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Gràcies Pep

Non l’avevo ancora fatto e solo per mancanza di tempo. Ma eccomi qua. La conferenza stampa di addio al Barça di Pep Guardiola l’ho vista in diretta. Prima le scuse (l’incertezza), poi la riconoscenza (la mia casa), quindi il dono (cerco di spiegare come mi sento). Mi sono presa qualche appunto. Perché poteva sembrare strano che un uomo che aveva vinto di tutto cercasse di spiegare la sua debolezza. La sua stanchezza. Il suo deficit di energia. Percepire di non aver più nulla da dare. L’alzarsi la mattina e sentire che aveva bisogno del tempo che non c’era. Aspettare la mattina dopo e accorgersi che era lo stesso. La nostalgia per un calcio che non sia un pazzo circo. Ha sentito il dovere di spiegarlo a tutti, lui. Di condividere una parte di quello spogliatoio che in questo Paese non concede ai veri maschi simili comportamenti. Scusate, non ce la faccio più. Non è colpa di nessuno, solo un limite dell’essere umano. E Pep Guardiola è un essere umano. Che dice che l’importante non sono …

Il pantano

Alla fine anche il calcio è, in Italia, solo una storia italiana. Gol a insaputa degli arbitri, partite vendute, qualche arresto (forse). Ma anche, ed è il migliori dei casi, difesa del pantano. Quando una settimana fa guardavo Milan-Barcellona mi tornavano in mente le parole che una volta mi disse Arrigo Sacchi: «L’ultima volta che l’Italia è andata all’attacco è stato al tempo dei romani. Poi ha sempre giocato in rimessa e avuto paura dell’eccellenza». La riflessione può essere estesa anche al di fuori dell’ambito calcistico. E, d’altra parte, anche il calcio può essere assunto a metafora di questo Paese. Il Milan per pareggiare con il Barcellona non ha usato il bel gioco o il talento, ma ha (semplicemente) impedito che il gioco, e il talento altrui, si liberasse. Pensate a quante volte avete visto mettere in pratica questa strategia nelle Università o nei luoghi di lavoro. La mediocrazia vince in questo modo. Ho usato “vince” non a caso, perché la vittoria ha in sé un suo valore e va riconosciuto. Dico solo che per …

Ibrahimovic e l’educazione

Lo svedese Zlatan Ibrahimović è alto 1 metro e 95. Pesa, leggo, 95 chili (di muscoli). Guadagna piuttosto bene, fa un lavoro che gli piace. Smetterà quando avrà ancora tutta la vita davanti a sé per potersi divertire. Per viaggiare, chessò, aprire e chiudere librerie e ristoranti, ridurre il buco dell’ozono, rimpolpare l’Amazzonia, fare campi da golf nel Sahara, darsi all’ippica. Lancio qualche idea. Ieri sera Zlatan Ibrahimović ha insultato una giornalista di Sky, Vera Spadini, e le ha tirato dietro il suo fermacapelli (perché Ibra ha anche un sacco di capelli): aveva fatto le domande sbagliate. Leggo anche che, ai tempi in cui stava nel Barça, alle croniste spagnole che commettevano lo stesso errore, faceva goliardiche osservazioni sulle sorelle (dal Barça se ne è andato, ci tengo a precisare: non andava d’accordo con Pep Guardiola che probisce ai giocatori di arrivare all’allenamento in Ferrari o Porsche.. tanto per capire) . Resto dell’idea che l’episodio di qualche setimana fa a Milanello , quando scappando in auto, ha colpito una giovane cronista, fosse un errore, anche …

Perché mi piace El Barça

Ma davvero fa così impressione? Anche ieri qualcuno si è sorpreso del mio tifo blaugrana. Mi piace il Barça. Da morire. L’anno scorso, il 29 maggio, il solito gruppo di amiche social-impegnate mi aveva piazzato la prima di uno spettacolo teatrale di un’altra amica comune.. «Non se ne parla nemmeno», ho detto io. «Perché?». «Perché c’è la finale di Champions!». Mi hanno guardata come un’extraterrestre. Eppure, è così. Un po’ di tifo dovrebbero imparare a farlo anche le femmine. È un luogo emotivo generoso di indulgenze e molto incline a un certo permissivismo. Il tifo (ci) perdona. Certo, io scelgo il Barça perché è més que un club. E perché, per dirla tuta, l’appellativo Real non l’ha mai voluto. È un’icona della partecipazione popolare, dello sport concepito come educazione alla vita, del senso del noi che vince sull’individualismo, e il suo presidente se lo elegge per suffragio universale. In fondo, il Barça fa molto di più che vincere. Ed è per questo che piace, a me e ad altre molte donne. Lo guardi e ti …