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#conclave

La memoria mi tradirà, ma non ricordo un #conclave così multimediatico. Sono giorni che l’hashtag è tra i TT di Twitter. Il semplice volo dell’elicottero bianco che portava Papa Benedetto XVI dal Vaticano a Castel Gandolfo è stato mandato in mondovisione e seguito da milioni e milioni di persone. Anche Artribune ne ha fatto una colta dissertazione. E oggi il nuovo Papa si vota anche on line. Eppure di problemi seri, dentro e fuori confine, ce ne sono. In questo rimbalzare caotico di notizie non è chiaro se siamo più noi (fuori dal #conclave) o loro (dentro il #conclave) quelli maggiormente asserviti a una cultura cattomediatica. In ogni caso, i tempi sono questi e mi piace pensare che nemmeno la Chiesa se ne può sottrarre. Alcuni giorni fa Ingenere ha fatto un’interessante intervista alla teologa Marinella Perroni in cui si domandava se si era prossimi alla fine del patriarcato nella Chiesa. Certo che no, ma qualche scalfitura è stata fatta. Le francesi cattoliche del Comité de la jupe invece, che vista la lontananza soffrono meno …

Ildegarda di Bingen

Ho ricevuto in regalo il libro di Ildegarda di Bingen dal papà di un compagno di scuola di mio figlio. Dovevo quindi leggerlo, e vincere una mia certa resistenza alla vita delle sante. Ildegarda sarà infatti proclamata dottore della Chiesa il prossimo 7 ottobre da papa Benedetto XVI e l’editore, Sonzogno, ha già pubblicato il sequel del primo volume sulla sua vita, La Sognatrice. Ildegarda forse è l’esatto contrario di Ipazia. Le regole non le sovverte, non le discute, ma si incarnano nel suo stesso corpo, mentre la sottomissione al volere altrui, sia esso dettato dalla famiglia o imposto dalle regole della Chiesa medioevale, diventa, perchè in effetti “è”, il suo stesso destino. E infatti Ildegarda non è martire, ma Santa (il 17 settembre). È bene ricordarlo. Certo rimodella, piega e in alcuni casi rivoluziona, le immobili consuetudini del convento di Disibodenberg, in cui fece entrare, e restare, un gruppo di donne, ma lo fa in virtù delle sue visioni e non certo per sua razionale volontà. Ovvero, lei si permette di chiedere solo perché …

la sacra famiglia

L’avrete vista anche voi. Sui quotidiani, magazine e televisioni: è la nuova pubblicità di Famiglia Cristiana. O, per farla breve, la nuova pubblicità sulla Famiglia. Sempre con la “F” maiuscola naturalmente, e sempre composta da madre, padre e due figli di cui uno piccolo da tenere in braccio. Questa famiglia, e solo questa, salverà l’Italia, poiché, è «L’unica istituzione che ancora tiene», lo dicono loro. Ora, io non vorrei rompere le solite uova nel paniere, ma, se questa è la premessa, se la nostra salvezza è affidata a questo quartetto delle meraviglie, comincio a capire il perché siam messi così male. Considerato il calo vertiginoso del numero di matrimoni (dati Istat), e comunque, di quelli che si sposano, un terzo si separa e chi può divorzia; considerato la media figli ben al di sotto dei due angeli rappresentati; e considerato la permanenza ben oltre i trentanni in casa con i genitori. Poi ci sono le coppie senza figli, le mamme senza marito, i papà senza mogli, le famiglie omosessuali e quelle composite. Ecco, sarà forse …

i giorni della memoria

Domani, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria. Così mi è venuto in mente di saper qualcosa di più sul ruolo della donna nella cultura e nella religione ebraiche. Mi ha sempre incuriosito il fatto che l’appartenenza a questo popolo si tramandasse per via femminile e non maschile. Se uno nasce da madre ebrea lo è, altrimenti no: è la matrilinearità. Ho parlato con Moria Maknouz, coordinatrice di Revivim, corsi di formazione e cultura ebraica di Milano. Mi ha colpito il fatto che, al contrario di quello che si possa pensare, la religione e la cultura ebraiche sono, per così dire, femministe. Certo la Torah è scritta al maschile, così come i precetti e i riti da osservare, ma questo non significa che la donna sia meno importante, tutt’altro. Si tratta, come mi ha spiegato Moria, non di una questione d’importanza, bensì di priorità. Alla donna sono infatti riservate competenze specifiche come la guida della famiglia e l’educazione dei figli. In pratica, una totale responsabilità sulle nuove generazioni che solleva la donna persino dalla rigida …