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L’odore che ci guida nella memoria e nei luoghi

Chissà che odore avevano le calli di Venezia quando i magazzini traboccavano di spezie e aromi, o che essenze sprigionavano i bouquet preferiti da Maria Antonietta d’Austria e Caterina di Russia. Nelle sere delle prime, le hall de La Fenice o del Bol’šoj dovevano emanare speciali profumi, perché, come scrive Karl Schlögel nel suo recente Il profumo degli Imperi (Rizzoli), ogni epoca ha il suo aroma, la sua fragranza, il suo odore. E anche le nostre vite, in fondo, hanno un leitmotiv odoroso, una colonna sonora fatta di effluvi che arrivavano dalla cucina della nonna o da lunghi abbracci. Lo dice la scienza: nessun senso è complice della memoria come il nostro olfatto. Avete presente Proust? In tempi di pandemia poi, la dimensione pubblica si sovrappone a quella privata. Che non è solo il sentore, si dice non gradevole, delle strade della Parigi della Belle Époque, ad andar perduto, ma gli odori tutti.

Fisioterapia per nasi

Si chiama anosmia ed è uno degli effetti più spiazzanti del Covid19, che costringe a vivere, a volte per mesi, in un limbo sensoriale. La colpa è della neuro infiammazione del bulbo olfattivo, deputato alla ricezione degli odori, causata dal virus: saltano le sinapsi, per dirla facile, e noi diventiamo “sordi” ai profumi, buoni e cattivi. Chi l’ha provato dice che l’ansia aumenta, la socialità ne soffre, il timore di lasciare scie pungenti, cresce. Effetti non secondari e non trascurabili, visto che l’olfatto è, parafrasando Jean Jacques Rousseau, tutt’uno con ricordo, desiderio, immaginazione. Cose che spiega bene Arianna Di Stadio, otorinolaringoiatra e neuroscienziata all’Ospedale di Perugia, a capo di un’équipe che ha messo a punto un vero training olfattivo. Trascurare l’anosmia per mesi, infatti, può portare a un danneggiamento della capacità olfattiva, fino, nei casi più gravi, all’atrofia. E allora, chi la sente più la “rosa fresca aulentissima”? L’attenzione verso la riabilitazione dell’olfatto è d’altra parte globale, e mentre il protocollo elaborato da Di Stadio è usato negli ospedali di Fano, Roma (San Giovanni), Milano (Humanitas), Cesena (Bufalini), e nelle Università di Catania, Palermo, Sassari, Napoli e Genova, la “fisioterapia del naso” è realtà in Usa e Inghilterra dove la piattaforma Abscent.org, oltre a fornire informazioni scientifiche a chi soffre di anosmia, propone un Original Smell Training Kit con le quattro fragranze utilizzate dal professor Thomas Hummel della Smell and Taste Clinic dell’Università di Dresda (rosa, chiodi di garofano, eucalipto e limone) per una rieducazione fai-da-te. Le ormai 1500 persone che seguono il protocollo di Di Stadio sono invece monitorate da specialisti, per alcuni casi ci si avvale di PeaLut, una molecola capace di controllare la neuro infiammazione cronica, mentre a chi ha già fatto progressi è concesso di “sniffare” anche caffè, cioccolato, fontina e pesca.

Il profumo del tempo

Ricomporre un mondo privato di ricordi e desideri è però un percorso tutto sommato semplice se confrontato al recupero degli odori del passato. Eppure, se non fosse per questa diffusa rivalutazione del nostro senso più ancestrale, l’Unione Europea non avrebbe dato quasi tre milioni di euro per i tre anni di ricerca che porteranno alla realizzazione di Odeuropa, il primo archivio olfattivo che catalogherà gli odori presenti nel Vecchio Continente dal XVI al XX secolo. A comporlo, storici, profumieri, umanisti, chimici, curatori museali ed esperti di intelligenza artificiale come Sara Tonelli della Fondazione Bruno Kessler: «Abbiamo iniziato con la ricognizione e l’estrazione dai testi e dalle immagini antiche di informazioni sugli odori della quotidianità e tutto ciò che veniva associato a essi, e concluderemo, nel 2023, con la ricostruzione di quelli più significativi nei secoli». Potremmo così annusare i balsami di aceto e rosmarino, o l’incenso delle dimore nobiliari, che invadevano le strade delle città colpite dalla peste, seguire la scia lasciata dalle catacombe, dalle cucine italiane, e pure dalla sporcizia, descritta nei diari di viaggio del Grand Tour, fiutare il tabacco di Napoleone. Cambierà la memoria collettiva, la conoscenza di ciò che da sempre chiamiamo Storia? Vedremo. Certo è che ora pure la genetica dell’olfatto è osservata speciale. Nonostante gli oltre 400 recettori olfattivi che usiamo per interagire con il mondo, se ne sa infatti ancora troppo poco della relazione tra olfatto, salute e comportamento, eccetto che, come ha rilevato un nuovo studiodell’Università di Trieste e IRCCS Burlo Garofolo, ci sarebbe una correlazione genetica tra la percezione della cannella e l’apprezzamento di un buon vino rosso.

Corrispondenze di odorosi sensi

È il naso quindi che guida ai piaceri della vita. Un piacere che ha le sue radici nel rapporto aromatico primigenio, quello con l’odore del latte materno. Il che spiegherebbe, secondo la psicologia olfattiva, la nostra predilezione per i sentori di vaniglia e talco. «È l’odore dell’amore, della cura, del volersi bene», spiega Paola Pizza, coordinatrice del primo Master di Psicologia della Moda dell’École Superieure de Relooking (si parte a ottobre per i laureati in psicologia e discipline umanistiche), che, con un certo tempismo va detto, prevede corsi ad hoc di psicologia dell’olfatto. «Bisogna rimettere la persona al centro e restituire a questo senso un valore più complesso, fatto non solo di erotismo e seduzione come vorrebbe la pubblicità, ma anche di emotività e intimità». Una corrispondenza di odorosi sensi che ora ci porta anche in giro per il mondo. MAPPAE, ovvero Medicinal and Aromatic Plants Pathways Across Europe, è un nuovo progetto europeo (Italia, Francia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Malta e Cipro, le nazioni coinvolte) che ha individuato alcuni itinerari per scoprire città e territori guidati da suggestioni olfattive nelle diverse stagioni. Che sì, persino il tempo ha il suo odore. L’autunno di Malta profuma della salvia e dell’elicriso dell’isola di Gozo, quello dell’isola di Lussino, dei pini d’Aleppo. E le colline coperte dai vigneti italiani, di mosto e foglie che cominciano a impregnarsi di colore. È il riscatto di un respiro sempre più consapevole e potente che ci conduce in un viaggio aromatico nel mondo, nella Storia, ma soprattutto dentro noi stesse.

Integrale di articolo pubblicato sul numero di settembre 2021 di Amica.

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