Educazione
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La giustizia educativa di Maria Montessori

Paola Trabalzini insegna Antropologia Pedagogica alla Lumsa e spesso, come nei suoi numerosi libri, si è occupata del pensiero di Maria Montessori in rapporto alla giustizia sociale. Una dimensione fondamentale, poiché non ci può essere scuola senza una comunità equa, e non ci può essere scuola se non per tutti. A cominciare dagli ultimi. Nei giorni in cui ho sentito Trabalzini, e preparavo il mio articolo uscito per IODonna del 22 agosto, ho parlato con lei proprio di questo aspetto. Quella che segue è l’intervista integrale, di cui sull’allegato al Corriere della Sera è stato pubblicato per ragioni divulgative e giornalistiche solo un brano.

 Con l’emergenza sanitaria concetti come povertà educativa o abbandono scolastico sono diventati argomenti mainstream, e del resto i dati sono allarmanti. In che modo il messaggio di Montessori può esserci di esempio?

Le prime Case dei bambini sono istituite nel 1907 a San Lorenzo, un quartiere periferico e popolare di Roma, per accogliere bambini con svantaggio socio-culturale. Erano parte di un progetto di risanamento edilizio e igienico-sanitario realizzato dall’Istituto Romano di Beni Stabili e ogni edificio ristrutturato del quartiere aveva al suo interno una scuola frequentata dai bambini che vivevano nell’edificio stesso: nasce così l’idea di portare la scuola all’interno del condominio come servizio per le famiglie, in particolare per la donna lavoratrice, togliendo i bambini dalla strada. L’approccio dell’Istituto è, potremmo dire oggi, di sistema: oltre alla scuola erano previsti una serie di servizi per le famiglie, la gestione dei quali richiedeva senso di responsabilità e rispetto verso l’ambiente da parte di adulti e bambini. Il tutto si inseriva in un intervento urbanistico e sociale che mirava a risollevare le sorti del quartiere.

Molti reclamano, a ragione, la mancanza di asili nido, dimenticando però che, oltre ad aver una funzione sociale, ne hanno una educativa…

Montessori scrive di ‘educazione dalla nascita’ che richiede: la preparazione di un ambiente e di attività che evolvono in corrispondenza dei bisogni psico-fisici del bambino; un adulto che si pone in ascolto di tali bisogni per dare risposte adeguate e stabilire un rapporto stabile di rispetto e fiducia. Il neonato cessa di essere per Montessori un essere con bisogni esclusivamente fisiologici e diviene un soggetto attivo dalla nascita con capacità proprie: sensoriali, motorie e cognitive. Il nido diviene allora il luogo che accoglie la vita del bambino, con personale competente e ben formato, rispettandone le leggi di sviluppo. Inoltre Montessori considera la fascia 0-6 anni, come la prima fase dello sviluppo, in linea con le attuali ricerche in Early Childhood Education and Care, dalle quali emerge che l’educazione e la cura di qualità della prima infanzia è di fondamentale importanza al fine di offrire ai bambini un solido inizio nella vita. I vantaggi che ne derivano risultano essere vantaggiosi per la società nel suo insieme e scolastici per i singoli alunni, in particolare per coloro che provengono da contesti svantaggiati. Montessori matura la necessità di una giustizia educativa come diritto dell’essere umano sin dalla nascita, perché l’assenza di tale giustizia compromette lo sviluppo dei bambini sia da un punto di vista fisico sia psichico.

Un buon inizio significa anche prevenire un problema grave come l’abbandono scolastico?

Uno dei fondamenti della proposta montessoriana è quello della libera scelta dell’attività da svolgere in un ambiente preparato, dove l’apprendimento è collegato all’esercizio dei sensi, del movimento e della mente e vi sono essenziali e chiare regole condivise. La libera scelta favorisce l’espressione di interessi, la scoperta personale, il lavoro spontaneo, sottrae dall’obbligo di far tutti la stessa cosa nello stesso momento e nello stesso modo. Una volta sperimentata e organizzata una capacità, il bambino acquista fiducia in se stesso, si rafforza proseguendo con maggiore entusiasmo nella conoscenza di sé, dell’ambiente che lo circonda e nel costruire relazioni di collaborazione con gli altri. Inoltre la libera scelta dell’attività favorisce la personalizzazione dei percorsi di apprendimento e i processi di inclusione. Studiare nella scuola Montessori – ricorda nella sua biografia Gabriel García Márquez, “era una cosa meravigliosa come giocare a essere vivi”.

Intervista realizzata il 20 luglio 2020

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