29 Search Results for: Style Piccoli

Maldive. Operazione squalo balena

Seduti a cavalcioni sulla barca, mentre i delfini ti danzano attorno, si scruta il blu profondo aspettando che l’innocuo gigante del mare emerga dagli abissi. L’attesa può essere lunga, tanto che spesso sfiora l’idea della rinuncia, poi, come per miracolo, ecco che qualcuno grida “Eccolo!” e, semplicemente con maschera e pinne, ci si tuffa. Nuotare con uno squalo balena è un’immersione nella meraviglia. Non si è soli, ma se si è fortunati, potrebbero passare un paio di minuti prima che quel pescione uscito dalla preistoria di media lungo tra i 12 e i 14 metri, sparisca di nuovo. Mario intanto, sulla barca, continua con quel suo sorriso che fa svanire ogni incertezza. Italo maldiviano, al Diving Blue Tribe del Moofushi Constance Resort, accoglie chi ha voglia di avventurarsi nel blu dell’Oceano Indiano. Un poco più in là di quella barriera corallina che si trova a pochi metri dalla riva e dove si nuota con pesci dai colori elettrici, baby shark e, da novembre ad aprile, le signore mante. Ma le sorprese del mare, non finiscono …

Kids Safari in Sudafrica

Quello che può succedere è questo: che mentre sei nella tua camera con una vista sterminata sul bush, un elefante infila la proboscide sul tuo terrazzo e tu sei lì che lo guardi. Con il solo vetro a separarvi dall’abbraccio. Se un elefante lo si è visto solo in versione disneyana, o a limite in un documentario di Geo Wild, si tratta di un’emozione piuttosto forte. Ma d’altra parte, chi sceglie di andare in Sudafrica è esattamente questo che va cercando. Ed è esattamente questo che desidera regalare ai propri figli. C’è chi reputa il safari sudafricano troppo poco selvaggio, talvolta iper gestito e confezionato alla perfezione. Ciò nonostante, i parchi e le riserve della nazione arcobaleno, che peraltro continua a essere premiata come una delle mete con il miglior rapporto qualità prezzo, attirano sia esordienti che navigati Indiana Jones, coppie e famiglie. Tutti convinti da una densità di animali che ha pochi eguali, da una ricerca in tutta sicurezza ai Big Five (elefante, bufalo, rinoceronte, leopardo e leone) fatta in riserve private e parchi per …

La montagna incantata

[Pubblicato su Style Piccoli luglio-agosto 2015] Imparate da quello che disse la Regina ad Alice. Per credere alle cose impossibili bisogna allenarsi. Almeno una mezz’ora al giorno. In questo modo, le cose impossibili possono arrivare a essere persino sei, e prima di colazione. Cosa impossibile numero uno quindi: entrare nella Sala Blu Klein e sentire un freddo agitato e, a seguire, un caldo tranquillo. Poi, passati nel Duomo di Cristallo, vedere il mondo allargarsi nel riflesso di 595 specchi. E nella stanza della Silent Light, immergersi in un inverno scintillante di cristalli di ghiaccio. E siamo a tre. Appena in tempo per infilarsi in un corridoio e sentire il suolo crepitare e accorgersi che, passo dopo passo, tutto si gela e si illumina. Fuori, nel Giardino del Gigante, la grande nuvola fluttua su uno specchio nero e cambia insieme al tempo. Così, si arriva alla cosa impossibile numero sei: un’immensa mano-labirinto in cui perdersi e riconcorrersi… Le sorprese dell’appena rinnovato parco dei Mondi di Cristallo Swarovski di Wattens, a 13 chilometri da Innsbruck, però, non …

