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Infedeltà finanziaria. Quello che le coppie non dicono

«Avevamo programmato il nostro futuro insieme. E poiché guadagnavamo più o meno la stessa cifra, per comodità avevamo deciso che le mie entrate avrebbero coperto le spese correnti – i vari supermercati, gli acquisti per i figli, il medico – e le sue, le bollette e l’accantonamento per i risparmi e la nuova casa. Per gli imprevisti e le vacanze, ci siamo sempre regolati di volta in volta, e io, in effetti, non ho mai controllato… ma quando è stato il momento di versare la caparra per il piccolo appartamento in montagna che avevamo tanto desiderato, i soldi erano spariti. Mio marito non aveva mai messo da parte nulla, e, a parte pochi spiccioli, non sono mai riuscita a sapere che fine avessero fatto…». Anche al momento della separazione, e nonostante il lavoro della mediatrice familiare affinché la coppia capisse che la risposta etica poteva essere diversa da quella giuridica, Paola (nome di fantasia, ndr) non ha mai saputo la verità sui soldi del compagno di vita. «È stato come un tradimento di carne e ossa, perché insieme alla fiducia, è svanito anche il futuro che avevamo pensato insieme. E quello dei nostri figli». L’infedeltà finanziaria, e lo dice la National Endowment for Financial Education® che studia il fenomeno da una decina d’anni, non è un comportamento raro. Secondo la sua ultima indagine, il 41 per cento degli americani mentirebbe al partner sulla gestione dei soldi, mentre il 75 ammette che queste bugie, più o meno gravi, hanno compromesso la relazione. Eppure si continua a farlo. Sempre di più. Tanto che, da uno studio di Lloyds Bank, tre coppie su dieci aspetterebbero più di sei mesi prima di affrontare l’argomento di soldi ed eventuali debiti, e molto dopo comunque essersi raccontati di lavoro, viaggi e animali domestici preferiti.

Piccole grandi bugie

«Siamo abituati a considerare, nella coppia, la relazione affettiva e sessuale, mentre quella economica viene trascurata, se non ignorata. Persiste, nella nostra cultura, l’idea di un amore romantico che sarebbe “sporcato” dal parlare di denaro, e così si crea una frattura, un “non detto”, in cui si possono inserire, nel tempo, altri “non detti”» dice Valeria Fassi, psicoterapeuta e mediatrice familiare per il Servizio di Psicologia clinica per la coppia e la famiglia dell’Università Cattolica di Milano esperta delle problematiche del denaro nella coppia. Ma attenti a non generalizzare. «Il tradimento vero esiste» continua Fassi «quando esiste anche un patto di fiducia implicito o esplicito. Perché nascondere il prezzo di un paio di scarpe dovrebbe considerarsi tradimento se mai abbiamo dichiarato l’obbligo di condividere le spese personali? In alcuni casi poi, e considerata la crescente precarietà delle relazioni e del futuro, avere fondi pensione o carte di credito all’insaputa del partner, potrebbe essere solo la spia di un bisogno individuale di crearsi un cuscinetto, una via di fuga per i momenti bui, e non della volontà di ingannare l’altro». Eppure, nell’elenco dei quattordici comportamenti-tipo che Michelle Jeanfreau e Michael D. Mong, ricercatori dell’University of Southern Mississippi, hanno riportato nel loro Financial Infidelity in Couple Relationships, si trovano dal nascondere ricevute al gioco d’azzardo, dalla carta di credito segreta alla richiesta di fallimento all’insaputa del partner, dalla bugia su un nuovo acquisto alla sottrazione indebita dei risparmi comuni. Anche se tutte le bugie non sono evidentemente uguali, così come possono essere diverse storie personali e genere. Che essere maschio o femmina, persino nell’infedeltà finanziaria, fa la differenza.

