Donne, Educazione
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Maria Montessori. Il bambino è il maestro.

Almeno di nome, Maria Montessori, la conoscono tutti. Sulla sua vita, e sulla profondità del suo Metodo però, c’è ancora molto da dire. Cristina De Stefano lo fa in questo suo libro appena uscito per Rizzoli, Il bambino è il maestro, che trascina in una vita di una donna geniale, con un’intelligenza che trascende ogni tempo ed epoca. Questa mattina ho fatto una bella chiacchierata con lei, che ho riportato quasi integralmente. Personalmente avrei continuato a parlare di Maria Montessori per il pomeriggio. Ma non c’era tempo…

Ti ricordi? Ci siamo viste alla presentazione del libro Le Leggi Naturali del Bambino ispirato al Metodo di Maria Montessori a settembre 2017 e mi accennasti che stavi lavorando a una biografia su Maria Montessori. In quali documenti, magari inediti, hai navigato?

Ho letto molte carte e lettere di persone che mi hanno pregato di non rivelare la fonte. C’è ancora tanto materiale segreto intorno a MM e sono stata molto fortunata a visionarlo. Ho letto per esempio la corrispondenza tra MM e il figlio Mario prima del “rapimento”, evento che fino a ora mai era stato raccontato. Dalle lettere si capisce che dietro la fuga c’era una organizzazione precisa, e che MM era determinata a tutto pur di riprendersi suo figlio, anche a sfidare la legge. Una donna di una forza e risolutezza eccezionali… In ogni caso mi fa molto piacere che molti mi scrivano di aver scoperto la vita di MM grazie al libro. Significa che doveva essere raccontata…

Sono d’accordo, anche se molti montessoriani quasi non parlano della vita di MM e dicono che tutto quello che c’è da sapere è sul Metodo. Eppure è difficile scindere vita e pensiero: per esempio molti sostengono che la “squassante esperienza del dolore” dell’abbandono del figlio l’abbia portata a pensare a una socializzazione della funzione della maternità. È una teoria sostenibile?

Da biografa è ovvio che io creda che per completezza, oltre all’opera si debba conoscere anche la persona. Io mi sono proposta di ricostruire la storia di questa grande donna indipendentemente dal suo pensiero, di cui non sono un’esperta. Il mio è uno sguardo esterno, neutrale, che non vuole correre il rischio di trasformare un genio in un’icona. Non voglio dimostrare nulla, solo mettere insieme la sua verità di vita. Ho la speranza che questo libro, questi documenti, possano completare il quadro di una formazione montessoriana, questo sì. Quanto al figlio segreto, non penso che abbia influenzato il suo pensiero che è già in maturazione prima. È il 1888 quando studia Édouard Séguin e poi lavora alla scuola ortofrenica. Sulla socializzazione della funzione materna invece, è frutto del suo impegno femminista. Fin da giovane la femminista MM sente la necessità di liberare la donna dal peso biologico della maternità per farla studiare e mandarla per il mondo. Per lei è una questione di giustizia sociale.

Veniamo al suo “brutto carattere”. La descrivono come donna difficile, collerica, ambiziosa… Racconti nel libro diverse rotture che costringono MM a ricominciare più volte da sola. Finisce male a San Lorenzo, con i pedagogisti americani, gli spagnoli, finisce male anche con alcune sue allieve…. Davvero, nel 2020, non riusciamo a dare un’altra interpretazione di questo “cattivo carattere”?  

Una volta per tutte: Maria Montessori era un genio, aveva una visione e una missione e in tutti i geni c’è una nota di detestabilità. Einstein era un uomo riprovevole che ha abbandonato il figlio in manicomio. Ma mentre a un genio maschio questo lato caratteriale si perdona, anzi sei un “uomo forte”, la donna diventa isterica, dà fastidio. Certo, era molto convinta di quello che diceva e si spazientiva facilmente se non la si ascoltava attentamente…

Perché secondo te in Olanda è andata meglio? 