Due chiacchiere con Pietro Leemann

Ho scambiato parole con Pietro Leemann per un mio pezzo per Style Piccoli, questa è l’intervista integrale. A 15 anni folgorato da una charlotte russa.. è importante essere emozionati dal cibo quando non solo il nostro gusto, ma anche i nostri circuiti emotivi si stanno formando? Sono convinto che noi nasciamo con delle predisposizioni. Siamo in un certo senso predisposti a una certa esperienza di apertura al cibo, ma è importante anche il luogo in cui viviamo e come ci vengono trasmessi l’educazione e il rispetto per il cibo. Io ero predisposto a essere vegetariano e alla qualità del cibo. D’altra parte sono nato in un famiglia in cui si cucinava bene e vicino alla natura…. Perché il cibo è così importante? Perché il cibo è determinate, o meglio ci determina: a seconda del cibo che decidiamo di mangiare, noi abbiamo una trasformazione. Per questo è importane coltivare l’apertura verso il cibo tutto, soprattutto quello nuovo. L’atto di mangiare è in fondo un’affermazione di sé. Inoltre il  cibo va sempre osservato come fonte di condizionamento o di libertà. Se scegliamo …

Il cibo, Leemann e la libertà

[Pubblicato su Style Piccoli maggio-giugno 2015] Arriverà il giorno in cui alla cassa del supermercato non ci saranno più caramelle, ma mele. E con una mela premieremo i nostri figli e le nostre figlie. Presto il cibo non sano, il junk food, non sarà più sostenibile, né per l’ambiente, né per la nostra salute, e allora saremo grati a chi ha coltivato il rispetto per tutti i cibi del pianeta, e a chi ci ha ricordato che il momento in cui ci si siede a tavola insieme, è sacro. Bisogna essere consapevoli che noi siamo quel che mangiamo. Pertanto, quando scegliamo con cosa alimentarci, determiniamo anche noi stessi come persone. E quando, come genitori, decidiamo cosa dar da mangiare ai propri figli, compiamo un atto educativo. Io stesso l’ho fatto con mia figlia Romy, cresciuta vegetariana. Diventata grande, lei ha scelto da sola cosa mangiare e ha scoperto di amare la cucina a base di pesce. Perché educare non significa imporre, ma semplicemente donare strumenti di conoscenza. Per esempio, far assaggiare fin dai primi anni …

Regali digitali

Ispirati ai laboratori digitali e alla cultura maker anche molti kit regalo per i ragazzi che possono continuare a casa quello che hanno sperimentato nel FabLab. Da pochi mesi il kit starter di Arduino, la schedina elettronica dalle dimensioni di una carta di credito che può essere programmata per controllare una serie di prodotti interattivi e che da quest’anno è esposta al MoMA di New York, ha la versione con istruzioni in italiano e, tra poco, anche in portoghese e coreano (da 80 euro). Anche i Little Bits, i moduli elettronici in plastica colorata con cui imparare a costruire circuiti si possono acquistare in kit di diversi gradi di difficoltà (da 79 dollari o sullo store Arduino). Chimica e cucina invece per il kit di Laurence Humier. L’Alchemist Matter Kit, unito a un libro che unisce chimica e gastronomia, è pensato per i bambini e il suo lancio ufficiale è previsto durante Expo con un costo intorno ai 40 euro.. [L’articolo completo su FabLab for kids è sul numero di marzo 2015 di Style Piccoli/Corriere …

rassegna(ta) stampa

In questo sito raccolgo parte degli articoli, inchieste, e interviste che pubblico, e ho pubblicato, off line (per Sette/Corriere della Sera, Amica, Gioia!, ELLE, Dove, Style Piccoli, LaRepubblica), e on line (per Oggi.it e LeiWeb). La sezione Me. raccoglie invece i post pubblicati sul mio vecchio blog Ipaziaè(v)viva mentre la ricerca su arte contemporanea e immagine del femminile è in Woman in Art.  Il giornalismo è solo una parte del mio lavoro. Da qualche anno ho trasferito le mie competenze giornalistiche in ambiti come il brand journalism (il giornalismo d’impresa) e la progettazione di strategie comunicative che mettono al centro i contenuti (lo chiamano storytelling) per trovare la tecnica e il taglio narrativi  più efficaci con cui raccontare persone, aziende, eventi. L’ho fatto per un agriturismo in Sardegna, mentre per Pambianco Academy ho registrato il mio primo video corso di Luxury Brand Storytelling . Questo spiega il motto del mio sito communis agere, ovvero comunicare nell’accezione di “mettere in comune”. E io ho messo in comune quello che ho raccolto in anni di professione giornalistica, la capacità di gestire contenuti, di sondare i …

