Donne, Educazione
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W Maria Montessori. Un documentario di Emanuela Audisio

«Io e Maria Montessori? In un certo senso posso dire di averla “incontrata” in Iran prima dei dieci anni, quando tornavo a casa da scuola e mi dicono che volevo sempre stirare… ho ancora un portaoggetti in raffia fatto là. Poi la ricordo sulle famose mille lire e di lei, tornata in Italia, ho sempre avuto un’idea un po’ professorale. Fino a oggi, perché con la preparazione del documentario, vedendo quello che lei ha fatto anche in India, il suo ultimo desiderio di partire per l’Africa, il modo in cui rispondeva a tutti coloro che le chiedevano di dare una mano, ho considerato il significato della sua vita nel momento storico di Montessori. Un momento, nonostante tutto e dittature comprese, di grande flusso libertario, in cui le istituzioni per prime si adoperavano per migliorare la vita dei ceti meno fortunati, non incapaci o “sfigati”, solo meno fortunati e quindi degni di cura».

Comincio dalla fine, nella mia conversazione con Emanuela Audisio su Maria Montessori. Perché è importante, nel 150esimo della sua nascita, restituire lo spessore del suo pensiero, che è scientifico, educativo e sociale. Niente riduzioni in facili formule quindi, nessuna traduzione semplicistica di pseudo strategie educative passate per innovative. Dopo 150 anni, ci possiamo provare, come dice Audisio, a essere “meno pigri”, e a capire perché, in tutto il mondo ancora, dalla Cina al Canada, passando per India e Australia, e non solo i soliti nordici, si senta ancora così tanto bisogno di lei. Per farlo, nel suo documentario in onda su SkyArte in prima visione alle 21 del 31 agosto, ha chiamato a raccontare la vita e il pensiero di Montessori uomini e donne da tutto il mondo. Ci sono esponenti dell’AMI e dell’Opera Nazionale, la pronipote erede, studiose, maestre indiane, alunne ex montessoriane…. 

 «Ho cercato le fonti più dirette, la pronipote che presiede l’archivio, mi ha aiutato con i ricordi dei genitori. Mi aspettavo di trovare persone monotematiche, fedeli montessoriani, e invece ho conosciuto una famiglia olandese molto laica. Le figlie per esempio non hanno frequentato una scuola montessoriana semplicemente perché non era la più vicina a casa… Certo, quando le ho fatto notare il multiculturalismo della sua famiglia, ha convenuto che forse qualcosa dall’illustre antenata avevano preso. E così la segretaria dell’AMI, che parlava un perfetto inglese perché a suo dire, aveva fatto l’attrice. Alla fine, posso dire di aver incontrato menti libere, capaci di stare e attrarre mondi diversi…».

Una ricchezza intellettuale che nel documentario di Audisio si dispiega in una serie di immagini che accostano presente e passato, bambini e scuole di tutto il mondo, cortei di giovani donne degli anni Settanta con quelli dei giovani ambientalisti e prime femministe.

«Se ci pensiamo, e questo rende straordinario il pensiero di Maria Montessori, i temi che ha affrontato non sono molto diversi da quelli di oggi. Il gap salariale tra donne e uomini, il bivio a cui le donne si trovano quando sono costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, la maternità… Il solo fatto che sia riuscita a essere sé stessa senza rinunciare a nessuno dei suoi interessi è di gran esempio. La donna Montessori ha saputo far crescere tutti i rami del suo albero della vita e in modo molto moderno, ha creduto che fosse giusto seguire le proprie ambizioni. Per altro l’ha fatto circondandosi sempre di collaboratrici donne, che formava e istruiva al suo “metodo” quasi a creare una nuova classe dirigente nell’educazione, e in un’epoca in cui si sottolinea l’importanza del networking femminile questo dovrebbe essere un ulteriore insegnamento».

Montessori femminista, certo, e poi viaggiatrice, madre, scienziata, medico, educatrice per missione, differente. Tanti sono i volti di questa donna, tanti quante sembrano state le sue vite. Montessori che ha accettato compromessi scottanti pur di portare nelle scuole di tutti il suo sguardo sul bambino, e che non ha mai smesso di lavorare, fino alla fine, per il Bene del futuro dell’Umanità.

«Maria Montessori ha intuito cose, penso al periodo sensitivo, per cui dopo altri hanno guadagnato il premio Nobel. Lei che per tre volte è stata candidata, e se fosse stata più sostenuta, anche dal suo Paese, lo avrebbe conquistato con merito. Ma è andata così. Oggi il suo Metodo è osannato spesso dalle classi elevate, come capita per esempio in America o in Cina, ma come conclude una studiosa nel mio documentario, di lei, del suo pensiero educativo, nel nostro sistema scolastico è rimasto ben poco».

Poco, o nulla, a leggere le pagine dei quotidiani che ci raccontano la nostra scuola. Eppure, come si dice nel documentario di Audisio, Maria Montessori è un’onda lunga che bagna ancora il mondo. Speriamo che quell’onda accarezzi i nostri bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Prima o poi.

L’intervista con Emanuela Audisio è stata realizzata il 30 luglio 2020

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