Adolescentia, Educazione
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Oltre l’infanzia. Maria Montessori per scuola media e adolescenti

C’è chi lo chiama il buco nero della scuola italiana, sia perché chi esce di lì rischia comunque di perdersi e andare a ingrossare le file dei così detti NEET (secondo l’ultimo rapporto europeo sull’istruzione dopo un decennio di calo, il tasso di abbandono scolastico è aumentato e nel 2018 è stato del 14,5 %, contro una media UE del 10,6 %); sia perché l’insegnamento comincia a mostrare tutti i suoi limiti, compreso un corpo docente che è il più anziano d’Europa (già nel 2017 il 58 % degli insegnanti di scuola primaria e secondaria aveva più di 50 anni) e una procedura di selezione e formazione degli insegnanti (praticamente inesistente) che non ha garantito negli anni l’ingresso di insegnanti qualificati. Eppure, qualche felice esperienza di un scuola secondaria di primo grado, le cosiddette scuole medie, esiste. Il Metodo Montesssori sperimentato all‘istituto Quarenghi Riccardo Massa di  Milano, di cui avevo già scritto qui, è sicuramente un modello a cui guardare. In occasione di una mia inchiesta sul Metodo Montessori per IODonna, ne ho parlato con Laura Marchioni, responsabile scientifica dell’Opera Nazionale Montessori per le sperimentazioni nella scuola secondaria di primo grado ispirata ai principi Montessori presso istituti statali e paritari, e autrice di L’adolescente Montessori. Quella che segue è l’intervista integrale.

Cosa ci dice l’esperienza milanese sulla possibilità di attuare il Metodo Montessori alle scuole medie?

Gli ottimi risultati che stiamo registrando dimostrano che questo modello rappresenta una risposta ottimale non solo alle forti criticità che caratterizzano la preadolescenza, ma anche alle criticità ormai croniche che caratterizzano la scuola media italiana, come l’alto tasso di abbandono scolastico e la forte demotivazione dei docenti.

Ci può spiegare cosa è il modello di apprendimento esperienziale e perché funziona?

Si tratta di un modello di apprendimento indicato da Montessori per preadolescenti e adolescenti e viene detto esperienziale perché tutte le attività che si svolgono sono esperienze di vita vera e significativa mentre lo studio è sempre connesso all’ambiente reale in cui i ragazzi vivono e nel quale dovranno inserirsi. Le modalità con cui si svolgono le attività sono sempre finalizzate, non solo all’istruzione, ma allo sviluppo integrale della personalità individuale e sociale dei ragazzi: per questo prevedono assunzioni di responsabilità, lavoro cooperativo, didattica laboratoriale, studio del territorio locale, che si connette al mondo grazie all’uso consapevole degli strumenti tecnologici.

Come si accorda questo modello di insegnamento con le competenze richieste nella società di oggi e di domani?

Quello di Montessori è un modello scientifico che fornisce ai ragazzi del terzo millennio quanto viene richiesto dall’era digitale: una mente flessibile e ordinatrice, aperta e creativa, capace di adattarsi, di gestire e risolvere i problemi e i conflitti, di auto-valutarsi e di proporsi. Infatti, mentre la programmazione interdisciplinare fornisce la  visione reticolare del sapere oggi richiesta, la libera scelta, che attiva la motivazione a conoscere, assicura la capacità di un’autoeducazione permanente oggi necessaria. Inoltre, proprio grazie al “conoscere attraverso il fare”, tutte le prassi didattiche assicurano anche l’acquisizione delle richieste competenze emotive personali, come la consapevolezza di sé, la padronanza di sé, la motivazione, e quelle sociali, come l’empatia e le abilità sociali in genere.

Intervista realizzata il 15 luglio 2020

(Nella foto di apertura, la Montessori School di New Orleans)

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