All posts tagged: cibo del futuro

Mindful eating, il cibo non ha divieti

Si vede che delle diete, lampo, su misura, a giorni alterni o stagionali, ne abbiamo fatto una vera indigestione, se la critica ai “guru del nutrizionismo salutare”, quelli che promettono una sicura e gratificante perdita di peso, arriva da ogni parte. Dopo il manifesto gastro femminista della scrittrice americana Caroline Dooner, che dopo essersi guardata allo specchio e chiesta se avrebbe passato tutta la vita perennemente a dieta, ha deciso di mettere a punto un metodo anti dieta (The F*ck It Diet. Anche basta con la dieta. Mangiare è semplice, Sonzogno); ecco che il coach e terapista Philippe Tahon apre il suo libro Metti a dieta la tua mente (Gribaudo), con una lettera ironica indirizzata a quei dietisti che farebbero la sua fortuna. Tahon è infatti uno dei sostenitori della mindful eating, ovvero di un’alimentazione consapevole che dovrebbe restituire piacevolezza all’atto del mangiare. È facile essere d’accordo con chi sostiene che dal cibo noi siamo ossessionati: seguiamo con ansia l’ultima ricerca sui superfood, scegliamo gli alimenti basandoci sul loro potere nutritivo, pesiamo dai sali minerali …

La carne del futuro sarà biomimetica. E plant based

Quando, un paio di anni fa, Bill Gates assaggiò una delle prime versioni di carne biomimetica, ovvero una carne vegetale capace di ricreare sapore, consistenza ed esperienza sensoriale del tutto simili alla carne vera, disse che quello che stava mangiando non era solo un sostituto intelligente della carne, ma il futuro del cibo. Aveva ancora una volta ragione, il solito Bill, che se la nostra consapevolezza sull’alimentazione salutare aumenta, non cala invece il desiderio di cibarci di carne. E d’altra parte, come sottolinea lo studio di The Good Food Institute, quando dobbiamo scegliere cosa mettere nel piatto, è il palato che comanda e, con una popolazione mondiale che entro il 2050 arriverà a 9,8 miliardi, la domanda di cibo derivato da animali è destinata ad aumentare del 70 per cento. Basta fare due semplici conti per capire che la Terra non reggerà a questa richiesta: «L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite ribadisce che il vero problema del nostro pianeta è l’uso di terra agricola per l’allevamento di animali», dice Sebastiano Cassia Castiglioni (la mia intervista completa …

Barack Obama, la storia va sempre in direzione della giustizia

Al netto del vippume, che c’era e tanto, da Fabio Volo che faceva avanti e indietro a Geppi Cucciari, al codazzo degli chef (da Cracco a Oldani) e dei politici (da Renzi alla Fedeli); facendo finta di non sapere che con un pass extra potevi pure farti un selfie con Lui; e senza mettersi a fare i conti di chi (e quanto) ha pagato davvero e quante erano le sedie vuote, ho deciso di concentrarmi su Barack Obama, il 44esimo presidente degli Stati d’America che si è presentato al The Global Food Innovation Summit di  SeedsandChips per fare una conferenza, e non so quanti chi, prima d’ora, avessero sentito parlare di questo evento (ne parlai qui). In ogni caso, è bastato che entrasse in sala, ringraziasse e salutasse, e il livello medio della platea si è alzato per magia. Non è una considerazione di mera estetica, perché Barack Obama ha parlato per buona parte della conferenza di leadership. Di come costruire una leadership, di come comunicarla, di come attrarre persone. Lui che ha capito cosa fosse la leadership a Chicago …

