All posts tagged: IODonna/CorrieredellaSera

Prendiamoci le misure. Il nuovo body empowerment

Le prime a cui presero sistematicamente le misure, dalla larghezza delle spalle alla circonferenza della coscia, dal giro gomito all’altezza della caviglia, furono le 15mila donne americane che nel 1939 furono “arruolate” da una commissione governativa per ricavare dimensioni standard in base a peso, altezza, petto, vita e fianchi. Il peso ci fu in seguito risparmiato (le signore non erano disposte a divulgare informazioni sensibili), ma il fatto che fossero solo bianche, per lo più povere (la misurazione era retribuita), spesso malnutrite, e che il modello a cui si tendeva era ancora quello “a clessidra” nonostante ormai rappresentasse solo l’8 per cento della popolazione femminile adulta, rese questo tentativo di definizione di taglie universali alquanto impreciso. Va detto che i signori maschi, loro sì bisognosi di un gran numero di uniformi utili ad affrontare adeguatamente vestiti le guerre (napoleoniche, di Crimea e la civile americana), furono i primi ad avere, in nord America e in Europa e già alla fine del 1800, giacche e pantaloni con misure standard e prodotti in serie. Quanto alle donne, …

La filantropia e una nuova idea di mondo. Al femminile

Come sempre, è una questione di soldi. E nel caso servisse ricordarlo, per il 90 per cento, secondo le stime della ricchezza mondiale fatte da Wealth-X, sono in mano agli uomini. Ci vorrà tempo, ma cambierà. Negli Stati Uniti, per esempio, visto il destino di molte eredità, nei prossimi 20 anni si prevede un passaggio notevole di patrimoni privati alle donne, che così saranno nelle condizioni di tirare definitivamente le redini della filantropia. Definitivamente, perché già oggi, nonostante l’iniqua distribuzione, le donne investono di più in settori come cultura, arte, salute, ambiente e servizi sociali. «Non possiamo paragonare ricchezza e cultura americane con le italiane» dice Paola Pierri, consulente per aziende, famiglie e fondazioni su filantropia e finanza sociale. «Dovremmo considerare che in Italia la redistribuzione si fa attraverso la fiscalità generale, e c’è da esserne contenti, visto che pagare le tasse ci mette al sicuro dal capriccio dei ricchi. È altrettanto vero però, che la nostra filantropia sta evolvendo, con realtà che operano nel settore benefico in modo professionale e non spontaneistico. Cambiamento accolto per …

Sostenibilità. Ditelo con un fiore, anzi uno slow flower

Vi siete mai chiesti da dove vengono i fiori che avete sistemato nel vaso in ingresso? La strada che hanno fatto rose o peonie prima di finire nel solito chiosco all’angolo da cui vi rifornite? Perché ormai sappiamo tutto sull’origine dei grani del nostro pane, di come sono allevati polli e salmoni, e a ragione vogliamo conoscere chi cuce, e dove, i nostri abiti, ma dei fiori, di quello scampolo profumato di natura che durante il lockdown, tutti ad abbellire balconi e giardini, ha registrato una rigogliosa rinascita, sui fiori appunto, nulla. Eppure, dovremmo sapere che quei boccioli perfetti che la stessa Emily Dickinson scriveva fossero più celesti che terreni, nel 90 per cento dei casi hanno viaggiato fino a trentasei ore, sono stati conservati in celle frigorifere per giorni, e infine trattati con agenti chimici per bloccarne lo sviluppo. Senza menzionare l’acqua sottratta all’agricoltura in Paesi come il Kenya o Etiopia, già sofferenti di siccità endemica, o lo sfruttamento di donne e bambini… Ammettiamolo, raccontata così, anche il più innocuo dei mazzolini perde tutta …

Nuova filantropia: la rivoluzione generosa

«Gentilissimo operatore, la ringrazio molto per quello che ha fatto. Per lei è lavoro, ma per una donna di 90 anni come me, vedere persone che svolgono il lavoro con gentilezza è davvero apprezzabile, e io l’ho apprezzato molto…. Come il sale rende più gradevole un buon piatto, così le persone gentili rendono più piacevole la giornata di una persona sola, lei lo ha fatto con me, e sono sicura con altri». Concetta P. aspettava Ugo, l’operatore, ogni giorno verso l’ora di pranzo. Lui saliva con l’ascensore, le lasciava il pasto davanti l’ingresso, ma invece di andarsene subito, si tratteneva a fare due chiacchere con quell’anziana signora che lo guardava dallo spiraglio della porta a distanza di sicurezza. Quando Concetta ha ripreso a uscire, ha mandato a quel volontario di 53 anni del Gruppo L’Impronta che per settimane, ogni giorno, si è presentato davanti la sua porta, questa lettera. Era per dire grazie. Grazie a chi, con l’iniziativa Il Dono di un Pasto a Casa, solo nel mese di dicembre ha consegnato a Milano più …

