Educazione
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I numeri della gioia. La mente matematica di Maria Montessori

Mi permetto, in questo caso, un piccolo racconto personale. Perché tutte le volte che leggo della particolare efficacia dei materiali Montessori nell’apprendimento dei concetti matematici, mi si materializza davanti la visione di mio figlio, e di qualche suo amichetto, che porta a casa “la catena del mille” fai-da-te (nel senso che quella classica la lasciavano a scuola e loro se ne facevano una di carta proseguendo la numerazione all’infinito). L’ho vista srotolare dalla camera al salotto, qualche volta ci sono pure passata sopra, e ogni tanto chiedevo a mio figlio seienne quando si sarebbe staccato da quel rotolo che ogni giorno aumentava di volume e lunghezza. Qualche giorno fa gli ho chiesto, ora che è adolescente scientifico, cosa ricordasse di quelle “catene” e lui, col sorriso, mi ha praticamente fatto un trattato di tutti i materiali usati. Sottolineo il sorriso, che a mio parere è più importante dei concetti appresi vista l’idiosincrasia matematica che sembra essere diffusa nei nostri studenti. Anna Maria Bianconi è un’insegnante di una scuola primaria romana che ha scritto un libro per insegnanti non montessoriani interessati alla mente matematica di Maria Montessori. Con lei, in occasione dell’articolo per IODonna scritto per i 150anni dalla sua nascita, ho parlato del perché metodo Montessori e matematica vanno così d’accordo.

Parliamo della mente matematica di Montessori, in poche parole cosa è?

Il bambino ha una capacità innata i lavorare con le quantità e di scoprire il numero attraverso di esse materializzate in oggetti concreti. In questo modo ci si avvicina al concetto di numero usando quelle parti del cervello legate anche al movimento di occhi e mani e non per astrazione. Se oggi si parla di analfabetismo nelle materie scientifiche o se i bambini e bambine non hanno un buon rapporto con la matematica, è perché  viene insegnata nel “modo sbagliato”, facendo usare la parte del cervello “sbagliata”. Si fa troppo lavoro astratto, sollecitando la memoria verbale e non associativa, inoltre a scuola teniamo i bambini fermi a disegnare, ma non diamo loro le quantità da toccare con le mani.

E quali sono questi materiali? 

Le aste della numerazione per esempio sono il primo materiale con cui si lavora con il concetto di quantità nel senso della lunghezza. La cosa straordinaria è che è stato rilevato che quando noi immaginiamo una sequenza di numeri nella mente, lo facciamo mettendoli in linea, quindi il materiale montessoriano in un certo senso non fa altro che mettere in quantità una cosa che “è” nella mente. Le aste poi sono di diverse unità alternate per colore: perché il bambini lavora per scoperta…

Lei è stata una bambina montessoriana? Come si è avvicinata al Metodo?

No, ho studiato Montessori in università e ho seguito corsi di formazione montessoriani per dieci anni. Ho iniziato a insegnare in una scuola montessoriana privata e poi sono passata alla scuola statale tradizionale, ma mi sono portata dietro “il Metodo”. Alcuni materiali li costruisco da sola, altri a volte me li faccio regalare a Natale, in ogni caso, anche quando uso materiali tradizionali come i regoli, lo faccio in maniera montessoriana, dando ai bambini la possibilità di usarli nel movimento.

Non si sente una mosca bianca all’interno di un sistema così diverso?

No, in realtà, come ho fatto nel mio libro, anche le insegnanti tradizionali ne traggono beneficio. Inoltre, una volta scoperto, ho pensato che fosse un tesoro troppo grande per non portarlo a tutti. Io sono convinta che questo tipo di approccio, che è di grande aiuto anche per i discalculici, risolverebbe parte delle difficoltà nelle materie scientifiche.

Intervista realizzata il 11 luglio 2020

Nelle foto particolare delle catene del mille di Montessori Craft

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