Quella curiosa relazione tra Maria Montessori e nuove tecnologie…

Se c’è una cosa che ha portato fan al revival Montessori, è il fatto che i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, quello di Amazon Jeff Bezos, di Wikipedia Wales e lo sviluppatore di videogiochi Will Wright, hanno dichiarato di avere tutti un passato montessoriano. Il Wall Street Journal aveva persino parlato di Mafia Montessori in un articolo. A essere puntigliosi, non è molto montessoriano avvicinarsi al metodo con l’obiettivo di assicurare fama, successo, e ovviamente danaro a fiumi, ai nostri figli, ma è indubbio che, come si direbbe oggi, Maria Montessori ha, anche nel campo delle nuove tecnologie, influencer di un certo peso. Una delle persone che si occupa del curioso legame tra principi educativi elaborati nei primo del Novecento e le nuove tecnologie è Mario Valle, che ne ha scritto un libro, e che io avevo già incontrato a una conferenza sul Metodo Montessori con persone che venivano da tutta Europa (uno dei panel era tenuto da Ruben Jongkind ne ho scritto qui). L’articolo per IODonna mi ha dato un’altra occasione per sentirci. …

Quella muta eloquenza dei materiali Montessori

Cosa dovremmo tenerci stretto del lascito di Maria Montessori? Mettiamo che dovessimo scegliere, che sarebbe già un lusso, tra le tante lezioni che ci ha lasciato la scienziata italiana, quale sarebbe quella utile ancora oggi, anzi soprattutto oggi che il tema “scuola” sembra prioritario? Questo è stato lo spirito con cui è nata l’inchiesta pubblicata su IODonna il 22 agosto, e nelle mie conversazioni non poteva mancare il presidente dell’Opera Nazionale Montessori, l’ente che sostiene sotto il profilo metodologico tutte le scuole che adottano il metodo Montessori, Benedetto Scoppola. Quello che ci siamo detti al telefono in un pomeriggio di metà luglio  è stato riassunto per ragioni giornalistiche sul settimanale del Corriere della Sera. Questa invece è l’intervista integrale. Se dovesse scegliere un principio montessoriano, quale sceglierebbe?  Sceglierei il fatto di rendere il bambino protagonista di quello che fa attraverso materiali ben pensati e su cui il bambino può fare delle scoperte. C’è un ossimoro che spiega tutto questo ed è “la muta eloquenza del materiale”. E ci dice del fatto che se un materiale …

Emanuela Maccarani: fatica, sorellanza, resilienza. Il segreto delle “farfalle”

Se fosse solo una questione di cerchi, nastri e clavette, salti e pivot, non si capirebbe il potere di quell’incantesimo. Bisogna andare dove la magia nasce, all’Accademia Internazionale di Ginnastica Ritmica di Desio, dove le “Farfalle” lavorano con tuta e ginocchiere, riprovando e riprovando lo stesso gesto per centinaia di volte, ricercando spasmodicamente quell’unisono armonico che le ha coperte di medaglie. Per la precisione, da quando le allena Emanuela Maccarani, cioè dal 1996, tra Mondiali, Europei e Olimpiadi, sono 43. Un palmarès che ha richiamato verso il movimento migliaia di ragazzine, passando dalle 5700 tesserate del 2016 alle 16600 di oggi. Con i due pass olimpici individuali e uno di squadra per Tokyo 2020 in tasca, siete una certezza dello sport italiano: siete riuscite a cambiare il modo in cui viene percepita la ginnastica ritmica? Il nostro è uno degli sport considerati minori, ma quando nel quotidiano si nominano le “farfalle”, allora capisci che queste ragazze sono entrate nell’immaginario comune. L’altro giorno per esempio, in aereo, sedeva accanto a me un padre di un ragazzino …