose vengono chiamate con il loro nome. E se negli Usa spopola Ev’Yan Whitney, autodefinitasi doula (dal nome dato alla persona che si prende cura delle donne nel dopo parto) della sessualità e creatrice del #sensualselfiechallenge, in Italia sono account come @se4sexeducation della sessuologa Giulia Marchesi, @hello_policose della psicologa clinica Dania Piras, @ltltsexpositive, e di Silvia Gioffreda, la popdoc del sesso che scrive di “rendere il mondo un posto migliore un orgasmo alla volta”, a raccogliere migliaia di follower. Il cambio vero di narrazione si ha però su TikTok, dove sono loro, ragazzi e ragazze, a prendere la parola. E, a suon di meme e video esilaranti, seguendo trend quali #primavolta, #imparandocontiktok, #verginità, smontano miti come la durata della prestazione o la dimensione del pene, prendono in giro l’ossessione per preliminari e clitoride, e le inevitabili défaillance. Una bella spolverata su istanze moralizzatrici, sensi di colpa e stereotipi che vedrebbero per esempio, le ragazze meno intraprendenti dei coetanei maschi. E invece, qui a condurre il gioco sono proprio le femmine che, dai tempi di specchietti e riunioni carbonare in salotto, fanno della conoscenza del proprio corpo uno strumento di empowerment. Lo sanno bene Nina Brochmann ed Ellen Støkken Dahl, esperte di educazione sessuale dell’Università di Oslo, che nel nuovo Cose da Ragazze (Sonzogno, in libreria il 24 settembre) in pratica mettono in fila tutto quello che una dodicenne in salute ha di solito voglia di sapere sulla sua pubertà, i suoi capezzoli, sul monte di venere e la vulva, sui baci con la lingua e sul fatto che l’erezione non ce l’hanno solo i maschi, ma vivaddio, pure le femmine. Un libro di cui c’era un forte bisogno, dicono. Perché qui, a conti fatti, non si tratta solo di divertirsi un po’, ma di sviluppare autonomia e autostima personali, tanto più che secondo gli studi più recenti, una sessualità vissuta bene fin da giovanissimi sarebbe garanzia di minor isolamento sociale.

Amando si impara

«La relazione affettiva e sessuale è un evento importante nel percorso di crescita degli adolescenti e ha forti implicazioni su loro benessere. È come una palestra sociale, uno strumento per sviluppare competenze interpersonali, dall’empatia alla negoziazione», dice Emanuela Confalonieri, docente di psicologia dello sviluppo all’Università Cattolica di Milano e da poco in libreria con Love Skills in adolescenza (FrancoAngeli). «Certo, per costruire questa “competenza romantica”, che aiuta poi ad agire in modo libero e consapevole, oltre la relazione con l’altro e le informazioni tecniche oramai reperibili ovunque, servirebbe riflettere su di sé. Per questo, dopo diversi anni di ricerche, abbiamo messo a punto i Love Skills Workshop (loveskills.crescerecompetenti@gmail.com), per scuole, centri ricreativi e tra poco anche online». Per scoprire e scoprirsi, indagare sui propri desideri, fantasie e persino sulla rabbia provata quando si riceve un rifiuto. Tutto senza giudicare. Come nel caso del sexting, una pratica che noi adulti condanniamo a priori, ma che nei giovanissimi, dicono i dati, è anche un modo per raggiungere l’intimità, esplorare l’inizio di una conoscenza reciproca. Del resto, è bene ripeterlo, quando si tratta di piacere, e di sesso, tutto è lecito e nulla è male in sé. Nel rispetto di sé stessi e del prossimo, l’unica cosa certa è che la salute sessuale, benessere psicoemotivo compreso, è un diritto previsto dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. E diciamolo senza indugi: per imparare a essere felici ci vuole (tanta) pratica.

Articolo già pubblicato sul numero di IoDonna del 10 ottobre 2020.

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