Conti separati e contenti

«Non si può non tener conto che in Italia il 50 per cento delle donne non lavora e quindi non ha uno stipendio suo, mentre il 20 per cento delle occupate continua a non avere un proprio conto corrente» dice Claudia Segre, presidente e fondatrice di Global Thinking Foundation, associazione che sostiene e organizza progetti per l’alfabetizzazione finanziaria di soggetti deboli. «In questo contesto è evidente che, tra uomini e donne, le motivazioni che inducono a mettere in atto strategie non proprio trasparenti per la gestione del denaro, magari per crearsi un piccolo tesoretto, per sé stesse o per i figli, sono diverse». Una sorta di bugia necessaria insomma, per uscire da una dipendenza economica da chi spesso detiene i cordoni della borsa. «Sì, lo ammetto, a volte ho detto di aver comprato cose in saldo quando invece erano a prezzo pieno, ma solo per non discutere…», dice Stefania, impiegata. Come se i propri soldi valessero di meno, come se gli acquisti femminili fossero solo capricci. «L’abitudine di alcune donne a nascondere le tracce del denaro speso è frutto di retaggio culturale», continua Segre, «si pensi che mentre negli Usa gli acquisti sul sito QVC sono per l’80 per cento pagati on line, in Italia si preferisce il contrassegno con contanti. L’unica soluzione è una vera educazione finanziaria, visto che è difficile essere onesti riguardo le proprie finanze se non se ne ha piena consapevolezza, come è difficile accorgersi se c’è qualcuno che ci sta mentendo». Sarà per questo che, quando i soldi finalmente li abbiamo noi, gestirli in modo individualistico diventa quasi una rivendicazione di libertà.

Il portafoglio è mio e lo gestisco io

È quello che sostiene Gaia (nome di fantasia, ndr), 32 anni, che lavora nel marketing di una grande azienda: «Abbiamo un conto in comune per le spese domestiche e poi due conti separati per le personali. Io ho i miei “vizi” – ho una passione per gli orecchini – e lui i suoi. E non mi sono mai sentita in dovere di dirgli quanto spendo, e se me lo chiede…. invento!». D’altra parte, sempre secondo le ricerche, le giovani generazioni sembrano più propense a nascondere informazioni finanziarie al proprio partner. «La comunione dei beni è ormai un vecchio ricordo» dice Valentina Proietti Muzi, consulente finanziario e patrimoniale, «Oggi il rapporto tra i sessi è più paritario e le ragazze autonome finanziariamente sono attente al risparmio e informate sui possibili investimenti. La totale delega ai maschi di famiglia, padre o marito, e che per altro è terreno fertile per l’infedeltà finanziaria, sta finalmente scomparendo. Io stessa non vedo, tranne in casi patologici come il tentativo di sottrarre patrimoni o la ludopatia, bugie, bensì uno strumento di indipendenza, la possibilità di continuare ad avere obiettivi personali, come iscriversi a un corso di specializzazione anche se non “lui” non è d’accordo». Una sincera relazione economica, anche seguendo i consigli pratici riportati sul sito della Global Thinking Foundation, sarebbe fatta quindi da conti separati, da una comunicazione trasparente sugli obiettivi comuni come la casa o l’educazione dei figli, una pianificazione attenta e congiunta delle spese, e l’accesso paritario ai depositi comuni. Facile, no? Per niente.

Te la farò pagare

Leggendo i dati, si scopre infatti che c’è una tendenza quasi naturale a desiderare pericolosamente persone con atteggiamenti verso il denaro opposti. «È normale, e la stessa letteratura lo insegna, se si pensa a trame come L’Avaro di Molière o Il Mercante di Venezia di William Shakespeare», conclude Fassi, «Chi è cresciuto secondo un modello di sacrificio e privazioni è attratto da chi gode liberamente di ciò che il denaro può offrire; al contrario, chi ha visto dilapidare patrimoni familiari, ricerca una persona più solida e morigerata». Siamo quindi destinati a mentirci l’un l’altra per finire, inevitabilmente, davanti a un giudice? «Nelle cause di divorzio i soldi sono sia elemento scatenate che ragione di litigio del dopo separazione», dice l’avvocato Marcello Albini, «Spesso esiste una totale omissione del patrimonio da parte di un coniuge, con mogli che non sanno neppure quanto guadagnano i mariti, e questi ultimi che, sempre di più, occultano somme di denaro come prevenzione in caso di una futura separazione… La scarsa trasparenza insomma sembra quasi la normalità, un corto circuito nella coppia, che poi va riparato ricordando che il matrimonio prevede per legge la fedeltà non solo sessuale ma anche economica, visti l’articolo 143 del codice civile con l’obbligo di assistenza materiale della famiglia e il 148 per il mantenimento dei figli». Tirate le somme quindi, forse mentire non è così conveniente come si crede. Anche perché, si sa, le bugie hanno le gambe corte.

Inchiesta già pubblicata sul settimanale Elle settembre 2019

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