Difficile dirlo, può darsi che la cultura nordeuropea già allora fosse meno maschilista e disposta ad accettare nuove idee portate da una donna libera, senza carica accademica o “partiti” alle spalle. L’Olanda è da secoli un Paese multiculturale, un emporio mondiale di merci e idee, spezie e libri, e forse ha posto meno resistenza culturale. Però è indubbio, lì l’ascolto delle teorie di Montessori è andato meglio.

La scienziata MM è poi gelosissima del Metodo. Rigorosa e quasi ossessiva nel controllo del suo materiale, della formazione delle maestre, e dell’apertura delle scuole. Dopo l’esperienza americana dirà che vuole controllare tutto: dalle questioni relative alla difesa legale alle pubbliche relazioni, fino alla formazione (un’azienda moderna oggi si direbbe, ndr). Ma di cosa aveva timore? E soprattutto i suoi timori erano fondati?

Entrambe le cose. Da una parte l’esplosione di interesse nei suoi confronti è stata inaspettata. MM è stata letteralmente travolta, la gente andava a casa sua, prendeva i suoi libri e li traduceva… Ha davvero temuto che il Metodo venisse usato da altri e applicato in modo non corretto. Questa mania di controllo però aveva una parte meno sana, che svela una sua insicurezza di fondo. MM parte da una posizione scientifica, l’osservazione sperimentale del bambino, per richiuderla molto in fretta e dire, in pratica, che può osservarlo solo lei. In questo caso è la sua biografia che ci può dare una spiegazione: perché MM è una donna di un’altra epoca sola, senza carica e marito, non è pedagogista ma medico, e ha sempre a che fare con maschi. Tutto questo la porta sulla difensiva.

Credo che solo le donne, anche quelle di oggi, possano capirlo. Capire il bisogno di riconoscimento di lavoro, intelligenza, talento… Certo è che a un certo punto MM diventa attentissima al denaro, era anche brava a raccogliere fondi, che sarebbe una qualità dopotutto, dice che non è disposta a impegnarsi in America senza essere pagata (cosa da cui ci sarebbe da imparare ancora oggi). Questo aspetto fa parte di un pacchetto di critiche, un’eredità dell’opera denigratoria del fascismo, che sopravvive ancora oggi. Non era in fondo giusto che lei cominciasse a guadagnare, visto che in università e come medico non era mai stata pagata e ancora era mantenuta dalla pensione del padre?

Questo è un terzo elemento che giustifica la necessità di controllo sul Metodo di cui si diceva prima. Perché a un certo punto, e cioè quando si riprende suo figlio, MM decide di vivere del suo Metodo e decide che questo “impero” sarà di Mario. Fino ad allora era sempre stato il padre a occuparsene. Ora decide che sarà lei a mantenere il figlio e poi la famiglia che si farà, compresi i nipoti. Non vuole quindi che passi il messaggio che basta leggere qualche libro per aprire scuole montessoriane. Il Movimento Montessori è un’impresa economica, con brevetti e progettazione? Sì, e allora? In fondo di questo lei vive, ma non è il punto centrale della missione. Se mai, mentre leggevo le carte, mi rendevo conto che questa sua mania di controllo ha rallentato lo sviluppo e la diffusione del Metodo. Mi arrabbiavo. La rivoluzione ha fallito per l’utopia del suo messaggio? È una possibilità. E sì, era una business woman, non molto brava in vero, ma ci provava. Ma allora era uno scandalo…

È sempre questo il problema allora. La vita di MM era rivoluzionaria per quei tempi (ma ho come l’impressione che ancora oggi non se la caverebbe benissimo…), radicale. Tanto radicale da spaventare ancora oggi. Cosa ci impedisce di applicare il Metodo visto che poi le sue intuizioni geniali sono state confermate dalle neuroscienze?

