Me.
comments 32

la tra(n)sformazione di Piero Marrazzo

Si tratta di un argomento delicato. Avrei voluto non trattarlo, ma davvero l’ho sentito dire troppe volte nelle aperture dei telegiornali e strillare nelle notizie di agenzia. L’intervista di Concita De Gregorio a Piero Marrazzo pubblicata ieri su Repubblica è molto bella. Non che ne afferri appieno l’utilità giornalistica: mi sembra di intuire che ci sia tra le righe un qualche messaggio trasversale e politico, delle scuse dovute perché pubbliche, una catarsi mediatica. Ma davvero, non ho capito. E forse nemmeno mi interessa. Al contrario di Marrazzo non penso che l’attrazione verso un trans sia da considerarsi una fragilità o una debolezza. È semmai, nella mia modesta opinione, uno dei tanti e diversi gusti sessuali, gusti di cui non bisogna rendere conto a nessuno (se non a se stesso e alla famiglia se ce n’è una), e quindi ritengo le sue scuse pubbliche per questa supposta debolezza, fuori contesto. Tuttavia, una frase sparata a mille su tutti i media mi tormenta. Perché Marrazzo avrebbe detto, e così è scritto nell’intervista, che: «I transessuali sono donne all’ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria». Ora, chi legge Ipazia sa delle mie difficoltà con l’equazione donna uguale accudimento e questa affermazione non ne ha certo alleviato il fastidio. Anzi, conferma il mio fondato sospetto che, dietro questa idea della donna angelo del focolare e custode amorosa dell’altrui virilità, ci sia un modello di uomo/maschio di antico retaggio che trova la prostituzione non solo riposante (strano io avrei usato un altro aggettivo…avvilente?), ma anche giustificata dal carico di lavoro e dalle tante aspettative, pubbliche e private. Insomma, una giustificazione, e anche un’utilità sociale, della mercificazione del corpo della donna. Vede, signor Marrazzo, mi rivolgo a lei come se le parlassi direttamente e, mi creda, con immenso rispetto e compassione (non pietà, compassione) per la sua vicenda umana e, sottolineo, privata. Vede, mi piacerebbe spiegarle che noi donne siamo un poco più complesse di due grosse tette, un culo, e tanta celeste comprensione. Forse questo è quello che lei si aspetta da una donna, ma una donna non è solo questo, e spero che lei se ne renda conto. Quindi, venendo al dunque, quando dice che «i trans sono donne all’ennesima potenza», non solo cade in un difetto di senso, ma anche in un abbaglio matematico. Perché i trans, se mai, sono la radice quadrata delle donne, non la loro potenza, e lo dico con tutto il rispetto per i trans, che sono trans, e per le donne, che sono donne. Vede, signor Marrazzo, lei più di una volta cita la responsabilità dell’uomo pubblico. E anche quando ha concesso questa intervista, un’intervista pubblicata su uno dei maggiori quotidiani nazionali, era in quel ruolo. E soprattutto si rivolgeva a un Paese che di donne confinate al ruolo di soprammobile per piacere e compiacere i potenti di turno ne ha francamente abbastanza. Bene, da uomo pubblico, mentre si scusava per i suoi peccati e le sue debolezze, anche lei ha riservato alle donne un ruolo posticcio. Forse non era nelle sue intenzioni, forse ciò è accaduto solo per il suo bisogno di spiegare e di fare ammenda, ma tant’è, questa è stata la sua scelta. Da uomo pubblico lei ha scelto di fare di un transessuale il modello delle Donne con la D maiuscola, le donne all’ennesima potenza appunto. Ecco per questo sì credo, e solo per questo, lei dovrebbe chiedere scusa. Di tutto il resto, parafrasando il solito Clark Gable-Rhett, cordialmente, me ne infischio.

32 Comments

Cosa ne pensi? Scrivilo qua…

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.