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La Forma del Tempo. Meraviglie, e illusioni, di un tempo perfetto

È un’oscillazione, costante e ritmata, il passo che conduce alla porta dell’era moderna. Il matematico e astronomo olandese Christiaan Huygens brevettò l’orologio a pendolo nel 1656, riuscendo a ridurre lo scarto orario giornaliero da 30, a pochi minuti al giorno, e a entrare così nei laboratori degli scienziati con uno strumento di precisione che sarebbe stato fondamentale per il nuovo metodo sperimentale. Considerare necessaria una misura finita del tempo, in contrapposizione a un’eternità divina e infinita, è uno degli attributi cardine dell’Uomo Moderno e, nonostante il ruolo che gli attribuirebbe un’istituzione immutabile come la Chiesa, anche Alessandro VII, salito al soglio pontificio nel 1655, era uno di loro. «Tormentato dall’insonnia, Fabio Chigi, con il suo bisogno di misurare il passaggio delle ore anche di notte, è in tutto e per tutto un uomo del suo tempo», dice Lavinia Galli, conservatrice del museo Poldi Pezzoli di Milano e curatrice della collezione di orologeria (una delle più importanti in Europa), nonché della mostra La Forma del Tempo (fino al 27 settembre 2021). «A lui dobbiamo la spinta alla creazione di orologi silenziosi (il ticchettio ne poteva disturbare il sonno) e luminosi: sono i preziosi notturni italiani del Seicento, invenzione dei fratelli umbri Pietro e Matteo Campani, e per l’epoca, oggetti innovativi e sorprendenti».

Magnifiche opere a metà tra arte e tecnologia, questi orologi dotati di un quadrante dipinto e visibile al buio, dopo aver goduto di uno straordinario successo, tanto da essere copiati in tutta Europa nonostante il brevetto imposto dal papa a tutelare il meccanismo silenziatore, furono poi dimenticati. Il rinnovato interesse lo si deve allo storico Silvio Bedini, professore emerito dello Smithsonian Institution di Washington. «Lo scappamento silenzioso era un meccanismo più complicato di quello del pendolo e una volta rotto, esaurito il sapere artigiano dei Campani, fu molto difficile reperire la manodopera utile alla riparazione. Inoltre, bisogna considerare che si tratta di oggetti di estremo lusso, realizzati per principi, papi, cardinali, spesso usati come doni diplomatici, e quando, verso gli anni Trenta del Settecento, la nuova moda preferì orologi dorati in stile Luigi XIV, molti vennero smontanti per conservarne solo il quadrante dipinto da artisti di fama», spiega Galli. Eppure, come evidenzia il comitato multidisciplinare di storici, dalla scienza alla letteratura, riunito in occasione della mostra milanese (e che firma il bel catalogo edito da Skira), questi orologi rappresentano il più originale contributo che l’Italia ha apportato all’orologeria moderna.

«Nel nostro immaginario l’eccellenza dell’orologeria è associata a paesi come Svizzera o Inghilterra, ma nel Seicento, l’Italia è patria di artigiani colti ed matematici esperti, le lenti italiane di microscopi e cannocchiali rivoluzionavano la visione dell’universo, senza contare Galileo, Giovanni Domenico Cassini, l’astronomo matematico che andrà a dirigere l’Osservatorio di Parigi, l’Accademia del cimento voluta dai Medici, o il museo kircheriano dei gesuiti…». Certo, davanti la riproduzione luminosa sul muro delle ore di alcuni orologi notturni dei Campani, o immaginando l’effetto che doveva fare la proiezione dei disegni delle costellazioni sul soffitto dall’orologio nascosto in un globo celeste sorretto da una statua alta quasi due metri, la scansione meccanica del tempo, resa necessaria nel XIV secolo per consentire ai monaci benedettini di pregare a intervalli regolari, doveva avere del miracoloso. Ché, come avrebbe detto Isaac Newton, anche Dio poteva essere paragonato a un orologiaio.

Articolo già pubblicato sull’inserto Orologi di Repubblica novembre 2020 (la mostra è stata in seguito posticipata causa Covid).

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Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e analisi su trend globali.

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