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Nuova filantropia: la rivoluzione generosa

«Gentilissimo operatore, la ringrazio molto per quello che ha fatto. Per lei è lavoro, ma per una donna di 90 anni come me, vedere persone che svolgono il lavoro con gentilezza è davvero apprezzabile, e io l’ho apprezzato molto…. Come il sale rende più gradevole un buon piatto, così le persone gentili rendono più piacevole la giornata di una persona sola, lei lo ha fatto con me, e sono sicura con altri». Concetta P. aspettava Ugo, l’operatore, ogni giorno verso l’ora di pranzo. Lui saliva con l’ascensore, le lasciava il pasto davanti l’ingresso, ma invece di andarsene subito, si tratteneva a fare due chiacchere con quell’anziana signora che lo guardava dallo spiraglio della porta a distanza di sicurezza. Quando Concetta ha ripreso a uscire, ha mandato a quel volontario di 53 anni del Gruppo L’Impronta che per settimane, ogni giorno, si è presentato davanti la sua porta, questa lettera. Era per dire grazie. Grazie a chi, con l’iniziativa Il Dono di un Pasto a Casa, solo nel mese di dicembre ha consegnato a Milano più di 2mila 200 pasti a domicilio (altri 10mila nei mesi precedenti).

La generosità salverà il mondo

Le ragioni che spiegano il perché si decide di donare sono diverse e complesse. A volte c’entra l’educazione religiosa, altre il piacere, o la reazione a un evento traumatico. Oggi però una parte sempre più consistente lo fa per consapevolezza. Consapevolezza che l’atto generoso, tutt’altro che spontaneo, è motore fondamentale per un cambiamento sociale positivo. Per quanto possa sembrare strano, infatti, quando si parla di filantropia la miglior cosa è spogliarsi di ogni sentimentalismo. Un’idea? Secondo il rapporto Spotlight On Major Giving In 2020 di Wealth-X, leader globale nella raccolta di dati sui patrimoni mondiali e sul loro uso, l’anno passato le donazioni filantropiche che hanno coinvolto i più ricchi del pianeta sono state più di 730 miliardi di dollari. Una somma che potrebbe di fatto cambiare vita e destino di molti e di molti settori, dall’istruzione alla sanità, dall’ambiente alla povertà. «Filantropia e mecenatismo sono azioni sistemiche da considerare vere e proprie strategie per rispondere alle sfide sociali del futuro» dicono Elisa Bertoluzzi Dubach e Chiara Tinonin, autrici di La Relazione Generosa. Guida alla collaborazione con filantropi e mecenati (FrancoAngeli). «Non solo siamo lontani dalla dimensione della carità, ma va anche rimosso lo stereotipo secondo cui da una parte c’è chi dà e dall’altra chi riceve: la relazione generosa matura è uno scambio alla pari in cui si lavora, insieme, per uno scopo comune, poiché anche al filantropo o al mecenate viene offerta la possibilità di realizzare qualcosa». Che poi è quello che dice in altre parole Andrea Manfredi, titolare dell’omonimo fondo costituito nel 2020 in onore del padre e gestito dalla Fondazione Comunità Milano, istituzione filantropica che, per dirla con parole semplici, mette in contatto la “domanda” (il bisogno) con l’“offerta” (i filantropi): «Sento la soddisfazione di aver dato una mano a chi è in difficoltà, di essere arrivato laddove enti locali e Stato non sono più in grado di aiutare, e nello stesso tempo ho la consapevolezza che sia una goccia nel mare e quindi mai abbastanza».

Diventare maestri della solidarietà

Si chiama filantropia trasformativa, ché le donazioni isolate non possono da sole avere un impatto realmente innovativo, e soprattutto, per donare, come dicono i report dell’Istituto Italiano di Donazione (il donatore tipo è donna del centro nord, sopra i 50 anni e con istruzione elevata), ci vogliono cultura, preparazione e fiducia. «Il primo ad attivare strategie per continuare a svolgere un’azione sociale nonostante la pandemia è stato il terzo settore», dice Filippo Petrolati, direttore di Fondazione Comunità Milano. «E lo ha fatto in un tempo brevissimo, accogliendo le proposte di singoli cittadini e aziende che si mobilitavano per compensare squilibri e nuove povertà rivolgendosi a istituzioni come la nostra per fare beneficenza in sicurezza». In Italia, sono più di 7 milioni quelli che donano attraverso organizzazioni non profit; quasi 24 quelli che lo fanno informalmente direttamente a scuole, parrocchie, privati. L’esercito dei volontari, dai 15 anni in su, conta dai sette ai dodici milioni di persone. Dal Non Profit Philanthropy Social Good Report di Italia Non Profit e Assifero, portale che funziona come data hub in cui si può vedere come e chi aiutare offrendo l’opportunità di essere generosi, scopriamo che, da aprile a luglio, abbiamo dato il via a 975 iniziative per 785 milioni di euro in donazioni e fondi. Se guardassimo a noi da questo punto di vista, forse l’amor proprio, e patrio, sarebbe più convinto. Doniamo denaro e tempo per il vicino e il lontano (la ricerca), per ambiente e diritti civili (sempre di più), per la cultura e i servizi educativi. Siamo generosi, attenti, tempestivi. Se così non fosse, nessuno si sarebbe accorto di Lisa, una giovane donna che per la prima volta si è trovata a chiedere aiuto per recuperare i pc che garantissero la scuola ai suoi figli. Invece di limitarsi alla consegna anonima di accessori digitali, gli uomini e le donne del progetto Riemergo realizzato da sei imprese sociali dell’Adda Martesana, l’hanno accompagnata in un percorso per migliorare il suo italiano, a prendere la patente in una scuola guida a sua volta disponibile a lasciare tutto il tempo necessario a una madre sola, a trovare un nuovo lavoro e ricominciare.

