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parità aggiunta

Finalmente siamo uguali. Uomini e donne, tutti insieme egalitariamente, in pensione a 65 anni. Pubblico e privato. Elsa Fornero, intervistata su La Stampa da Flavia Amabile, sembra dire così. Certo, all’osservazione della giornalista sulla nota disparità di trattamento economico, carriera e tempo libero, Fornero risponde: «Lo so, però…». Quando le viene fatto notare che sono spariti i fondi per gli asili nido ammette: «Non lo so, ma…».  E all’insistenza della giornalista su perché continuare a fidarsi di queste politiche, ripete per due volte il mantra cerchiobottista «ma anche». Non che io non sia abituata a risposte evasive, ma il fatto che questa cattiva abitudine della doppia posizione, di evocare la protesta costruttiva per castrare la protesta effettiva, sia portata avanti anche dalle donne, mi preoccupa. Ecco un’altra parità di cui avrei fatto volentieri a meno. Due giorni fa avevo apprezzato la voce chiara e diretta di Susanna Camusso: si poteva non essere d’accordo con il suo pensiero, ma non si poteva che lodare la sua coerenza e il suo coraggio. Quello che non ho mai capito è perché, in questo Paese, dichiararsi di una parte è cosa che si rimprovera maggiormente che divagare nel qualunquismo. Non ho mai capito come si fa a pretendere trasparenza e, nello stesso tempo, santificare il «ma anche». Che poi, mi dico, è anche un modo per manifestare scarsa fiducia nella nostra cultura democratica, libertà d’espressione compresa: non riuscire a eliminare il sospetto che quella cosa così chiaramente espressa possa, un giorno, ritorcersi contro, o semplicemente tacciarci di imperdonabile faziosità o partigianeria, se ci pensate bene, è roba da psicoanalisi sociale. Quale atavico complesso ci portiamo dietro? Ieri sera, guardando il TG3, ho sentito un signore di una settantina d’anni circa, evocare il Se non ora, quando? delle piazze femminili. È evidente che si tratta di uno slogan che funziona. Alla pari, per uomini e donne. Ha vinto pure un premio per l’innovazione del linguaggio. E infatti non c’è palco da cui non venga ricordato, tanto che anche Susanna Camusso l’ha citato ieri, proprio per rafforzare le ragioni del suo sciopero. Eppure in Rete molte donne si erano chieste perchè il Comitato Promotore di Snoq non si fosse pronunciato a riguardo. Sta di fatto che la voce delle donne ieri non si è fatta sentire (e chissà se la sentiremo oggi per dirci qualcosa sulle pensioni). Non si è fatta sentire nonostante la questione del lavoro, della precarietà e persino della tenuta sociale, siano questioni primariamente femminili. Qualcuno mi ha suggerito che questa mancata presa di posizione è attribuibile al principio base del movimento: la trasversalità.  Mi chiedo per quale astruso motivo non si possa essere trasversali se non rinnegando un sentimento di appartenenza. Mi chiedo se la trasversalità sia una strategia per stringere alleanze su progetti comuni, o una via tangente (ricordo che in matematica la tangente è il contrario della trasversalità) per non stare con nessuno se non con se stesse, e quindi inevitabilmente silenti. Un silenzio che mi ricorda da vicino il più classico, e atavico, esercizio del potere femminile. Di questo dovremmo esserne almeno consapevoli, noi donne. Di quanto ci sia di storicamente deviante nell’educazione secolare a una femminilità di servizio, a un potere muto esercitato come una sorta di governo ombra solo nei pressi del focolare domestico, di una totale assenza di voce nei luoghi del pubblico, del dichiarato, del nome e cognome. Anche per questo, fare sentire la nostra voce, chiara e aperta, era importante. Perché di parità aggiunte non se ne sente davvero il bisogno, e di paure e ritrosie ne abbiamo abbastanza. E soprattutto, non credo che nessuna di noi abbia il piacere di vedere la voce delle donne ridotta a uno slogan.

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Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e analisi su trend globali.

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