Primo: non sprecare

«Cosa ho cucinato ieri sera? Un cuore. Ero andata dal mio fornitore di latticini di fiducia che ogni quattro mesi abbatte una vacca di pezzata rossa e ne distribuisce la carne: nessuno vuole il fegato, la trippa o il cuore. Io invece ho preso quello e l’ho semplicemente scottato in padella abbinandolo a fragole calde cotte nel loro succo e fave fresche della nostra campagna». Antonia Klugmann, chef dell’Argine a Vencò, Gorizia, è una delle voci più interessanti del panorama dell’alta cucina. Incanta e stupisce anche quando, a Identità Golose, presenta i nervetti di vitello ricavati da un ginocchio che il macellaio le ha regalato con nespole e caffè. «Dobbiamo imparare a valutare le materie prime al di là del loro prezzo di acquisto. Lo spreco è una delle cose più ineleganti che si possono fare. E sprecare significa soprattutto trattare i prodotti della terra come se fossero oggetti qualunque. Come se non avessero in sé un percorso produttivo e di vita». Pare quasi una febbre comune, tra gli stellati padroni di cucine e palcoscenici, …

Questioni di naso

La qualità e la biodiversità si riconoscono anche dall’odore. La cipolla di Cannara, in Umbria, ha un odore intenso, con sentori erbacei e sulfurei. Lo Strachitunt, lo stracchino lombardo ricco di batteri lattici dalle caratteristiche venature verdi-bluastre causate dalle muffe, ha note prima lattiche, poi metalliche. Mentre l’aroma del Bruss, la crema biancastra di formaggio ovino e caprino tipica del cuneese, rimanda a quello della grappa usata durante la sua preparazione. E poi l’aglio di Sulmona, la colatura di alici di Cetara, il tartufo e, naturalmente, il Puzzone di Moena il cui odore riesce a evocare persino i pascoli, l’erba alpina e la frutta matura. Questi sono solo una parte dei prodotti scelti da Coldiretti per stilare una sorta di mappa della degustazione olfattiva del nostro patrimonio agroalimentare. Del resto, come ci ha insegnato Gordon Shepherd, professore di neurobiologia alla Scuola di Medicina di Yale, l’olfatto governa il sapore per l’80 per cento, tra via retronasale e ortonasale, ovvero che si respiri con il cibo in bocca o senza, ed è quindi uno dei sensi …

Nutraceutica, metà nutrizione, metà farmaceutica

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera 15 maggio 2015] In questi giorni, le prime 10 mila piantine di pomodoro “super bio” del vivaio L’Ortofruttifero di San Giuliano Terme saranno messe in vendita. Un frutto speciale a cui sono stati restituiti i microorganismi benefici che vengono distrutti con l’agricoltura convenzionale, e per questo dotato di qualità superiori per proprietà antiossidanti e contenuto di licopene, fosforo, zinco, potassio e calcio. Manuela Giovannetti, direttore di Nutrafood, il Centro Interdipartimentale di Nutraceutica e Alimentazione per la Salute che ha condotto lo studio nei laboratori dell’Università di Pisa, dice che il successo è proprio questo: «Esser passati dalla ricerca alla produzione». E non è la prima volta. «Con il Caseificio Manciano» continua Giovannetti, «abbiamo prodotto un formaggio a basso contenuto di colesterolo arricchito con grassi funzionali, come il linoleico omega3, alimentando le pecore con semi di lino: il beneficio su soggetti ipercolesterolemici è stato confermato da uno studio dell’Università di Cagliari». E con una domanda sanitaria che rappresenta l’80 per cento della spesa pubblica, si capisce perché la Toscana abbia deciso di investire …

Fast Food (new) Generation

[Pubblicato su Dove aprile 2015] «Da queste parti, non è la paura di sperperare denaro il movente dei delitti di lesa gastronomia, piuttosto la paura di perdere tempo». Era il 1892 e un quasi sconosciuto sociologo che rispondeva al nome Paul de Rousiers descriveva così, nel suo La vie américaine, il rapporto degli yankee con il cibo. Che doveva essere senz’altro nutriente, appetitoso, ma soprattutto fast, veloce. 120 anni più tardi, trascorsi qualche guerra, svariate rivoluzioni sessuali e nel bel mezzo di una delle crisi più forti che sta colpendo il simbolo stesso del fast food McDonald’s, le cose non sono cambiate poi molto. Ritardi qualche minuto a prendere l’ordinazione e ti ritrovi subito un commento infuocato sui social network: solo nella seconda metà del 2014 gli sfoghi sul cattivo servizio finiti on line sono stati 11,6 milioni… Così, anche se cominci a offrire ingredienti selezionali e biologici, se i tuoi menu rispettano la stagionalità e hanno materie prime fresche, se i prezzi sono equi e le bevande meno zuccherate, devi essere rapido. E pure …

Foodprint. Un piatto salato?

