All posts tagged: montagna

Migrazioni Verticali. La prima su ClubHouse

Su ClubHouse, il nuovo social di cui tutti parlano, non si può registrare (sarebbe meglio usare il condizionale ma vabbè), ma disperdere certe parole al vento, almeno per me, è uno spreco. Tanto più se queste parole sono su una (mia amata) montagna che si pone come un laboratorio di un’altra economia possibile, fatta di imprese giovani e innovative capaci di rivitalizzare un territorio, dal turismo all’agricoltura, ma anche il luogo dove più di ogni altro si deve vincere la sfida più importante: quella della sostenibilità. MigrazioniVerticali™ ha debuttato nella stanza che tengo su ClubHouse insieme a Guendalina Perelli CITTADIN@ NEL MONDO. Nuovi modi di viaggiare, vivere, lavorare, abitare. Una ‘stanza’ che si propone di raccontare come “stare al mondo” in modo ethically minded, e in cui la montagna e le migrazioni verticali, non potevano non avere un posto speciale. Ma è proprio per contribuire a una cultura del vivere il territorio in modo più consapevole e umanamente ricco (ricordo il mio pensiero su identità persone e turismo) che desidero che delle parole di alcuni tra …

Cosa resta del turismo in un mondo immobile? Forse, le persone

In questi miei primi tre giorni in ClubHouse mi sono concentrata sulle stanze dedicate al turismo. Praticamente, un esercizio di futurologia, essendo, tra i tutti settori investiti da questa incertezza radicale, quello più colpito e per cui,  qualunque cosa si dica, a parte i dati, si deve necessariamente iniziare con se, ma, forse… Eppure, gli interventi sono stati interessanti (quelli organizzati da Roberta Milano per esempio), e specchio di un settore che sta facendo ogni sforzo per trovare una via di uscita da quello che sembra un vicolo buio e cieco. Parlare o scrivere di turismo, quando di turismo praticamente non ce n’è, è un esercizio disperato. Chi sta nelle redazioni dei magazine di viaggi, gli stessi in cui io sono stata per anni, mi racconta delle difficoltà organizzative per portare a casa un reportage, decidere le mete… Tutti d’altra parte lamentiamo di essere “immobili” da mesi e mesi. Volendo aggiungere un aneddoto personale, l’altro giorno, ho letto del progetto del Reina Sofia sul Rethinking Guernica che permette di vedere tutti i dettagli del capolavoro …

Bivacchi alpini: l’ultima frontiera dell’accoglienza in alta quota

È un’architettura estrema, ridotta al minimo eppure resistente a condizioni meteorologiche limite, sbalzi di temperatura radicali, neve e terreni accidentati, quella dei bivacchi di alpini. Un’architettura elementare, che riconduce alla necessità primordiale dell’essere umano di proteggersi dalla natura. «Ci sono i bivacchi storici che resistono, come la capanna Resegotti, a 3624 m. sulla Punta Parrot, a dominare l’alta Val Sesia, ma negli ultimi anni, anche per la necessaria sostituzione di alcuni ormai inagibili, sono molti gli architetti che si sono confrontati con l’existenz minimum, uno spazio minimo a misura d’Uomo, a metà tra esercizio stilistico e pratica ingegneristica in quota» dice Aldo Faleri, docente di Design Alpino alla Scuola di Design del Politecnico di Milano e curatore di mostre e incontri sul tema. Senza fuochi, senza acqua, senza i confort a cui ci hanno abituato i classici rifugi, il bivacco è anche l’occasione per sperimentare nuovi moduli abitativi prefabbricati. Ad aprire questa via Stefano Testa e Luca Gentilcore di LEAPfactory (Living Ecological Alpine Pod) con l’ormai noto bivacco Gervasutti sul Monte Bianco, una sorta di …

