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Bene comune

[Articolo pubblicato sul mensile Amica di marzo 2014] Seduti al caffè della piazza del Duomo di Matera, la Terra dei Sassi si stende immobile davanti alla civita, la Città Vecchia. Dietro l’arco di tufo si nasconde il Recinto, una corte su cui si arrampicano le case di pietra che una volta ospitavano le monache. I materani la chiamano il vicinato perché è qui che, da sempre, si ritrovavano insieme ai compaesani. Siamo nel cuore della comunità materana e, da qualche mese, anche di Casa Netural, un luogo di co-working rurale e co-living che accoglie innovatori sociali desiderosi di scambiare spazio, tempo e idee con il prossimo. Andrea Paoletti, il fondatore, la chiama la comunità del fare, l’incubatore di sogni, una domus per lo scambio di saperi. Lui abita nel mezzanino, gli ospiti, a turno per tre settimane, nell’open space arredato con mobili di recupero. Prima si presentano al resto della compagnia, lavorano insieme, poi, la domenica, gita di gruppo nelle terre della Basilicata. Aglianico e progetti, senza nessun obiettivo perché in comunità, dice lui, «Si …

Che cosa è il lavoro

Che cosa è il lavoro? Anni fa girava un bell’opuscolo dal titolo Immagina che il lavoro, me lo regalò una cara amica e su quello ci abbiamo sognato un po’ tutte. Perché il lavoro è una parte di noi, anzi, per alcuni siamo noi, il nostro stile e qualità della vita, il nostro tempo pubblico e privato, il nostro passato e il nostro futuro. Eppure a volte il lavoro così inteso sparisce e con esso, anche le persone. Inghiottite dalle guerra tra azionisti e aumento di capitale, tra giochi di borsa e azzardi finanziari. E non serve essere Adriano Olivetti per accorgersi che c’è qualcosa che non va. Qualcosa che non va nella distruzione del lavoro, del suo valore etico ed economico e della sua capacità di creare dignità. Una distruzione sistematica fatta di spreco di talenti, mortificazione delle competenze, viltà manageriali, miopi convenienze, sospetti e pigri pettegolezzi da corridoi. Così siamo, sono, arrivata fin qui. Qui dove il lavoro si è ridotto a un posto di lavoro e nulla più. Quando anni fa un’amica …

Per chi suona la campana*

Ognuno può suonare senza timore e senza esitazione la nostra campana. Essa ha voce soltanto per un mondo libero, materialmente più fascinoso e spiritualmente più elevato. Suona soltanto per la parte migliore di noi stessi, vibra ogni qualvolta è in gioco il diritto contro la violenza, il debole contro il potente, l’intelligenza contro la forza,  il coraggio contro la rassegnazione, la povertà contro l’egoismo, la saggezza e l’impazienza contro la fretta e l’improvvisazione, la verità contro l’errore, l’amore contro l’indifferenza. Queste parole, di Adriano Olivetti, stanno scritte sul frontespizio del piccolo volume di Edizioni Comunità che ha recentemente rieditato i discorsi agli operai dell’imprenditore italiano. L’ho trovato sul tavolo questa mattina e così ho pensato di usarlo come compagno di viaggio in metropolitana. Era forse dai tempi della mia frequenza alla Facoltà di architettura che non leggevo gli scritti di Adriano Olivetti, ma, come ormai sono convinta, nulla capita a caso. E, in questo deserto di urla, ho ritrovato un’intelligenza pura e coraggiosa. Vi consiglio di leggerlo o di rileggerlo perché, davvero, non ci si …