Me.
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quella sporca dozzina

Sporco popolo di sinistra. Ecco, ci siamo arrivati all’essenza della più alta dissertazione politica. Dopo mesi e mesi, anni di storia repubblicana (150 per l’esattezza) ecco il linguaggio più alto che la nostra  classe dirigente può manifestare.  La massima espressione del dibattito e delle argomentazioni per cercare di caricare, alla grossa, più voti. Echissenegrega. Siamo alla violenza pura. Violenza verbale che mi spaventa ancora di più se a promuoverla è una donna, Letizia Moratti, che aspetta l’ultimo secondo, quello che per regolamento non dà diritto di replica per affondare un colpo basso. Basso perché è pura insinuazione, basso perché parla alla pancia, basso perché non è nel suo scopo informare, chiarire, confrontarsi, ma solo colpire e far male. Quelli di sinistra puzzano, come i poveri e i “negri”. Al contrario, i soldi, i milioni di euro che la stessa signora ha speso per ricomprarsi porta a porta i voti di Milano, no. Pecunia non olent, si sa. Anche se nessuno ci dice da che parte vengano, tutti questi soldi. La violenza è un virus che si propaga come una malattia infettiva. Lo sa bene Lorella Zanardo che ieri notte,  non avvertita, da sola, è stata inseguita dalla troupe di Striscia la Notizia che da mesi sta montando una campagna personale contro il suo lavoro. E, dovunque mi giro, vedo perdersi la gentilezza e l’amore per lo stare al mondo in un tifo da stadio. Ieri, ferma al semaforo, una ragazzina che distribuiva City ha tirato una pigna a un uomo (si fa per dire) che era alla guida di un’auto: l’aveva volgarmente apostrofata. Nessuno pare rendersi conto del danno virulento di questa assenza di partecipazione all’altro, quello che biblicamente chiamiamo prossimo. E la violenza annulla la memoria, se una platea intera applaude un’azienda che ha seminato morte e dolore (la Thyssen). Se si può dire tutto e il contrario di tutto, se si confondono diritti e barzellete, democrazia e malattia. Davvero vogliamo vivere in un mondo così? Davvero questi propagandisti dell’amore (più o meno a pagamento) vogliono un Paese in una guerra civile permanente, insultato ogni giorno nella sua Memoria e nella sua Forma? Dove si chiuderanno poi per salvarsi dalla violenza che loro stessi hanno fomentato? Pensano davvero che esista una zona protetta da ciò che loro considerano diverso e quindi ripugnabile? Milano, libera tutti, era il titolo del concerto evento di ieri sera in piazza Duca d’Aosta. Milano, allora, fallo in fretta. Altrimenti smetto di farmi la doccia davvero e vedrai che il mio odore funzionerà meglio dello spray al peperoncino che l’eurodeputato della Lega Matteo Salvini ha regalato alle mamme milanesi per difesa personale.

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Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e analisi su trend globali.

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