Valsesia: rafting ed ecomusei

Ai piedi del Monte Rosa, ma lontano dai luoghi comuni del turismo estivo del Monte Rosa. Si potrebbe riassumere così, il senso della Valsesia. Che pure offre angoli autentici di relax e divertimento in un territorio dominato dall’antica cultura Walser. Alagna, Riva Valdobbia, Rassa, Rima, Rimella e Mollia, sono solo alcuni dei paesini in cui le case, interamente in legno, i tetti in pietra, i balconi a graticci, raccontano di un popolo che è riuscito a vivere dove nessuno, prima di loro, aveva pensato di stabilirsi. Il cuore, almeno emotivo, della zona è il Sacro Monte di Varallo, la “Nuova Gerusalemme” voluta dal frate francescano Bernardino Caimi per avere una sorta di Terra Santa montana. Da Alagna Valsesia dista una cinquantina di minuti, ma una gita è consigliata anche perché da qui si ha una vista, non solo su Varallo, da cui si sale con una passeggiata di una ventina di minuti, ma su tutta la valle. Da qualche tempo poi, l’Associazione Culturale Guide Turistiche del Sacro Monte, organizza visite teatralizzate, in costume tipico e …

Alpbachtal: dove tutto è più verde

Dicono che sia il più bel paese dell’Austria. Infiniti prati verdi, casette di legno linde e fiorite, un cielo dipinto. La montagna perfetta insomma, e di questo bisogna ringraziare la lungimiranza delle amministrazioni che fino al 1953 imposero l’obbligo di costruire gli edifici solo in legno. L’isolamento dalle altre valli fino gli anni Venti aveva fatto il resto, ma ancora oggi, se non fosse per il Forum Europeo che ogni anno a fine estate chiama grandi nomi a parlare di politica, economica, finanza, salute e tecnologia, Alpbach sarebbe un idillio bucolico riservato a pochi. Superare il confine e arrivare nell’Alpbachtal Seeland, tra le alpi di Kitzbühel e le montagne del Rofangebirge, richiede è vero un po’ di tempo, ma, una volta scesi dall’auto, si capirà subito che ne è valsa la pena. E se poi si sale a Lauserland prendendo la funivia di Wiedersbergerhornbahn, ci si accorgerà che il paradiso è soprattutto per i più piccoli, quelli più vivaci soprattutto, soprannominati “lauser” appunto, che qui trovano quaranta postazioni tra parchi acrobatici con funi, torri, tunnel, …

Val Sarentino: due passi nelle favole

La leggenda racconta che i laghetti Urlelockn erano incantati. Incantati come un po’ tutti i laghetti di montagna, che imprigionano le nuvole bianche che corrono nel cielo blu, ma quando si giunge fin lì, sull’alpe di Sunnolm, e ci si arrampica sulla libellula gigante, sembra di rivivere l’avventura. I magici specchi d’acqua sono una delle tappe del sentiero didattico naturalistico dell’Urlesteig. Una camminata in quota che permette di godere di tutte le cime dell’Alto Adige perché dalle vette della val Sarentino, il cuore della regione, il panorama va dalle alpi dello Zillertal, alle Dolomiti, al Sassolungo e Sassopiatto, fino ai ghiacciai dell’Ortles. Per arrivare, si prende la cabinovia a San Martino fino a Pichlberg per poi dirigersi, accompagnati da animali intagliati nel legno, verso la malga Pfnatsch: manovrare ruote idrauliche, attraversare specchi d’acqua su zattere, attraversare piccoli torrenti è solo l’inizio dell’avventura. Che prosegue a Sunnolm, appunto, e poi alla malga Getrum, tra labirinti di pino mugo, giochi di equilibrio, vie ferrate a misura di bambino, e punti panoramici per osservare, con telescopio, taccole alpine, …

La montagna è giovane

Se per una salita in motoslitta con temperature polari al Mountain Dining Jora di Markus Holzer a San Candido per una serata gourmet si deve prenotare con settimane di anticipo, significa davvero che il rifugio in alta quota tutto polenta e salsiccia ha fatto il suo tempo. Un sospetto confermato dalla pioggia di stelle Michelin che continua a colpire l’arco alpino, con le tre ultime assegnate allo chef filosofo Norbert Niederkofler del St. Hubertus, passando per La Siriola sempre a San Cassiano, il Laite di Sappada o il La Clusaz di Gignod. Ma ce n’è per tutti i gusti, perché alla fine, purché si esalti il buon cibo anche tra ciaspole e sci, si trova sempre il tempo di organizzare eventi gastronomici di ogni sorta, dall’etico, e ormai noto, Care’s in Alta Badia fino alla prima edizione a Courmayeur di Taste, format che sembrava nato solo per metropoli come Milano e Roma. Questa è però solo la punta più scintillante dell’iceberg della montagna gourmet. Che il cibo è una cosa seria, e sempre legato a …

