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Sensi (vietati) di colpa

«Non mi sembra che ricevere per Natale una borsa firmata sia una cosa tanto strana. La borsa di Gucci ce l’ha chiunque, tutte le mie amiche, per esempio». Quando si dice che la pezza è peggio del buco: questa la risposta ad Alessandra Paolini, giornalista di Repubblica, di Samantha-con-la-acca, detta anche (Principessa) Sissi, mentre tentava di contestualizzare il fatto di essere stata assunta a sua insaputa… Non è che non ci siamo abituati. Ci siamo già presi dei pezzenti sfigati perché non abbiamo amici ricchi che ci portano in vacanza nel Mediterraneo in yacth e perché, da barboni, quando si va fuori a cena si fa “alla romana”. E che dire del dirigente delle case Aler che taglia le gomme al disabile e poi si giustifica dicendo che «C’è chi è peggio di me» o che irride al fatto di essere stato multato perché lui parcheggiava, da sempre, un poco più in là, in divieto di sosta. Poi c’è quello che ruba solo perché così fan tutti e poi, i soldi erano tanti, perché non spenderli? L’abisso etico e culturale in cui siamo piombati sta coprendo tutti. E quel che è peggio è che ancora una volta sta coprendo i migliori. Altro che mediocrazia al potere. Questa è tirannia, lotta senza quartiere contro chi, non pretendo tanto, quando un figlio combina una marachella, magari lo rimprovera, e se lui risponde «Ma l’ha fatto anche Luigi», prova a spiegargli che essere educati serve in primo luogo a lui, quello che fanno gli altri, ha poca importanza. È la base della convivenza, il minimo sindacale. Noi siamo decisamente sotto. Ma il guaio è che saranno questi, e non i migliori, i non cresciuti, non riconosciuti, allontanati ed espulsi dal sistema, a fare le regole, a normalizzare e epurare. È come affidare il piano di ristrutturazione di un’azienda a chi l’ha portata allo sfascio, affidare la cassaforte a uno che di nome fa Arsenio Lupin, chiedere al Lupo di fare compagnia a Cappuccetto Rosso. Eppure son lì, il Lupo, Arsenio e lo sfasciacarrozze, e non se ne andranno. Perché dopo tutto, questi sanno di rappresentare questo Paese, non un altro. Sanno che, a tagliare le gambe ai talenti e ai meritevoli, alle idee e al futuro, hanno cominciato molto prima di essere scoperti. E ora, la torta, è così infarcita di portaborse disponibili e segretari/e decorative che si tiene su da sola. Una corruzione morale così diffusa non può esistere se non c’è connivenza. Se non c’è qualcuno che, per superficialità, quieto vivere o distrazione, non ha lasciato correre, lasciando altri che se ne occupassero al posto suo. È successo di peggio nella storia recente, in fondo. E, come ci ha insegnato Hanna Arendt, il male è banale. Era banale quello, il peggiore, figurati il nostro: roba da dilettanti. Così, sono un po’ confusa, concedetemelo. Persino Grillo l’ho già sentito, e Renzi e fermare il declino… etc. etc.. Li ho già sentiti. Chissà se tra i 18enni e anche più giovani di oggi c’è qualcuno/a che vede un futuro diverso. Certo non si può chiedere loro di andare in piazza a prenderselo, il futuro, seguendo l’esempio dei rivoltosi di 50 anni fa: ora sono tutti con poltrona al seguito. Auguro loro di trovarsi uno spazio, diverso, altro, nuovi valori, nuove strade, forse anche un nuovo Paese. Prima possibile però, per non confondersi con questi ladri di galline. Solo loro, putroppo, potranno sostenere con orgoglio e senza possibilità di essere smentiti: io non c’ero. Nessuno di noi, ahimé, può dirlo.

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Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e analisi su trend globali.

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