Adolescentia
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Le legge dei social

[Pubblicato su Goia!] Un truck che funziona come un’aula multimediale in giro per le piazze d’Italia: è il mezzo che la Polizia Postale usa per Una vita da social, la sua campagna informativa sull’uso del web. «Si tratta di un’attività di prevenzione, anche perché quando arriviamo alla repressione è già troppo tardi: nella Rete non si può tornare indietro» dice Emanuela Napoli, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato. «Sulle piazze riusciamo a coinvolgere anche i genitori e spiegare loro quando cogliere segnali, dal vestirsi in modo diverso al pronunciare parole mai usate prima, che ci devono allarmare anche se nostro figlio, o figlia, è sempre “al sicuro” in camera sua. Ai ragazzi invece, diciamo innanzi tutto che quando postiamo una foto con un amico dovremmo per assurdo sempre chiedergli il permesso: si chiama privacy e non andrebbe violata. Quando poi ci si scambiamo contenuti esplicitamente sessuali, è bene sapere che entra in ballo anche il codice penale. Secondo il secondo comma dell’articolo 600 ter, chiunque diffonda materiale pornografico può essere punito da 1 a 5 anni di detenzione». I ragazzi lo sanno? La maggior parte, no. E non si rende neanche conto nemmeno di quello che ha fatto. Così sono puniti due volte. Per la loro ignoranza, e per la nostra.

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Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e analisi su trend globali.

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