La radicalità spaventa sempre. Il suo pensiero è talmente radicale da dirci che noi, da millenni, sbagliamo tutto su tutta la linea. C’è una resistenza enorme nell’accettare in modo totale che noi non facciamo altro che prevaricare il bambino. Anche in famiglia, anche quando siamo apparentemente gentili con lui. Richiede un’autocritica profonda e continua da parte dell’adulto. Bisogna lasciarsi andare, svuotarsi. Pochi adulti sono disposti a farlo. Noi che spesso pensiamo di fare il bene del bambino, ma facciamo solo il nostro interesse, questo diceva. E non era piacevole per nessuno sentirlo. Nè allora, né oggi.

Non a caso, tu lo riporti più volte, lei ripeteva che il Metodo è una piccola cosa, è solo una parte; che il Metodo non si vede, quello che si vede è il bambino… E nelle ultime pagine tu scrivi che una nipote ricordava che lei spesso ripeteva “Non avete capito niente”… Mi è presa una profonda tristezza, ma forse è così…

Il bambino ha la sua “mente assorbente”, il suo “lavoro” da fare. Il bambino in un certo senso è montessoriano per natura lei dice. Il vero destinatario del messaggio di MM è l’adulto che deve fare un grande lavoro di umiltà su di sé. Mettersi in discussione sempre, cercando di fare il meno danno possibile. C’è una grande carica utopica nel suo messaggio, e soprattutto un innalzamento a un livello più alto. Eppure, se applicare il Metodo in “modo magico” è sbagliato, se tornassi indietro non avrei dubbi nell’affidare i miei figli a scuole Montessori. Anche solo per dar loro una chance di farli lavorare il modo più possibile vicino al funzionamento del loro cervello.

Oggi Montessori rischia di diventare un marchio. Tentativo per altro già tentato dal fascismo che voleva appropriarsi di un nome di successo all’estero svuotandolo del senso più profondo…

Il vero rischio oggi è il marketing Montessori. Lei sarebbe inorridita da tante cose che si vedono: kit, laboratori, attività confezionate. Il laboratorio Montessori è un ossimoro, il lavoro montessoriano è per antonomasia libero, non eterodiretto. Lei stessa dice che il materiale da solo non è nulla, non fa comparire magicamente l’“esplosione della scrittura”. Quello che serve è lo sguardo. Oggi certo c’è un ritorno in auge del Metodo, soprattutto per i problemi di attenzione e la iper digitalizzazione, ma non bisogna mai dimenticarsi del messaggio filosofico che sta dietro.

Un aspetto meno citato della vita della scienziata MM è quello mistico. Una scienziata mistica… sembrerebbe una contraddizione?

Mistica è l’aggettivo giusto. Anche la mistica è radicale e fa paura. Lei aveva uno sguardo speciale, come un terzo occhio, aveva la capacità di vedere cose oltre la realtà, elaborare visioni. MM “sentiva” i bambini, un contatto quasi inspiegabile. Quest’idea dell’attenzione come atto di amore estremo, chiamare le insegnanti, le maestre delle anime. È un aspetto di cui si ha paura forse perché non percepibile. Ma nelle sue lettere è chiara: l’educazione è una tecnica dell’amore. Una frase bellissima che dovrebbe alimentare ogni gesto educativo.

Finisce così, la mia chiaccherata con Cristina De Stefano. Oggi che in Italia è un’ulteriore giornata nera della scuola. Che le linee guida per la riapertura non sono che uno scarico di responsabilità, e Chiara Saraceno scrive su Repubblica della ministra Azzolina che è una ministra alla sciatteria…. Cosa direbbe Maria Montessori oggi di questa trascuratezza nei confronti di bambini e ragazzi? Questo libro esce per i 150 anni dalla nascita di Maria Montessori. E da allora, poco, quasi niente, abbiamo capito. Il Metodo Montessori nasce dalla sua indignazione nel vedere i bambini che non arrivano ai cinque anni di età, li vede malati e rinchiusi, e per prima propone una scuola dell’obbligo per tutti. Oggi, la nostra indignazione è sopita tra narcisismi e competitività. Per questo parlare di Maria Montessori è importante.

 

 

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Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e analisi su trend globali.

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