Me.
comments 5

nel nome del padre

Questa mattina il buongiorno giornalistico me lo ha dato Vittorio Sgarbi (pensate che fortuna). Ieri la Corte d’Appello gli ha attribuito legalmente il terzo figlio, una ragazzina di 12 anni, avuta con una donna che lavorava a Mediaset a seguito di un rapporto sessuale consumato in camerino. I particolari ovviamente li ha forniti il suddetto gentiluomo. Il nuovo padre ha salutato la sua nuova figlia, che per altro conosce benissimo, con un augurio per un futuro migliore: chiudersi in convento a meditare. Il critico d’arte e opinionista nel frattempo, potrà continuare ad andare in giro a fecondare altre donne, poiché, come ha lui stesso dichiarato, non usa alcun anticoncezionale non volendo togliersi la possibilità di diventare padre (ha sei o sette figli in giro, dice). Ora, fatto salvo che, se esistesse un’Associazione dei Padri, consiglierei loro di far presente a Sgarbi che diventare padre più che una possibilità è forse una scelta, suggerendo altresì di evitare che un uomo, qualsiasi uomo, possa ridurre il ruolo di padre a un assegno mensile, ancorché cospicuo, qualcosa alle madri, quelle sempre certe, la vorrei dire. Innanzi tutto, ragazze mie, avere rapporti occasionali senza preservativo, può costare la salute e, in qualche caso, la vita: ve l’hanno mai detto? In secondo luogo, prima di gridare all’idiozia maschile (sacrosanta e perenne), alla maschia irresponsabilità o scarsa consapevolezza, cerchiamo i concentrarci sulla nostra, di consapevolezza. E non perché dobbiamo sempre fare le prime della classe, ma semplicemente perché solo così possiamo essere veramente padrone del nostro destino. Non c’è libertà più grande che assumersi la responsabilità completa delle proprie azioni. Non c’è migliore esaltazione della propria indipendenza che essere individui che non dividono con altri (per altro reticenti ad accompagnarvi) il coraggio delle proprie scelte. La scelta di diventare madre, per esempio. E soprattutto, la scelta di non infliggere a una ragazzina di 12 anni l’umiliazione pubblica di un padre che non la vuole, che con disprezzo forse le garantirà una vita agiata, ma da sola, in convento. Quel convento dove una volta si rinchiudevano le figlie che si erano macchiate di colpe vergognose, di solito conservate nel grembo, e che ora diventa la punizione per una giovane donna che in questa storia non aveva chiesto di entrare.

5 Comments

Cosa ne pensi? Scrivilo qua…

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.