Educazione, Storie
Leave a comment

La #buonascuola? Esiste già

La #buonascuola? In parte, c’è già ed è quella che 22 scuole capofila del movimento delle Avanguardie Educative Indire hanno iniziato dando il via a una trasformazione complessiva della scuola. Ovvero, rivedere non solo la pratica didattica quotidiana, ma anche l’organizzazione e l’uso della struttura, degli spazi, dalle le aule ai corridoi, dalle mense alle biblioteche e palestre. Questa è un’intervista con Elisabetta Mughini, dirigente di ricerca dell’area innovazione di Indire Avanguardie Innovative.

Qual è l’intento di questo Movimento?

Le 22 scuole non solo firmatarie del manifesto, ma sono state individuate perché esprimono già una buona pratica della trasformazione della scuola. L’intento è quello dimettere in Rete le scuole e le loro esperienze per fare da “guida” anche quelle che vogliono intraprendere la stessa trasformazione.

Quante sono le scuola che vi stanno seguendo?

Sono 167, di ogni ordine e grado. E possono decidere di adottare anche una sola delle dodici idee che trovano nel manifesto. È interessante notare che le capofila non sono locate in grandi centri, ma in zone della provinaci italiana dove la cura e il benessere dello studente è il punto centrale della scuola. La cosa più importante è che si tratta di un’innovazione dal basso, e queste scuole, che hanno iniziato ancor prima del manifesto il loro rinnovamento, non hanno ricevuto nessun finanziamento speciale, ma hanno semplicemente sentito l’esigenza di corrispondere alle richieste degli studenti.

Quali sono le nuove pratiche proposte?

Vanno dai nuovi metodi di insegnamento alle nuove modalità per organizzare il tempo della scuola. Le coordinate a cui siamo abituati, unità ora di lezione e aula fissa, erano funzionali a una scuola di tipo industriale che erogava uguali conoscenze per tutti e nello stesso modo. Ma ora siamo in un’epoca post industriale e queste coordinate non hanno più senso, ecco perché le scuole di Avanguardie Educative le stanno scardinando. Prenda per esempio l’ora di lezione: se devo svolgere un’attività diversa dalla lezione frontale come un lavoro di gruppo di ricerca o collaborazione, o assegnare dei compiti per cui i ragazzi devono andare sul territorio e acquisire fonti, l’ora non basta più.

Quali sono le tre parole d’ordine della nuova scuola?

Sono le tre E, ovvero le tre fondamentali richieste valide non solo per noi ma per tutte le scuole europee nel ripensare la suola del futuro. E dicono che la scuola deve essere efficiente, efficace, e soprattutto enjoyable, ovvero un ambiente dove si sta bene e si va ben volentieri. La scuola è infatti un luogo amplificato di apprendimento, non è solo istruzione, ma anche educazione.

Che tipo di rapporto avete con la “Buona scuola” di Renzi? Se lo avete avuto..

Innanzi tutto è importante sapere che Indire, come Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, anche se dipende come sorveglianza dal Ministero è un ente di ricerca autonomo. Come gli altri attori e skateholder al momento delle consultazioni abbiamo mandato le nostre note e certamente nel momento in cui è apparso il documento la “Buona scuola” abbiamo ben accolto la volontà e il desiderio di trasformare la scuola affinché sia aderente alle nuove esigenze di apprendimento. Perché questo è un dato di fatto, la scuola va cambiata.

Quindi?

Quindi l’augurio è che ce la facciamo a riformarla, anche se, come sempre non basta l’idea isolata. Prenda per esempio uno dei metodi più interessanti del momento per l’apprendimento delle discipline scientifiche, il TEAL, messo a sistema al MIT di Boston dal professor Peter Dourmashkin e che utilizza lavoro di gruppo, esplorazione e tecnologia per un apprendimento attivo. Questo a bisogno non solo di insegnati, ma anche di aule di un certo tipo, di saper muovere la classe. Anche per noi il wifi è un default, ma questo non significa che il wi-fi può trasformare la scuola..

Detto da genitore, la scuola di mio figlio è lontana anni luce da questo atteggiamento e temo molte altre scuole in Italia…

Noi osserviamo ciò che avviene quotidianamente nelle aule e speriamo solo che questo virus di innovazione colpisca più scuole possibili. La scuola del millennio in corso non può essere quella misurabile con i voti, ma quella capace di costruire abilità che mi permettano di decidere, di capire consapevolmente cosa e perché sto facendo una cosa piuttosto che un’altra. La scuola deve tornare a riprendersi il ruolo di formare non un buon studente che ha imparato la lezioncina, ma un cittadino consapevole. Bisogna imparare a saper essere, saper fare e saper scegliere.

E gli insegnanti?

I famosi test Invalsi dovrebbero servire a valutare se ciò che ho insegnato è arrivato a destinazione. Ma se faccio vedere a uno studente una scopa appoggiata a un muro e lui non mi riconosce il Teorema di Pitagora, cosa che fa facilmente se gli mostro un triangolo, significa che lì c’è quel margine dove io posso lavorare per uscire dall’astrazione. Un docente è una guida, un mentore, non un erogatore di dati e informazioni. tutto questo i nostri studenti spesso lo hanno già, salvo poi non essere in grado di ma non essere in grado di strutturare relazioni.

Nella foto, l’opera Follow me, 2003, dell’artista cinese Wang Qingsong.

Cosa ne pensi? Scrivilo qua…

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.