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Prendiamoci le misure. Il nuovo body empowerment

Le prime a cui presero sistematicamente le misure, dalla larghezza delle spalle alla circonferenza della coscia, dal giro gomito all’altezza della caviglia, furono le 15mila donne americane che nel 1939 furono “arruolate” da una commissione governativa per ricavare dimensioni standard in base a peso, altezza, petto, vita e fianchi. Il peso ci fu in seguito risparmiato (le signore non erano disposte a divulgare informazioni sensibili), ma il fatto che fossero solo bianche, per lo più povere (la misurazione era retribuita), spesso malnutrite, e che il modello a cui si tendeva era ancora quello “a clessidra” nonostante ormai rappresentasse solo l’8 per cento della popolazione femminile adulta, rese questo tentativo di definizione di taglie universali alquanto impreciso. Va detto che i signori maschi, loro sì bisognosi di un gran numero di uniformi utili ad affrontare adeguatamente vestiti le guerre (napoleoniche, di Crimea e la civile americana), furono i primi ad avere, in nord America e in Europa e già alla fine del 1800, giacche e pantaloni con misure standard e prodotti in serie. Quanto alle donne, …

Sostenibilità. Ditelo con un fiore, anzi uno slow flower

Vi siete mai chiesti da dove vengono i fiori che avete sistemato nel vaso in ingresso? La strada che hanno fatto rose o peonie prima di finire nel solito chiosco all’angolo da cui vi rifornite? Perché ormai sappiamo tutto sull’origine dei grani del nostro pane, di come sono allevati polli e salmoni, e a ragione vogliamo conoscere chi cuce, e dove, i nostri abiti, ma dei fiori, di quello scampolo profumato di natura che durante il lockdown, tutti ad abbellire balconi e giardini, ha registrato una rigogliosa rinascita, sui fiori appunto, nulla. Eppure, dovremmo sapere che quei boccioli perfetti che la stessa Emily Dickinson scriveva fossero più celesti che terreni, nel 90 per cento dei casi hanno viaggiato fino a trentasei ore, sono stati conservati in celle frigorifere per giorni, e infine trattati con agenti chimici per bloccarne lo sviluppo. Senza menzionare l’acqua sottratta all’agricoltura in Paesi come il Kenya o Etiopia, già sofferenti di siccità endemica, o lo sfruttamento di donne e bambini… Ammettiamolo, raccontata così, anche il più innocuo dei mazzolini perde tutta …