Educazione
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Quella curiosa relazione tra Maria Montessori e nuove tecnologie…

Se c’è una cosa che ha portato fan al revival Montessori, è il fatto che i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, quello di Amazon Jeff Bezos, di Wikipedia Wales e lo sviluppatore di videogiochi Will Wright, hanno dichiarato di avere tutti un passato montessoriano. Il Wall Street Journal aveva persino parlato di Mafia Montessori in un articolo. A essere puntigliosi, non è molto montessoriano avvicinarsi al metodo con l’obiettivo di assicurare fama, successo, e ovviamente danaro a fiumi, ai nostri figli, ma è indubbio che, come si direbbe oggi, Maria Montessori ha, anche nel campo delle nuove tecnologie, influencer di un certo peso. Una delle persone che si occupa del curioso legame tra principi educativi elaborati nei primo del Novecento e le nuove tecnologie è Mario Valle, che ne ha scritto un libro, e che io avevo già incontrato a una conferenza sul Metodo Montessori con persone che venivano da tutta Europa (uno dei panel era tenuto da Ruben Jongkind ne ho scritto qui). L’articolo per IODonna mi ha dato un’altra occasione per sentirci. Quella che segue è l’intervista integrale.

Lei si occupa di visualizzazione scientifica e big data al Centro Svizzero di Calcolo Scientifico, come ha incontrato Maria Montessori?

Per una ragione personale: ho iscritto mio figlio a una scuola Montessori. L’ho fatto senza molta consapevolezza, solo che poi lo vedevo felice e ho iniziato a partecipare alla presentazione della scuola e a studiare il Metodo.

E cosa ha scoperto?

Io mi sono occupato di visualizzazione scientifica, ovvero del “rendere visibili” i numeri all’interno di un centro di calcolo, per fare in modo che gli scienziati possano ragionarci sopra. Ecco, mi sono accorto che nelle scuole Montessori si fa una cosa molto simile: si prendono dei concetti astratti come numeri e li si rendono accessibili al tatto e ai sensi. L’ho trovato un modo di educare e di trasmettere le conoscenze molto attuale.

Nel rapporto con tecnologie e device vari però i montessoriani sono critici… 

Io credo che se Maria Montessori fosse vissuta oggi avrebbe guardato ai vari device e social con occhio da scienziata, ovvero con curiosità e senza demonizzare nulla, ma cercando quello che può essere utile allo sviluppo del bambino. Come dice Grazia Honneger Fresco, una delle ultime allieve viventi di Montessori, in ogni gesto educativo viene sempre prima la crescita e l’educazione del bambino. Detto questo, mi sembra oggi più attuale il fatto che un’educazione montessoriana punta a formare, prima che un addestramento tecnologico, delle persone che utilizzeranno la tecnologia nella maniera corretta. Prima degli strumenti, c’è sempre la mente… anche prima di fare un programma, implementare un algoritmo, bisogna visualizzarlo, analizzarlo, navigare dentro le strutture con la mente… solo dopo viene fuori la necessità di conoscere linguaggio di programmazione. Il primo passo quindi è sempre quello di farsi venire le idee, creare mappe mentali, anche disegnando a mano…

E il metodo Montessori in questo aiuta?

Tutti i materiali Montessori aiutano. Le faccio un esempio: gli incastri geografici, con cui i bambini devono incastrare regioni e province. Sembra un compito semplice, ma in vero si porta il bambino a muovere le mani e pensare in uno spazio tridimensionale. Ecco, questo tipo di manipolazione nello spazio di un oggetto fisico facilita poi nel manipolare oggetti nella propria mente che è poi una delle abilità fondamentali per lavorare nella tecnologia.

Quali sono le altre abilità in cui il Metodo può essere di aiuto? 

Dell’immaginazione, ovvero riuscire a costruire nella mente quello che ancora non c’è, abbiamo detto. Poi c’è la concentrazione, e noi sappiamo che il lavoro montessoriano, dare al bambino la possibilità di immergersi in esso, è un allenamento alla concentrazione. Altra cosa fondamentale è dare ai bambini la possibilità di auto-correggersi, ovvero di trovare la strada da soli per la soluzione al problema. Il metodo Montessori, al contrario del tradizionale che lo punisce, valorizza l’errore, e questo aiuta a sviluppare capacità di problem solving. Infine le capacità adattive che si sviluppano con l’esperienza della realtà. Pensi solo al fatto che fin da piccolissimi, apparecchiano la tavola, servono il cibo e tagliano il pane: tutto con piatti, bicchieri, coltelli veri. È un modo per costruire fiducia in se stessi, ed è vero che un bicchiere di plastica al posto di uno di vetro non si rompe, ma è altrettanto vero che un bicchiere di plastica non insegna nulla.

L’intervista con Mario Valle è stata realizzata l’8 luglio 2020

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