Andrea Bianchi: il silenzio dei passi

Ho intervistato Andrea Bianchi per un articolo pubblicato su Dove (Wilderness). Aveva appena pubblicato Il silenzio dei passi e stare a piedi nudi nella sabbia, nel bosco o nella neve, mi sembrava un bel modo per raccontare la wilderness. Ecco qui l’intervista integrale. Quando hai cominciato e perché a camminare a piedi nudi? È cominciato tutto per caso durante una camminata in montagna con la mia bambina. Lei si è tolta le scarpe, e io, che già indossavo delle scarpette minimali, ho provato a fare qualche metro scalzo. Sono bastati dieci minuti per farmi capire che in quell’esperienza c’era di più dell’aspetto meccanico. Ho poi continuato a camminare scalzo a casa e in giardino, e i “passi nudi” sono diventati per me una sorta di ricerca personale e interiore. Un modo per stare in contatto con me stesso attraverso il contatto con la natura. Ti sei anche documentato su quello che scoprivi? Certo. Nel mondo anglosassone di barefoot hiking si parla molto e se ne scrive, altra tradizione è quella tedesca che prevede percorsi ad hoc… Io preferisco compiere a piedi nudi dei sentieri naturali, anche quelli che all’inizio sembrano impensabili, …

L’estate del Villaggio

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera del 22 maggio 2015] Negli anni Sessanta era il Villaggio voluto da Enrico Mattei per i dipendenti Eni. Ma era anche il tentativo di costruire un luogo nuovo di socialità e comunità, ed è stato, negli anni dell’abbandono, meta di pellegrinaggio di architetti perché, questi oltre 100 mila metri quadri sopra Borca di Cadore, con più di 250 ville, due alberghi, una colonia e un campeggio, sono uno degli esempi più alti di architettura alpina. A firmarla fu Edoardo Gellner, famoso per le Olimpiadi Invernali del 1956 e che nella chiesa collaborò con Carlo Scarpa. Ma, come dice Gianluca d’Incà Levis, curatore di Dolomiti Contemporanee e Progetto Borca «L’architettura non serve per essere contemplata, ma vissuta». Così, sarà lo stesso Levis a fare da guida durante la visita del 16 maggio, la prima della stagione. Poi le aperture saranno comunicate su progettoborca.net fino a luglio, quando il sito sarà mostrato ogni week end. «La colonia è il vero oggetto della rigenerazione. Gli artisti vi lavorano utilizzando “parti” del luogo: dalle coperte di …

Architetture alpine. Un libro tour

Sono sempre stata un’esteta delle altitudini. Naturali e artificiali. Non poche volte mi hanno sorpreso incantata davanti a certe linde architetture residenziali di Sils Maria, Surlej o Scuol. Una volta, a Sils Baselgia, una signora è uscita in giardino per chiedermi il perché stessi da dieci minuti fissata su un particolare della grande vetrata. Perché è bella, le risposi. E lei mi ringraziò. L’architettura alpina ha sempre un grado di purezza in più. Sarà per la luce cristallina, i tagli, l’ossigeno che la trafigge, ma riesce sempre a godere di una materica aristocrazia degli spazi. E sarà anche perché spesso si tratta di rifugi del corpo e dell’anima, non di abitazioni che ci accolgono dopo giornate di lavoro, e lo spazio dell’otium ha di per sé una sacralità che di solito non si riserva a un edificio semplicemente residenziale. Claudia Miller e Hannes Bäuerle sono due architetti di interni che hanno, a quanto pare, la mia stessa passione: l’architettura in montagna. Ne hanno fatto un bel libro, Alpine Retreats, il cui pregio maggiore è forse quello di rendere evidente come, nelle altitudini, l’architettura moderna e …