Me.
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no woman no party

Quale infinita tristezza. Concentrato di mediocrità, di mancanza di idee, di decenza. Odore di muffa e di noia. Più che di vacanze, come molti si affrettano a scrivere oggi. Ho seguito tutto il dibattito alla Camera. Di quello al Senato ho visto di strascico Rutelli, poi ho avuto pietà di me. Nessuna donna ovviamente. Più della metà del Paese che non parla. Sta seduta e ascolta. L’altra metà forse mercanteggia, stabilisce un prezzo, misura la propria convenienza: è la nuova declinazione della responsabilità nazionale. Altro che vacanza, altro che festa. No woman, no party. Non è la soluzione finale, e nemmeno quella totale, ma potrebbe essere l’inizio. Non vorrei rispolverare The Gender Equality Project, il Cedaw, o le ricerche Goldman Sachs, potete sempre andarli a vedere (anche in questo blog). Certo, un colpo di reni qualcuno avrebbe potuto averlo: tipo lavoriamo ad agosto e mettiamo le basi per una nuova legge elettorale. Qualcuno poteva anche essere una donna: vi fanno stare sedute, ma mica vi hanno ancora tagliato la lingua. Quando è che ci svegliamo? Che cominciamo ad apparecchiare per il party? Bisanzio è caduta: vogliamo aspettare che le pietre ci cadano addosso? Così, tanto per dire, la crisi non va in vacanza.

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