Tutti a gridare che la rivoluzione delle stampanti 3D per il cibo sarebbe arrivata alla fine di quest’anno. Ma alla fine del 2014 ci siamo e ancora poco si tocca con mano di quell’entusiasmo e utilità per il foodprint. Il crowdfunding per la produzione di Candy, la stampante 3D accessibile, secondo i progettisti di Adventure, anche alla casalinga di Voghera con un costo di 499 dollari, scadrà il prossimo 19 settembre, ma sulla piattaforma di Kickstarter, la cifra raccolta è ancora meno di un terzo. Più realistico, pare, l’arrivo sul mercato (si fa per dire) della Foudini di Natural Machine, capace di trasformare ogni sorta di ingredienti naturali nella forma che più piace: polpa di mele alla forma di ravioli, spinaci trasformati in dinosauri e altro ancora… Se proprio volete essere acquistarla, con tanto di download delle ricette Foodini, basta andare sul sito e lasciare i propri dati: pare che le persone che hanno lasciato mille e 300 dollari di anticipo per essere i primi fortunati siano qualche centinaio. Anche ChefJet di 3DSystem dovrebbe essere finalmente …

Il ristorante piace micro

[Articolo pubblicato su Lei Foodie il 28 aprile 2014] Un investimento medio di 120 mila euro, tanta passione e un certo intuito imprenditoriale. L’idea, invece, arriva da New York, dove i micro-ristoranti a micro-menu (una o due specialità al massimo) stanno registrando un successo di clienti e di fatturato. Pochi metri quadrati con cucine a incastro e tavoli per pochi, quando non un’unica vetrata con tavolino all’esterno (il resto in piedi o take away), che stanno diventando il posto preferito per la pausa pranzo o lo spuntino veloce prima e dopo un cinema. «Il modello americano è perfetto anche per il nostro Paese» dice Lucio Miranda, presidente di Export Usa. «E in effetti, qualche esempio, dai panzerotti alla polenta, esiste già. Il fatto è che la cucina italiana si presta molto a questo modello di business per la ristorazione: basta avere una base, semplice come la pasta o le piadine, che può essere cucinata in modi differenti». Il segreto però, è ovviamente essere originali. E mescolare la cultura gastronomica locale con una certa dose di …

Il mondo in un cucchiaio

[Articolo pubblicato sulla mia pagina autore di LeiFoodie] Lo sapevate che un formaggio ha un sapore più salato se assaggiato da un coltello invece che da una forchetta? E che un cucchiaino bianco e leggero fa percepire uno yogurt più denso e ricco? Provate poi a prendere una crema con diversi cucchiai placcati argento, oro, acciaio, o rame: scoprirete che anche il materiale, oltre al colore e alla forma, hanno il potere di modificare la percezione del sapore e quindi, l’esperienza stessa del mangiare. A dirlo, sono diverse ricerche del Dipartimento di Experimental Psychology dell’Università di Oxford diretto da Charles Spence, già sperimentatore e promotore della sinestesia legata al cibo, ovvero a quel vissuto che più frequentemente contamina sensi e percezioni diverse. Un esempio? La famosa Heinz Beanz ha chiesto al duo terribile dell’eating design britannico Bompas&Parr, una consulenza per il lancio dei suoi fagioli in scatola, e loro, per esaltare i nuovi sapori, hanno pensato bene di servirli con dei cucchiaini musicali: i suoni della tipica Punjabi Bhangra per la versione speziata, echi mediterranei per quella con aglio, e una melodia di percussioni su tamburelli e lattine per gli …