Educazione sessuale. Questa sconosciuta

C’era un tempo in cui infilare un preservativo su una banana per parlare di sesso con i ragazzi ci avrebbe fatto meritare l’oscar del permissivismo. E forse anche oggi, in un Paese che soffre di atavica pudicizia e che latita quando si tratta di parlare di educazione sessuale nelle scuole, qualche punto lo guadagneremmo ancora, se non che, cosa che avremmo imparato anche solo spiando i nostri adolescenti mentre guardavano serie tv come Sex Education, questo genere di contenuti sembra aver fatto il suo tempo. Max Bauer, Silvan Hämmerli e Brigitte Leeners, tre ricercatori del dipartimento di endocrinologia riproduttiva dell’Università di Zurigo per esempio, dopo uno studio su due mila e 500 adolescenti tra gli 11 e i 19 anni, hanno concluso che indottrinamenti su salute e anatomia non rispondono più alle curiosità dei giovanissimi. Meglio mettere sul tavolo temi caldi come preferenze sessuali (posizioni e fantasie comprese), benessere mestruale, tipologie di orgasmo, sesso orale, pornografia e, in conformità a una generazione cresciuta a #metoo e famiglie arcobaleno, gestione del consenso e diversi orientamenti e identità di genere. …

Adolescenti. La prima volta che…

Sia detto ai genitori ansiosi: mettetevi il cuore in pace, sono molti gli studi che dicono che l’età media del primo rapporto sessuale è di 15 anni e mezzo e, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non c’è differenza significativa tra maschi e femmine. Lo ribadisce anche un nuovo libro curato da Emanuela Confalonieri, docente di psicologia dello sviluppo all’Università Cattolica di Milano (Love Skills in adolescenza, Franco Angeli), con cui ho chiacchierato per saperne di più su adolescenti italiani e relazioni sentimentali in occasione del mio articolo per IODonna. Alcune cose dette si leggono nell’articolo pubblicato sul settimanale, altre, per le solite ragioni di “taglio e cucito”, le ho riportate qui. Buona lettura. Mi è sembrato interessante presentare la relazione affettiva e sessuale degli adolescenti come palestra sociale. Un modo per conoscere e accettare il proprio corpo ma anche per conseguire competenze, autonomia e autostima… Le relazioni fra adolescenti hanno sempre avuto questa funzione, ma l’anticipazione del debutto sessuale negli ultimi 20 anni ha spinto a guardare in modo più approfondito il fenomeno, …

Making of Love. Vi insegnamo come parlare di sesso agli adolescenti

Enrica Cortese e  Claudio Pauri sono due dei Molesti (gli altri sono Annalisa Cereghino, Matilde Cerlini, Piper Cusmano, Matteo Mori, Lorenzo Rossi e Filippo Sabarino ), un gruppo di ventenni che vorrebbero parlare di sesso senza la censura applicata dal governo, dagli insegnanti e dagli adulti in genere. Loro si sono conosciuti partecipando al progetto Making of Love, dal quale è nato il documentario omonimo diretto da Lucio Basadonne e Anna Pollio, io invece li ho incontrati in occasione della mia inchiesta per IODonna. Dopo il loro libro Making of Love (Fabbri ed) in libreria da ottobre, il 5 novembre al cinema Beltrade esce il film (Edoné. La sindrome di Eva). Questa è la nostra intervista integrale. Avete stilato una sorta di manifesto per una nuova educazione sessuale. Di cosa si tratta? L’intento principale è quello di aprire un dibattito sulla sessualità e il piacere nei licei italiani. Non quindi delle lezioni frontali sul sesso, ma cominciare a costruire un nuovo sguardo sul racconto stesso della nostra intimità. Questo significa che oltre gli aspetti che riguardano i …

Quella muta eloquenza dei materiali Montessori

Cosa dovremmo tenerci stretto del lascito di Maria Montessori? Mettiamo che dovessimo scegliere, che sarebbe già un lusso, tra le tante lezioni che ci ha lasciato la scienziata italiana, quale sarebbe quella utile ancora oggi, anzi soprattutto oggi che il tema “scuola” sembra prioritario? Questo è stato lo spirito con cui è nata l’inchiesta pubblicata su IODonna il 22 agosto, e nelle mie conversazioni non poteva mancare il presidente dell’Opera Nazionale Montessori, l’ente che sostiene sotto il profilo metodologico tutte le scuole che adottano il metodo Montessori, Benedetto Scoppola. Quello che ci siamo detti al telefono in un pomeriggio di metà luglio  è stato riassunto per ragioni giornalistiche sul settimanale del Corriere della Sera. Questa invece è l’intervista integrale. Se dovesse scegliere un principio montessoriano, quale sceglierebbe?  Sceglierei il fatto di rendere il bambino protagonista di quello che fa attraverso materiali ben pensati e su cui il bambino può fare delle scoperte. C’è un ossimoro che spiega tutto questo ed è “la muta eloquenza del materiale”. E ci dice del fatto che se un materiale …