Guardati intorno. C’è bisogno di te (nuovi modi per essere solidali)

Non sono pochi, da religiosi a laici economisti, a indicare infatti in generosità e solidarietà la chiave per affrontare la ricostruzione sociale del prossimo anno: «Donare è un atto di partecipazione a comunità e bene comune. Si sta in piedi solo se stiamo tutti in piedi», dice Cinzia Di Stasio, segretario generale dell’Istituto Italiano di Donazione. «All’inizio della pandemia, abbiamo dato tutto alla Sanità, ma dopo, usciti di casa, ci siamo accorti di chi non ce la fa, delle nuove povertà, e abbiamo ricominciato a sentire l’urgenza di dare a chi era vicino a noi». Gaetano che a Milano raccoglie firme per realizzare un semaforo all’angolo della strada con una rampa per disabili in corrispondenza della fermata di un tram, Lucia che a Bologna ospita nella sua sartoria chi vuole cucire abiti o mascherine, che realizza lei a sua volta, regalandole agli abitanti del quartiere. Tutto, anche grazie a un’applicazione digitale. «Nextdoor è nata per favorire i rapporti tra vicini di casa, ma negli ultimi mesi l’uso di parole come “cerco e offro aiuto”, “gentilezza”, “solitudine”, è quintuplicato», dice Amedeo Galano, a capo di Nextdoor Italia, l’app che mette in rete più di 3550 quartieri in tutta Italia, il cento per cento a Milano, Roma, Bologna, Torino e Firenze. «Così abbiamo creato dei gruppi solidali su temi specifici chiamati Conta su di me, in cui si può fare rete con l’intera città, e una Mappa della Solidarietà la cui visualizzazione è cresciuta del 900 per cento in poche settimane». C’è chi si offre per una semplice telefonata, chi si mette a disposizione per fare un’ora di compagnia e commissioni quotidiane, chi supporta giovani e bambini, chi regala lezioni di pianoforte e ginnastica. Una sorta di market place digitale della generosità in cui si recupera il senso di questi tempi difficili. Da qualsiasi parte della strada si stia, questa sembra infatti la via comune da percorrere, che come scriveva il sociologo canadese Jacques Godbout, donare è un modo per mettersi in presa con la vita, far circolare le cose in maniera vivente, sentire che si fa parte di una cosa più grande di noi e non si è soli.

Far del bene fa bene

A vederla egoisticamente, alla base della realizzazione solidale c’è la gioia di partecipare e il piacere, tutto personale, di donare. Non si tratterebbe quindi di spinta etica, ma di biologia. Numerosi studi dimostrano infatti che le persone generose vivono più a lungo e sono più sane, oltre che più serene e con un sistema immunitario più forte. «La generosità è innata in noi e affonda nei nostri valori più profondi, basti pensare alle antiche pratiche di gratitudine delle filosofie orientali», spiegano Dubach e Tinonin (i cui proventi del libro andranno all’Orchestra Senzaspine e al Fondo di Solidarietà per gli studenti del Conservatorio Svizzera Italiana). «Alcuni ricercatori del laboratorio sui sistemi sociali e neurali del Dipartimento di Economia dell’Università di Zurigo hanno messo in relazione la generosità e l’economia comportamentale dimostrando che anche solo la scelta di fare qualcosa per gli altri riempie gli individui di un senso di benessere: è il warm glow (bagliore caldo)». Ecco perché anche ambiente e società, alimentando una cultura del benessere, possono favorire l’atto generoso e insieme rafforzare la felicità delle persone.

Articolo già pubblicato nel numero del 23 gennaio di IODonna/CorrieredellaSera

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